Le reazioni degli ambientalisti alla nuova legge sul clima proposta dalla Commissione Ue

 

In Europa, negli ultimi cinque anni, le emissioni climalteranti sono diminuite di appena lo 0,25% annuo: praticamente immobili, mentre nei prossimi dieci anni dovranno scendere del 7,6% l’anno per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1,5°C.

«Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale – dichiarano da Legambiente – Ma l’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni dell’Emissions gap report delle Nazioni Unite».

In quest’ottica, la nuova legge sul clima proposta oggi dalla Commissione Ue si presenta in chiaroscuro.

Il Cigno verde osserva che quest’iniziativa «rappresenta un importante passo avanti per garantire finalmente una governance unitaria e coerente della politica climatica europea.

Si tratta di una legge quadro che per la prima volta inserisce nella legislazione comunitaria l’obiettivo di zero emissioni nette da raggiungere al più tardi entro il 2050».

Al contempo, però, l’impegno al 2030 dell’Ue per contrastare la crisi climatica rimane da definire, e le ambizioni a breve termine sono ridotte.

«I prossimi mesi saranno cruciali – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – L’emergenza climatica non consente ulteriori rinvii.

Un primo segnale chiaro e forte deve già venire dal Consiglio Ambiente che si riunisce domani a Bruxelles e che ha in agenda sia la legge sul clima che il Green deal europeo.

L’Italia deve sostenere con forza la necessità di avviare da subito il processo di revisione degli attuali impegni di riduzione al 2030.

Non è possibile attendere fino a settembre. La Commissione deve presentare una proposta di aumento dell’obiettivo al 2030».

Non a caso un gruppo di Paesi europei – tra cui l’Italia – ha inviato una lettera alla Commissione chiedendo che l’obiettivo dell’Ue di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030 venga elaborato “il prima possibile”, in modo che l’Unione europea possa dare l’esempio prima della COP26 di Glasgow. Oggi anche sette delle principali aziende europee del settore delle energie rinnovabili e dell’energia – tra cui Enel – hanno chiesto alla Commissione che l’Ue presenti un obiettivo di almeno il 55% di riduzione delle emissioni prima della Cop26.

Tra il 55% e il 65% richiesto dagli ambientalisti però c’è una grande differenza: per scegliere è necessario adottare criteri scientifici.

Anche per questo è necessario «istituire un organismo scientifico indipendente che esamini gli obiettivi dell’Ue, i suoi piani e le sue politiche per affrontare la crisi climatica», come chiesto tra gli altri dal Wwf, ma quest’impegno nella nuova legge sul clima (ancora?) non c’è.

«Questa proposta di legge – sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf Italia – indica la direzione generale giusta, quella della neutralità climatica, ma l’obiettivo condiviso deve essere quello di arrivare a una massiccia riduzione delle emissioni a partire da oggi.

Questo può essere fatto portando l’obiettivo del 2030 al 65% di riduzione delle emissioni.

Tra l’altro, sulla coerenza delle politiche si gioca tutta la credibilità del Green new deal, in Italia e in Europa.

Quindi anche per l’Italia sarà utile e complementare una legge sul clima nazionale, strumento di cui si sono dotati la maggior parte dei Paesi europei».

Più critico invece Sebastian Mang, policy advisor di Greenpeace per la politica climatica europea: «Senza piani per un obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 basato sulla scienza, né misure per porre fine ai sussidi ai combustibili fossili, ci stiamo preparando al fallimento. Il momento di agire è adesso, non tra 10 anni».

L’associazione ambientalista sottolinea che «mentre il disegno di legge menziona una “traiettoria intermedia” per la riduzione delle emissioni, non propone nuovi obiettivi per il 2030.

Al contrario, la proposta Ue ribadisce la decisione della Commissione di rinviare a settembre una valutazione d’impatto sulla revisione dell’obiettivo dell’Ue di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030.

Ciò significa che, per i governi europei, sarebbe estremamente difficile concordare un nuovo obiettivo prima dell’appuntamento cruciale della Conferenza Onu sul clima di novembre. 

Il testo della legge sul clima afferma anche che il Green deal europeo definisce “una nuova strategia di crescita” per l’Europa, anche se questo è in contrasto con gli avvertimenti dell’Agenzia europea per l’ambiente, secondo cui “l’Europa non raggiungerà la sua visione sostenibile di ‘vivere bene entro i limiti del Pianeta’ continuando a promuovere la crescita economica e cercando di gestire gli impatti ambientali e sociali».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 5 marzo 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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