«Regolarizziamo i migranti per la nostra agricoltura»

 

A Villa Literno, in provincia di Caserta, il Covid-19 ha paralizzato l’agricoltura e costretto la comunità migrante a casa.

Sono soprattutto africani, circa 6 mila (ma sono stime che variano nel tempo): ci sono gli irregolari e poi ce ne sono circa 2mila che stanno perdendo il permesso di soggiorno grazie al decreto Sicurezza.

Sono rimasti senza alcun lavoro, neppure quello in nero, senza la possibilità di spostarsi, senza aiuti dalla famiglia, senza assistenza sanitaria se non l’ambulatorio Stp (cioè per stranieri temporaneamente presenti) o quello di Emergency.

LA FLAI CGIL ieri pomeriggio è andata a Villa Literno per iniziare la distribuzione di pacchi alimentari, spiega il segretario nazionale Giovanni Mininni: «Vogliamo raggiungere quante più persone è possibile, la nostra è una solidarietà concreta rivolta a migranti e italiani che lavorano in agricoltura e sono in grande difficoltà.

Anche chi ha un impiego adesso deve fare i conti con la cassa integrazione, il calo di giornate lavorative.

Abbiamo lanciato un appello al presidente Sergio Mattarella e al governo: la situazione è tragica nei ghetti in giro per l’Italia, scarseggia la manodopera perché dall’est non arrivano i lavoratori, fermati dal blocco delle frontiere, si può rispondere con la regolarizzazione dei lavoratori in nero.

Migliaia di persone che potrebbero muoversi dove serve.

Senza voucher, che precarizza il lavoro, ma usando gli strumenti tradizionali come l’assunzione.

Il contratto di categoria è già il più flessibile rispetto a quello degli altri settori».

L’INCIDENZA DEI MIGRANTI nel comparto è alta: «Rappresentano quasi il 40% del totale dei lavoratori agricoli in Italia – prosegue -. In generale, gli stagionali sono un milione e 100 mila, con il contratto indeterminato sono in 100mila.

Oltre 400mila iscritti all’Inps sono stranieri.

Poi ci sono quelli a nero: il 35% circa è lavoro irregolare, sopratutto immigrati».

Secondo Coldiretti sono circa 35mila gli stranieri che lavorano in Campania da marzo a novembre.

Il 40% di frutta e verdura non raccolta in Italia resterà a marcire nei campi.

«Ci sono già nel paese i lavoratori per risollevare il comparto ma non sono regolari e non possono neppure avere l’assistenza sanitaria – conclude Mininni -. Apriamo i corridoi green regionali, interregionali e intercomunitari per il transito dei lavoratori stranieri regolari, diamo il permesso di soggiorno straordinario per motivi di lavoro per tutti gli stranieri irregolari».

LA REGOLARIZZAZIONE della comunità africana è quello che chiede anche la rete Castel Volturno Solidale, costituita da realtà come la Caritas, il Centro Fernandes, i missionari Comboniani, l’Ex canapificio di Caserta, il Movimento Migranti e Rifugiati.

«Sono sul territorio, non hanno accesso alla residenza pur pagando un fitto, sono impiegati nell’agricoltura, nella filiera bufalina, nell’edilizia e d’estate sulle spiagge, ristoranti e pizzerie.

Sono migliaia di cittadini domiciliati in un area di 27 km di lunghezza, grande e complessa da amministrare.

Per adesso ci sono stati 13 casi di Covid-19 positivi e un morto, il virus ha investito solo gli italiani ma si vive con il terrore che scoppi un focolaio».

LA RETE HA ATTIVATO UN CONTO per sostenere la popolazione locale (Caritas di Capua, Iban IT75C0898774840000000335908, casuale «COVID-19 Castel Volturno»), l’elemosiniere del papa ha già versato 20mila euro.

Cosa sta succedendo lo racconta Mimma D’Amico dell’Ex Canapificio: «Serve la regolarizzazione dei migranti sul territorio, come misura di contenimento sia del contagio che del disastro sociale.

 Tutte le misure di sostegno al reddito varate da governo, regione e comune non arrivano ai non residenti o perché non hanno il contratto di fitto o perché privi del permesso di soggiorno.

Non ricevono neppure i buoni spesa.

Ci chiamano perché è finita la bombola del gas e non riescono neppure a cucinare».

A lavoro non possono andare perché vengono fermati ai posti di blocco, neppure gli spostamenti autorganizzati sono tollerati: «Sono abbandonati – prosegue D’Amico -. Ci vuole un sostegno diretto per residenti e non residenti altrimenti andremo incontro a una tragedia sociale».

(Articolo di Adriana Pollice,  pubblicato con questo titolo il 17 aprile 2020 sul sito online del quotidiano “il manifesto”)

 

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