Coronavirus, pangolini, pipistrelli, serpenti, AIDS e bufale. Gli scienziati alla ricerca dell’anello mancante

 

Poche ora prima dello studio che identificato dei coronavirus correlati alla SARS-CoV-2 nei pangolini malesi del quale parliamo oggi in un’altra pagina di greenreport.it, un team di ricercatori dell’università del Michigan aveva pubblicato sul Journal of Proteome Research lo studio ” “Protein Structure and Sequence Reanalysis of 2019-nCoV Genome Refutes Snakes as Its Intermediate Host and the Unique Similarity between Its Spike Protein Insertions and HIV-1” che confuta i risultati di altre due recenti studi sul genoma del virus che erano giunti a conclusioni controverse: vale a dire che i serpenti sono ospiti intermedi del nuovo virus e che una proteina chiave del coronavirus condivide «somiglianze inquietanti” con una proteina HIV-1». 

Quest’ultimo studio dai pipistrelli agli umani ha confrontato la sequenza della proteina spike – una proteina chiave responsabile del trasferimento del virus nelle cellule di mammiferi – del nuovo coronavirus con quella dell’HIV-1, rilevando analogie inattese. 

Anche se gli autori dello studio lo abbiano ritirato dalla pubblicazione dopo le critiche scientifiche ricevute, ha dato il via a teorie complottistiche – come quelle riprese e amplificate da Matteo Salvini e Giorgia Meloni – secondo cui il nuovo coronavirus avrebbe potuto essere stato progettato in un laboratorio.

Il team di ricercatori del Michigan guidato da Yang Zhang ha voluto condurre un’analisi più attenta e completa delle sequenze di DNA e delle proteine della ​​SARS-CoV-2 proprio per mettere fine a queste ipotesi e ha scoperto che sono proprio i pangolini l’anello mancante per la trasmissione della SARS-CoV-2 dai pipistrelli agli esseri umani.

Capire da dove proviene la SARS-CoV-2 – il virus che ha causato la pandemia di covid-19 – e come si diffonde è importante sia per tenerla sotto controllo che per trattarla. 

La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che i pipistrelli siano il serbatoio naturale della SARS-CoV-2, ma che per fare il salto negli esseri umani sia necessario un ospite intermedio.

Rispetto agli studi precedenti, i ricercatori hanno utilizzato dataset più estesi e metodi e database bioinformatici più recenti e più accurati per analizzare il genoma SARS-CoV-2 e hanno scoperto che le 4 regioni della proteina spike non erano condivise affatto in modo univoco tra SARS-CoV-2 e HIV-1 ma che si possono trovare anche in altri virus, incluso il coronavirus dei pipistrelli. 

Dopo aver scoperto un errore nell’analisi che indicava nei serpenti l’ospite intermedio, il team ha cercato nei tessuti dei pangolini sequenze di DNA e proteine ​​ simili alla SARS-CoV-2 e i ricercatori hanno identificato nei polmoni degli animali malati sequenze di proteine ​​identiche al 91% alle proteine ​​del virus umano. 

Inoltre, il legame del recettore della proteina spike del coronavirus del pangolino presentava solo 5 differenze di aminoacidi rispetto alla SARS-CoV-2, molto meno delle 19 differenze tra le proteine ​​virali umane e di quelle dei pipistrelli. 

Gli scienziati dicono che «questa evidenza indica il pangolino come l’ospite intermedio più probabile per il nuovo coronavirus, ma potrebbero essere possibili ulteriori ospiti intermedi».

Anche Miguel Angel Martinez dell’Universitat Autònoma de Barcelona, autore dello studio “Compounds with therapeutic potential against novel respiratory 2019 coronavirus”, da poco pubblicato su Antimicrobial Agents and Chemotherapy, dell’American Society for Microbiology, è convinto che «è fondamentale identificare le specie intermedie per fermare la diffusione attuale e prevenire future epidemie di coronavirus umane legate alla SARS».

Finora, il composto più promettente per il trattamento del covid-19 è l’antivirale, remdesivir che è attualmente in fase di sperimentazione clinica per il trattamento delle infezioni da virus Ebola.

