La nuova legge ambientale post Brexit della Gran Bretagna: «Una visione per un futuro più green»

 

Presentando la proposta di legge ambientale post-Brexit del governo conservatore britannico la segretaria (ministro) per l’ambiente Theresa Villiers ha detto che «il nostro prezioso ambiente naturale sarà meglio protetto per le generazioni future con l’introduzione odierna (giovedì 30 gennaio) di una legge ambientale di vasta portata.

Il rapido ritorno del disegno di legge in Parlamento a seguito delle elezioni generali sottolinea l’impegno del governo nella lotta ai cambiamenti climatici e nella protezione e nel ripristino del nostro ambiente naturale per le generazioni future».

In effetti, confrontando l’Environmental Bill del governo Boris Johnson con le (non) proposte della destra italiana che ha esultato per la Brexit e per la vittoria dei conservatori viene da piangere.

Ma questa proposta di legge è anche sideralmente distante da quel che sta combinando e dicendo un altro grande amico di Johnson e ispiratore della neodestra italica: il presidente Usa Donald Trump

La Villiers sottolinea in un comunicato che «per la prima volta, la proposta di legge rafforzata creerà nuovi poteri per fermare le esportazioni di rifiuti di plastica inquinanti verso i Paesi in via di sviluppo, il che potrebbe impedire che i rifiuti nocivi vengano spediti fuori dalla nostra vista, rafforzando al contempo il sistema di riciclaggio interno del Regno Unito.

La lotta contro l’inquinamento da plastica è solo un esempio di dove i nostri impegni per l’ambiente andranno oltre il livello di ambizione dell’UE e – liberandoci dalle future modifiche alle leggi dell’Ue – saremo in grado di aprire la strada in patria e all’estero per dare un cambiamento ambientale globale».

Secondo Roger Harrabin, analista ambientale della BBC, «gli ultimi dati commerciali mostrano che nel 218 circa 356.233 tonnellate di rifiuti di plastica sono state inviate per il riciclaggio dal Regno Unito ai Paesi in via di sviluppo.

La plastica viene spesso scaricata nei corsi d’acqua.

Questo ha portato molti Paesi in via di sviluppo a rimandare indietro i rifiuti a Paesi ricchi».

Inoltre, la nuova proposta di legge ambientale stabilisce che le imprese che producono imballaggi devono assumersi maggiori responsabilità per i prodotti e i materiali che immettono sul mercato.

Gli ambientalisti sostengono che, prima di tutto, il disegno di legge dovrebbe includere anche misure per ridurre la quantità di plastica prodotta e Friends of the Earth Uk fa notare che «vietare di esportare i rifiuti di plastica nei Paesi in via di sviluppo non risolverebbe il problema in quanto dei Paesi non in via di sviluppo, come la Turchia e la Polonia, ospitano discariche mal regolamentate che ricevono plastica e altri rifiuti dal Regno Unito».

La Villiers fa notare che il nuovo disegno di legge «trasforma il modo in cui gestiamo i nostri rifiuti: attraverso poteri che ci consentono di richiedere ai produttori una maggiore responsabilità per i prodotti e i materiali che immettono sul mercato, anche quando diventano rifiuti, introducendo un approccio coerente al riciclaggio, affrontando la criminalità dei rifiuti, creando poteri per introdurre sistemi di resa dei depositi delle bottiglie e per disporre di un’applicazione più efficace della normativa sui rifiuti».

Presentando quello che ha definito il rivoluzionario Environmental Bill, la Villiers ha detto: «Siamo di fronte al cambiamento climatico e il nostro prezioso ambiente naturale è minacciato. Dobbiamo agire con decisione.

Mentre lasciamo l’Ue, abbiamo deciso di essere un leader mondiale per l’ambiente e la legge sull’ambiente è una parte cruciale per raggiungere questo obiettivo. 

Stabilisce uno standard di riferimento per migliorare la qualità dell’aria, proteggere la natura, aumentare il riciclaggio e ridurre i rifiuti di plastica. Questo si baserà sul solido track record del Regno Unito come prima grande economia impegnata a raggiungere emissioni net zero entro il 2050 e porterà a ulteriori azioni in questo super anno per l’ambiente, che culminerà nel Regno Unito con benvenuto al mondo alla Conferenza COP26 dell’UN Climate Change a novembre a Glasgow.

Un’altra novità è l’istituzione del nuovo Office for Environmental Protection (OEP) indipendente che avrà il compito di esaminare le politiche e le leggi in materia di ambiente e il loro rispetto e congruità che finora svolgeva l’Unione europea»

La Villiers assicura che «i poteri dell’ufficio copriranno tutta la legislazione sui cambiamenti climatici e riterranno il governo responsabile del suo impegno a raggiungere le emissioni net zero entro il 2050.

Questa ambizione sarà implementata sostenendo soluzioni basate sulla natura, contribuendo a dimostrare il nostro impegno nella lotta ai cambiamenti climatici».

Ma in realtà l’OEP non avrà il potere di multare il governo avviando procedure di infrazione come accade nell’Ue e i suoi membri saranno nominati dai ministri.

Per questo in diversi mettono già in dubbio la sua “indipendenza”.

Kierra Box, di Friends of the Earth Uk ha commentato: «Se il governo vuole mostrare una leadership globale nella protezione del nostro ambiente, nella legge ambientale deve stabilire garanzie legali per garantire che le eco-leggi esistenti non vengano nel mondo post Brexit. 

Questo Bill non offre tale garanzia.

Un watchdog ambientale è essenziale, ma sarà inutile senza le risorse, l’indipendenza e le zanne chiedere conto alle imprese e al governo.

