Il volo delle rondini nella trappola della crisi climatica

 

In questa primavera segnata dal virus e dall’isolamento sociale le rondini hanno fatto la loro comparsa nei cieli europei.

Dopo aver svernato nell’Africa centro-meridionale ritornano nei luoghi dove sono nate per un nuovo ciclo riproduttivo.

Un fenomeno che si rinnova da 10 mila anni, dal termine dell’ultima glaciazione con la formazione delle attuali zone climatiche.

Quella delle rondini è una migrazione senza frontiere che mette in relazione territori ed ecosistemi distanti migliaia di chilometri.

La misteriosa sincronia spazio-temporale con cui questo fenomeno si manifesta ha fatto entrare la rondine nella nostra cultura come espressione della ciclicità del tempo e come simbolo della primavera e della rinascita.

Ma la rondine Hirundo rustic per raggiungere le nostre latitudini e le aree riproduttive deve percorrere distanze superiori ai 10 mila km, superando le impegnative barriere naturali del deserto del Sahara e del Mar Mediterraneo.

LE ROTTE MIGRATORIE SEGUITE dalle rondini per raggiungere l’Europa dipendono dalle aree di provenienza e dalle zone scelte per la nidificazione.

Gli stormi più numerosi arrivano attraverso lo stretto di Gibilterra, altri seguono le più impegnative rotte tirrenica e balcanica, utilizzando le isole del Mediterraneo come sosta.

Corrispondono alle rotte seguite dagli esseri umani, percorsi segnati dalla fatica e dai rischi che ogni migrante è costretto ad affrontare.

Ma le alterazioni ambientali stanno sconvolgendo il ciclo vitale e le abitudini millenarie delle rondini, determinando un declino che può diventare irreversibile.

Le migrazioni sono il risultato di complessi processi evolutivi che hanno lo scopo di migliorare la loro capacità riproduttiva.

LE RONDINI SONO AL CENTRO di numerose ricerche e osservazioni perché rappresentano un modello di studio per comprendere come sta cambiando il comportamento dei migratori.

Una rondine che si sposta dall’Africa per raggiungere l’Europa deve mettere in atto strategie complesse: accumulare sufficienti risorse energetiche, scegliere il periodo giusto per partire, sapersi orientare, individuare il punto in cui fermarsi.

I cambiamenti climatici e l’alterazione degli ecosistemi vanno a incidere su questi comportamenti.

I processi di desertificazione, la compromissione della biodiversità, l’agricoltura intensiva, l’uso massiccio di pesticidi, l’alterazione nelle popolazioni di insetti, la distruzione dei nidi nelle aree riproduttive, la caccia nelle aree di svernamento, sono elementi che determinano una più elevata mortalità nelle popolazioni di rondini e la riduzione della loro capacità riproduttiva.

La loro vita media è attualmente di 2-3 anni a causa dell’elevata mortalità, con 6 rondini su 10 che non raggiungono il primo anno.

E sono sempre meno le rondini che fanno primavera.

SECONDO I DATI PIU’ RECENTI, a livello europeo si è registrata una diminuzione del 40% nelle popolazioni di rondini negli ultimi 20 anni, con una scomparsa di circa 6 milioni di coppie.

Secondo la Lipu, sono circa 15 milioni le coppie di rondini che nidificano in Europa e, di queste, quasi un milione sceglie l’Italia.

Le coppie si formano nella zona di riproduzione dopo l’arrivo, ma sono state individuate coppie che hanno nidificato nella stessa zona per più anni.

Il monitoraggio effettuato su migliaia di individui, con l’impiego di anelli e piccoli sensori, ha consentito di individuare le aree di provenienza, la rapidità degli spostamenti, le zone di sosta e riproduzione.

LE RONDINI CHE NIDIFICANO IN ITALIA provengono principalmente dalla Repubblica Centroafricana, mentre le rondini che si dirigono in centro Europa provengono in gran parte da Nigeria e Camerun.

Ebbaken (Nigeria) è considerato il «villaggio delle rondini», punto di ritrovo di milioni di individui in attesa di tornare in Europa.

Altri stormi arrivano dal Sudafrica per raggiungere il nord Europa, nel più lungo percorso migratorio che si conosca, superando la foresta equatoriale, il deserto sahariano e il Mediterraneo.

Un viaggio che dura circa due settimane e che prevede solamente delle soste notturne, percorrendo ogni giorno distanze superiori ai 300 km.

