Coronavirus e inquinamento atmosferico, NO2 in calo del 50% in Pianura Padana

 

L’inquinamento atmosferico sta diminuendo in Italia a causa delle misure di contenimento della pandemia da coronavirus in corso, oppure no?

Dopo i dati arrivati da Copernicus, dall’Agenzia spaziale europea e dall’Istituto meteorologico finlandese a rispondere è direttamente il Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa): «Si riduce in maniera significativa uno dei principali inquinanti dell’atmosfera, il biossido di azoto (NO2), a seguito delle misure introdotte dal Governo per l’emergenza coronavirus».

È quanto emerge dalle analisi elaborate da un team di esperti del Snpa, integrando i dati forniti dal programma europeo Copernicus insieme con quelli delle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni e delle province autonome italiane, grazie ad una piattaforma sviluppata in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana.

Tale piattaforma ha permesso di effettuare una prima analisi degli effetti sulla qualità dell’aria delle misure di limitazione della mobilità, adottate in Lombardia e Veneto a partire dal 23 febbraio e poi estese a tutto il territorio nazionale a partire dall’11 marzo.

«Questo primo studio – spiega il Snpa – analizza l’andamento del biossido di azoto (NO2) in quanto tra gli inquinanti dell’aria, l’NO2 è quello che più rapidamente risponde alle variazioni delle emissioni e viene prodotto da tutti i processi di combustione, compresi quelli derivanti dal traffico veicolare.

Più complessa è invece la risposta delle polveri fini (PM10) in parte emesse direttamente ed in larga parte prodotte dalla trasformazione di altre sostanze» dette precursori (come ammoniaca, ossidi di azoto, composti organici volatili).

L’andamento temporale dei dati di tutte le stazioni di monitoraggio della Pianura Padana mostra una variazione giornaliera dovuta alla variabilità delle condizioni meteorologiche ma, complessivamente, il Snpa «stima una diminuzione dell’ordine del 50%» nella concentrazione di NO2 rilevata nell’area, con riduzione che oscillano tra il -40% e -50% nelle regioni del nord Italia.

È utile ricordare al proposito che negli ultimi anni la qualità dell’aria nell’area è in miglioramento, ma ciò non toglie che circa il 95% degli europei sottoposti a sforamenti contemporanei nelle emissioni di particolato, biossido di azoto e ozono vive ancora (secondo i dati raccolti dall’Agenzia europea dell’ambiente) nel nord del nostro Paese.

Allargando lo sguardo a tutta Italia, invece, i dati dall’Agenzia mostrano che il nostro è il primo Stato in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno.

L’andamento temporale dei dati di tutte le stazioni di monitoraggio della Pianura Padana mostra una variazione giornaliera dovuta alla variabilità delle condizioni meteorologiche, ma l’andamento dei valori mediani calcolati dal Snp «evidenzia una progressiva riduzione dell’inquinamento diffuso, a partire dalle restrizioni imposte in Lombardia e Veneto».

Come sottolineano dal Snpa «l’effetto delle limitazioni degli spostamenti (e dunque del traffico veicolare, ndr) risulta particolarmente evidente osservando le mappe di concentrazione prodotte con modello di trasporto e dispersione, messe a confronto con i valori osservati».

«In Lombardia dove le misure sono state le più prolungate tra le regioni del Nord (sebbene ristrette inizialmente ad una zona limitata) si nota – dettagliano dal Snpa – una variazione dei valori mediani meno marcata rispetto a quella generale della Pianura Padana: da 26 – 45 microg/m3 nel mese di febbraio a 13 -28 microg/m3 in quello di marzo.

La riduzione è dell’ordine del 40%.

In Emilia-Romagna, dove le misure sono state introdotte a partire dall’11 marzo, dapprima in alcune province e poi sull’intera regione, i valori mediani sono inclusi in un intervallo più ampio, passando da 20 – 31 microg/m3 in febbraio, a 7 – 20 microg/m3 in marzo.

Con una riduzione dell’ordine del 50%.

L’analisi dell’Emilia-Romagna mette in evidenza l’anomalia registrata tra il 14-15 ed il 16 -17 marzo, quando si è assistito ad una ripresa di elevate concentrazioni di NO2 (mediana da 12 a 16 microg/m3), nonostante la sussistenza di estese misure di limitazione della mobilità.

A conferma della complessa dinamica dell’inquinamento atmosferico, che risente di fattori meteorologici, emissivi ed orografici che, nella Pianura Padana possono determinare, nonostante le misure di contenimento, picchi di concentrazione nell’arco della giornata.

Per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia, si osserva l’effetto della marcata differenza tra concentrazione osservata l’11 marzo (10 – 20 microg/m3, 1° e 3° quartile) e concentrazione attesa (50 – 70 microg/m3)».

Se è per una pandemia che le emissioni si riducono non si tratta di un risultato per il quale felicitarsi, né le sue conseguenze sull’ambiente dureranno a lungo, ma il marcato calo nelle concentrazioni di NO2 registrato in Pianura Padana testimonia sia il ruolo attivo che i comportamenti umani possono avere nel miglioramento dell’aria che respiriamo, sia offrire una bussola per nuovi investimenti pubblici:  rilanciare l’offerta di trasporto pubblico su ferro, rinnovare il parco circolante e promuovere forme di mobilità condivisa non fa bene “solo” al pianeta, ma in primis alla nostra salute.

(Articolo di Luca Aterini, pubblicato con questo titolo il 23 marzo 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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