Le misure per arginare la marea dell’inquinamento da plastica che si riversa nel nostro ambiente sono certamente benvenute, ma i ministri devono arrivare al cuore della crisi introducendo un calendario vincolante per eliminare gradualmente l’uso di tutta la plastica monouso non essenziale» e ha aggiunto«Accogliamo con favore gran parte di questo disegno di legge, ma siamo preoccupati per l’OEP. 

Deve avere personale indipendente, non nominato dai ministri.

Ci vuole una garanzia per i finanziamenti pluriennali e c’è bisogno di una completa indipendenza organizzativa dalla Defra», il dipartimento ambientale del governo.

Il disegno di legge fornisce una base legale all’ambizioso 25 Year Environment Plan e per salvaguardare e ripristinare la natura e gli habitat e «combattere gli effetti devastanti della plastica sul nostro ambiente naturale» con una serie di tasse sugli articoli in plastica monouso che si baseranno sul successo della tassa governativa sui sacchetti di plastica da 5 penny, che dal 2015 ne ha ridotto del 90% le vendite dei maggiori supermercati britannici. Insomma, è più o meno la plastic Tax contro la quale si è scagliato tutto il centro-destra italiano.

La ministro dell’ambiente britannica spiega ancora che il disegno di legge, presentato nelle sue linee generali nel discorso della Regina a dicembre, dovrà: «Garantire che l’ambiente sia al centro di tutte le decisioni politiche del governo e che questo governo – e i futuri governi – saranno ritenuti responsabili se non riusciranno a rispettare i loro obblighi ambientali, compreso il rispetto del net zero entro il 2050, e i più ampi obiettivi giuridicamente vincolanti a lungo termine su biodiversità, qualità dell’aria, efficienza idrica e delle risorse e gestione dei rifiuti stabiliti in base al progetto di legge».

Per assicurarsi di restare al passo con l’Europa e il resto del mondo, Il governo britannico effettuerà ogni due anni una revisione degli sviluppi significativi della legislazione internazionale in materia di ambiente e ne terrà conto nel suo Environmental Improvement Plan nel processo di definizione degli obiettivi ambientali, che verranno sanciti dalla legge.

Per migliorare la qualità dell’aria l’Environmental Bill introduce misure per ridurre l’inquinamento «in modo che bambini e giovani possano vivere una vita più sana – evidenzia la segretaria all’ambiente – Ci stiamo impegnando a fissare un obiettivo ambizioso e giuridicamente vincolante per ridurre il particolato fine, l’inquinante di maggior danno per la salute umana. 

Inoltre, questo progetto di legge garantirà che le autorità locali dispongano di un quadro chiaro per la lotta all’inquinamento atmosferico e di poteri semplificati da utilizzare per affrontare l’inquinamento nelle loro aree. 

Il governo avrà anche il potere di incaricare i produttori di richiamare veicoli e macchinari quando non soddisfano gli standard ambientali pertinenti».

Alison Cook della British Lung Foundation, ha dichiarato che «questo disegno di legge è un passo nella giusta direzione e accogliamo con favore l’impegno di fissare obiettivi giuridicamente vincolanti sull’inquinamento atmosferico, tra cui il PM2.5 che è il più forma pericolosa di inquinamento per la salute umana.

Ora dobbiamo vedere un fermo impegno da parte del governo che i limiti per PM2.5 saranno stabiliti in linea con quelli raccomandati dai principali esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità e che dovranno essere rispettati al più tardi entro il 2030».

C’è poi l’impegno a ripristinare e migliorare la natura attraverso quello che la Villiers chiama il «guadagno netto della biodiversità» e spiega ancora: «Garantiremo che le nuove case che costruiremo siano realizzate in modo da proteggere e migliorare la natura, contribuendo a fornire spazi naturali fiorenti per le comunità locali.

Getteremo le basi un Nature Recovery Network per fornire azioni durature per la natura, stabilendo Local Nature Recovery Strategies, rafforzando il dovere delle autorità pubbliche di migliorare la biodiversità e dando alle comunità una voce in più nella gestione delle alberate lungo le strade. 

Stiamo anche legiferando per delle alleanze della conservazione per migliorare la gestione della conservazione a lungo termine».

Ma le associazioni ambientaliste dicono che queste buone intenzioni potrebbero rivelarsi inefficaci se non si limiterà davvero l’influenza che l’industria edile britannica ha sulla politica nazionale e locale.

In proposito Nick Molho, della business coalition Aldersgate Group, ha detto a BBC News: «Il ritorno a una legge sull’ambiente invia un segnale importante alle imprese, ma la legge deve definire chiaramente l’ambizione attesa per i futuri target e come verranno stabiliti».

Il progetto di legge punta anche ad aumentare la gestione sostenibile delle risorse idriche garantendo i servizi idrici e per le acque reflue a lungo termine e resilienti di fronte al cambiamento climatico. 

La Villiers è convinta che «i poteri diretti dati alle water companies per lavorare insieme per soddisfare la domanda attuale e futura di acqua renderanno la pianificazione più solida».

Ruth Chambers di Greener UK – una coalizione di gruppi ambientalisti che comprende anche Wwf e Greenpeace – teme che «il disegno di legge non garantisca la possibilità di evitare il ritorno dagli standard ambientali dell’Ue dopo la Brexit» e conclude: «Questo disegno di legge non è di per sé regressivo, ma non offre alcuna garanzia legale per elevare gli standard ambientali in linea con le altre nazioni in futuro».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 31 gennaio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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