Il Remdesivir è stato recentemente testato su un primate non umano anche per l’infezione da MERS-CoV e il team di Martinez dice che «il trattamento profilattico 24 ore prima dell’inoculazione ha impedito a MERS-CoV di causare malattie cliniche e ha inibito la replicazione virale nei tessuti polmonari, prevenendo la formazione di lesioni polmonari. 

L’inizio del trattamento 12 ore dopo l’inoculazione del virus è stato altrettanto efficace.

Remdesivir ha anche dimostrato efficacia contro un’ampia gamma di coronavirus.

Ha già passato test di sicurezza negli studi clinici per Ebola, riducendo così il tempo necessario per condurre studi clinici per la SARS-CoV-2.

Tuttavia, è necessario molto lavoro per comprendere meglio la meccanica della SARS-CoV-2. 

Ad esempio, capire come SARS-CoV-2 interagisce con il recettore ACE2 dell’ospite, mediante il quale SARS-CoV-2 ottiene l’ingresso nell’ospite (sia umano che animale), potrebbe rivelare come questo virus ha superato la barriera delle specie tra animali ed esseri umani. 

Ciò potrebbe anche portare alla progettazione di nuovi antivirali».

Anche Edward Holmes, un virologo evoluzionista della School of Life and Environmental Sciences e della School of Medical Sciences dell’università di Sydney è in prima linea nella corsa scientifica alla comprensione della SARS-CoV-2e questa settimana ha contribuito a due importanti studi quello pubblicato su Nature sui pangolini malesi e “A Genomic Perspective on the Origin and Emergence of SARS-CoV-2” pubblicato su Cell con Yong-Zhen Zhang della Shanghai public health clinical center e della School of life science della Fudan University.

Secondo Holmes, «il ruolo svolto dai pangolini nell’emergere della SARS-CoV-2 (la causa della covid-19) non è ancora chiaro. 

Tuttavia, è sorprendente che i virus del pangolino contengano alcune regioni genomiche che sono strettamente correlate al virus umano. Il più importante di questi è il dominio di legame del recettore che determina come il virus è in grado di attaccare e infettare le cellule umane».

Per lo scienziato australiano «è chiaro che la fauna selvatica contiene molti coronavirus che potrebbero potenzialmente emergere nell’uomo in futuro. 

Una lezione cruciale di questa pandemia per aiutare a prevenire la prossima è che gli esseri umani devono ridurre la loro esposizione alla fauna selvatica, ad esempio vietando i “wet markets” e il commercio di animali selvatici».

Holmes è anche uno degli autori dello studio pubblicato su Nature Medicine la settimana scorsa – e che Salvini e la Meloni non devono aver letto, anche se è immediatamente diventato il documento scientifico più consultato della storia – che ha demolito l’idea fantasiosa che il nuovo coronavirus fosse un agente biologico fabbricato in laboratorio e appositamente manipolato.

Probabilmente a Holmes non sono arrivati gli echi della figura barbina fatta in Italia dai leader della neo/vetero destra ma ha comunque ribadito che «non ci sono prove che SARS-CoV-2 – la causa di covid-19 – sia uscito da un laboratorio. 

In realtà, questo è il tipo di evento di emergenza di una malattia naturale dal quale i ricercatori nel campo come me hanno mettono in guardia per molti anni».

Dei politici responsabili dovrebbero invece essere molto preoccupati da quel che afferma lo studio: il virus SARS-CoV-2 diventerà probabilmente il quinto coronavirus endemico tra la popolazione umana, avvertendo che «i coronavirus hanno chiaramente la capacità di saltare i confini delle specie e adattarsi ai nuovi ospiti, rendendo semplice prevedere che ne emergeranno altri in futuro».

Infatti, la politica seria dovrebbe fare subito una cosa: finanziare ulteriori ricerche per sviluppare la salute pubblica.

Holmes concludendo ne elenca le principali: «Sorveglianza dei coronavirus animali in una varietà di specie di mammiferi. 

E’ noto che i pipistrelli trasportano molti coronavirus, sappiamo poco su quali altre specie trasportano questi virus e quali hanno il potenziale per emergere nell’uomo.

Aumentare l’azione contro il commercio illegale di animali esotici.

Rimozione dai “wet markets” della fauna selvatica, quella costituita da mammiferi e forse di quella aviaria».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 27 marzo 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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