Il fumo dei mega-incendi australiani ha fatto più di 400 morti

 

A causa dei cambiamenti climatici, le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi boschivi estremi stanno diventando sempre più frequenti e questi incendi hanno notevoli effetti sociali, ecologici ed economici, compresi gli effetti sulla salute pubblica legati al fumo, come la mortalità prematura e l’aggravamento delle condizioni cardio-respiratorie. 

Durante l’ultimo trimestre del 2019 e il primo del 2020, l’Australia è stata colpita da giganteschi incendi boschivi di dimensioni senza precedenti che hanno incenerito molte aree boschive e il fumo ha colpito un gran numero di persone nel New South Wales, nel Queensland, nell’Australian Capital Territory (ACT) e nel Victoria. 

E’ per questo che un team di ricercatori australiani guidato da Nicolas Borchers Arriagada del Menzies Institute for Medical Research dell’università della Tasmania ha intrapreso «una valutazione preliminare degli oneri sanitari imputabili all’inquinamento atmosferico generato da incendi boschivi durante questo periodo» i cui risultati sono stati resi noti nello studio “Unprecedented smoke‐related health burden associated with the 2019–20 bushfires in eastern Australia”, pubblicato su The Medical Journal of Australia.

I ricercatori spiegano che «utilizzando metodi standard per valutare l’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico, abbiamo stimato il numero di morti in eccesso, i ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e le presentazioni al pronto soccorso con asma nel New South Wales, Queensland, ACT e Victoria tra il 1 ottobre 2019 e il 10 febbraio 2020 che potrebbe essere attribuito all’esposizione al fumo di incendi boschivi.

Abbiamo stimato l’esposizione della popolazione al particolato con diametro inferiore a 2,5 μm (PM 2,5 ) per le regioni del Nuovo Galles del Sud, Queensland, ACT e Victoria per i quali erano disponibili dati di monitoraggio della qualità dell’aria accessibili al pubblico (per circa il 90% della popolazione totale di questi Stati)». 

Calcolando i giorni con presenza di fumo ed altissima presenza di PM2,5 in 24 ore e confrontandoli con quelli di malattie e mortalità, i ricercatori sono riusciti a stimare l’onere eccessivo sulla salute durante il susseguirsi degli incendi lungo 19 settimane negli stati maggiormente colpiti dal fumo de spiegano che «le nostre stime si basano sui dati sulla qualità dell’aria provenienti dalle stazioni di monitoraggio nei quattro Stati orientali – vale a dire, non abbiamo incluso i dati per il fumo di tutti gli incendi estremi in Australia durante il periodo di studio – e non abbiamo tentato di stimare gli effetti sulla salute per i quali le relazioni tra esposizione – risposta sono meno ben caratterizzate, come le presenze di assistenza sanitaria di base e le chiamate di ambulanze».

Ne è venuto fuori che, da novembre 2019 a febbraio 202, in Australia orientale l’inquinamento da fumo ha probabilmente ucciso più di 400 persone, mentre 33 persone sono state uccise direttamente a causa delle fiamme.

Secondo lo studio, il fumo dei mega-incendi ha provocato 417 decessi in più e 1.305 ricoveri al pronto soccorso per attacchi di asma e altre 3.151 persone sono state ricoverate in ospedale per problemi cardiaci e respiratori.

Un’altra autrice dello studio Fay Johnston dell’università della Tasmania, ha detto in un’intervista a Nature che «lo smog ha colpito circa l’80% dei 25 milioni di persone che vivono in Australia, in alcuni casi per molte settimane alla volta.

In termini di entità e durata degli incendi e dell’inquinamento atmosferico, questo è fuori scala per una singola stagione degli incendi estivi».

Gli scienziati australiani evidenziano che «analisi epidemiologiche dettagliate di stime dell’esposizione più complete e dati empirici sulla salute forniranno informazioni più complete sui danni attribuibili al grave inquinamento atmosferico associato a questi incendi senza precedenti, ma i nostri risultati indicano che l’impatto sulla salute correlato al fumo è stato notevole».

Secondo Guy Marks, un epidemiologo che studia malattie respiratorie all’ University of New South Wales – Sydney che non ha partecipato allo studio «ricerche come questa, che stimano il vero impatto dell’inquinamento da fumo sulla popolazione, sono importanti.

Nel momento in cui si sono verificati, questi decessi e ricoveri non sarebbero stati riconosciuti come attribuibili agli incendi e al fumo. 

Quindi, si tende a dar loro meno attenzione».

I ricercatori concludono: «Il fumo è solo uno dei tanti problemi che si intensificheranno con l’aumentare della frequenza e della gravità dei principali incendi boschivi associati ai cambiamenti climatici. 

Sono urgentemente necessari approcci estesi e diversificati per la mitigazione degli incendi e l’adattamento a vivere in un Paese sempre più caldo e incline al fuoco».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 25 marzo 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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