Con la traversata del deserto che per le rondini e per molti esseri umani non è soltanto una metafora.

Il Sahara si allarga sempre di più a causa dei processi di desertificazione che interessano il Sahel, dove si registra una delle più gravi emergenze climatiche e umanitarie del pianeta.

La siccità in questa fascia ha notevolmente ridotto gli ambienti favorevoli alla sosta delle rondini.

PER COMPRENDERE COME GLI UCCELLI migratori stanno reagendo ai cambiamenti climatici, i ricercatori dell’Università di Amburgo nel 2017 hanno analizzato i dati riferiti a un arco di tempo di 300 anni, utilizzando appunti di naturalisti e osservatori del passato.

Quello che emerge è che l’aumento della temperatura sta cambiando il ciclo delle stagioni, determinando variazioni nelle modalità di migrazione, alterazioni nei tempi di spostamento, modificazioni nella distribuzione geografica dei migratori.

Inoltre, è emerso che gli uccelli che devono coprire le distanze maggiori sono i più colpiti perché modificano con più lentezza i loro comportamenti.

Arrivare al momento sbagliato ha gravi conseguenze perché incide sulla disponibilità di cibo e nella ricerca dei siti di nidificazione.

SECONDO UNO STUDIO PUBBLICATO dalla rivista Nature Climate Change, i cambiamenti climatici e l’inquinamento ambientale stanno modificando il comportamento dell’80% degli uccelli migratori.

Le condizioni climatiche imprevedibili e gli eventi estremi sempre più frequenti li espongono a migrazioni anticipate o posticipate, con la conseguenza di non trovare le condizioni ottimali nelle zone di riproduzione.

Il freddo anomalo che ha interessato l’Italia nel maggio 2019 ha prodotto una elevata mortalità di rondini a causa delle basse temperature e della scarsa disponibilità di insetti.

Anche le trasformazioni dell’ambiente agricolo hanno modificato la presenza e il comportamento degli uccelli migratori.

Una ricerca del 2015 dell’Università Bicocca di Milano in collaborazione col Parco Adda Sud ha fatto il punto sullo stato di salute delle rondini nella pianura padana.

Le modificazioni delle pratiche agricole, le colture intensive, la scomparsa di prati e siepi, le trasformazioni in campo zootecnico, gli interventi sui fabbricati rurali hanno prodotto gravi conseguenze sulla vita delle rondini, riducendo il loro numero di quasi il 70% in 15 anni in tutta l’area del Parco tra Lodi e Cremona.

LE RONDINI, RICONOSCIBILI per la chiazza rossa sotto la gola e per la coda biforcuta, si stabiliscono prevalentemente nelle zone rurali dove la maggiore disponibilità di acqua favorisce la presenza di insetti e nidificano in cascine, stalle, fienili, porticati.

Nelle città prevale la presenza dei rondoni che hanno dimensioni maggiori rispetto alle rondini e nidificano negli edifici urbani.

Un numero più limitato è rappresentato dai balestrucci, più piccoli delle rondini e appartenenti allo stesso ordine.

STABILITE LE DOVUTE DIFFERENZE, va sottolineato il ruolo importante che esse svolgono negli ecosistemi nell’attività di controllo di molti insetti dannosi.

Il 99% della loro dieta è costituita da insetti (mosche, zanzare, cavallette, afidi), risparmiando gli impollinatori (api).

Una coppia di rondini durante la stagione riproduttiva (aprile-settembre) è in grado di catturare 6 mila insetti al giorno, per un totale di 150 mila insetti nel periodo.

In un’aria urbana di medie dimensioni, una popolazione di 10 mila individui tra rondini, rondoni e balestrucci, può arrivare a eliminare nei mesi di riproduzione fino a 63 tonnellate di insetti.

NESSUN INSETTICIDA E’ IN GRADO di svolgere la stessa funzione.

Quando arriva l’autunno l’orologio biologico delle rondini attiva segnali interni per indicare che è tempo di ripartire.

Le rondini si riuniscono formando stormi di migliaia di individui per tornare in Africa, con la trepidazione di chi deve affrontare un lungo viaggio.

Torneranno la primavera successiva se sapremo proteggerle.

(Articolo di Francesco Bilotta, pubblicato con questo titolo il 30 aprile 2020 su “l’Extraterrestre” allegato al quotidiano “il manifesto” di pari data”)

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