IL PTPR TORNI IN AULA, EVITIAMO IL FAR WEST

 

Scrivo di nuovo di una vicenda che ho già affrontato a più riprese e che mi chiama in causa nel mio ruolo di Presidente della Commissione X (Urbanistica) della Regione Lazio.

Come forse ricordate, nei giorni prima di Pasqua avevo avanzato la richiesta di portare il Piano regionale paesaggistico e territoriale (Ptpr) in Commissione per un passaggio tecnico, prima di inviarlo all’Aula.

L’esigenza partiva dal tentativo di bloccare la controversia tra istituzioni, dopo che il Governo, su sollecitazione del Mibact, aveva impugnato il Piano regionale di fronte ai giudici della Consulta.

Se il pessimo Ptpr approvato in Aula ad agosto decadesse in toto, anche in seguito all’impugnativa del Governo, saremmo piombati nel caos normativo ancor più a danno del territorio, delle tutele del paesaggio e dei beni culturali o archeologici.

Ho proposto alla Commissione l’ipotesi di manifestare la nostra disponibilità a riunirci in videoconferenza, in modo da poter rinviare all’Aula l’accordo tra Regione e Mibact.

Un accordo che ridurrebbe la portata della controversia tra organi, contenendo anche il rischio di decadenza totale del Ptp e che d’altro canto consentirebbe di ridurre anche la portata delle sue disposizioni più “sviluppiste” recependo le istanze del Mibact.

Sentiti i Vicepresidenti della Commissione, che con me compongono l’Ufficio di Presidenza, la mia proposta non è stata condivisa perché ritenuta una forzatura.

Da precisare che la Commissione avrebbe espresso solo un parere obbligatorio e non vincolante, che mia intenzione era quella di votare direttamente il rinvio all’aula per accorciare i tempi e che l’accordo è atto di mero recepimento.

Da quando è iniziata l’emergenza Covid-19, i lavori del Consiglio Regionale sono rimessi a un disciplinare che delega al Presidente del Consiglio Regionale e il suo Ufficio di Presidenza la valutazione sulla convocazione di ogni Commissione – appurato che si tratti di atti sottoposti a scadenza o che riguardano la gestione emergenziale.

Non è il caso dell’accordo Mibact-Regione sul Ptpr, infatti la mia proposta voleva solo manifestare una disponibilità all’ufficio di Presidenza del Consiglio.

Di fronte al rifiuto dei Vicepresidenti della Commissione, il M5S regionale non ha potuto far altro che presentare una lettera al Presidente dell’Aula, a firma della Capogruppo Roberta Lombardi, per chiedere direttamente la calendarizzazione del Consiglio regionale.

Se la richiesta fosse accolta, toccherà a questo punto all’Aula recepire l’accordo tra Mibact e Regione sul Ptpr.

Evidentemente non possiamo essere certi che tale passaggio servirà a far decadere la controversia tra Regione e Governo, ma siamo consapevoli che sono troppi i pericoli che comporta la decadenza del Piano.

Con la nostra iniziativa ci mettiamo a disposizione per fare in modo che il Ptpr approvato in Aula possa vigere meno possibile così come approvato – secondo l’accordo “sviluppista” tra Maggioranza regionale e le Opposizioni di centro-destra – per diventare invece strumento di tutela, come vorrebbe la legge.

Purtroppo, dalla proposta di accordo che l’Aula dovrà recepire, dove si trovano le modifiche richieste dal Mibact e accordate dalla Regione, non trovo nulla che inverta l’impianto del Ptpr approvato.

In particolare, nulla o quasi si dice a proposito del centro storico di Roma, che rischia ancora di rimanere senza tutele, né a proposito della rigenerazione urbana con premio del 20% di cubature anche in deroga ai vincoli.

Insomma, tra Ptpr approvato e iniziativa di impugnativa da parte Governo, non mi pare proprio che ad emergere sia la tutela del territorio e dei beni paesaggistici e culturali.

Spero che quanto prima si possa andare in Aula e che l’accordo Regione-Mibact restituisca al Ptpr al suo ruolo, nell’interesse della vivibilità più che delle esigenze di edificazione nel Lazio.

PS
Continuo a stare dalla parte della salvaguardia, checché ne dicano e pensino sedicenti ambientalisti.

Persone sempre pronti a venirti incontro quando si tratta di promuovere loro nomine (pur lecitamente, ma pur sempre nel loro interesse), spacciandosi per rappresentanti di associazioni che in realtà rappresentano loro stessi.

Quando si tratta di avanzare proposte, queste persone proporre mettono in campo soluzioni ancor peggio dei problemi che a parole vorrebbero combattere, pensando più al proprio orticello (letteralmente inteso) anziché rivolgere lo sguardo all’intera Regione e a partire dai territori di maggior pregio o più degradati.

(dal post della pagina facebook del Presidente della Commissione Urbanistica Marco Cacciatore, pubblicato con  questo titolo il 27 aprile 2020)

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N.B. – Riguardo alla ipotesi di una decadenza in toto del PTPR così come approvato ed alla presunzione che si verifichi un “FAR WEST, perché sarebbe scaduta la proroga al 14 febbraio del 2020 della approvazione definitiva del PTPR, va precisato che il tal caso l’ultimo periodo del 1° comma dell’art.  21 della legge regionale n. 24/1998 dispone chedecorso inutilmente tale termine [del 14 febbraio 2020, ndr.], operano esclusivamente le norme di tutela di cui al Capo II [che riguardano quasi interamente i cosiddetti “beni diffusi”, vincolati ope legis, ndr.] e, nelle aree sottoposte a vincolo paesistico con provvedimento dell’amministrazione competente, SONO CONSENTITI ESCLUSIVAMENTE INTERVENTI DI ORDINARIA E STRAORDINARIA MANUTENZIONE, RISANAMENTO, RECUPERO STATICO ED IGIENICO E RESTAURO CONSERVATIVO.

Quindi non si piomberebbe affatto “nel caos normativo ancor più a danno del territorio, delle tutele del paesaggio e dei beni culturali o archeologici”, che il consigliere Marco Cacciatore teme nell’evidente ignoranza però della norma suddetta.

Non sembra rispondere totalmente al vero nemmeno che “i lavori del Consiglio Regionale sono rimessi a un disciplinare che delega al Presidente del Consiglio Regionale e il suo Ufficio di Presidenza la valutazione sulla convocazione di ogni Commissione”, perché il 28 marzo 2020 l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha approvato la Delibera n. 51 “Disciplinare per lo svolgimento delle sedute in modalità telematica delle commissioni consiliari e di altri organi istituzionali”, che riguardano tutti gli atti all’ordine dei lavori da sottoporre ad esame: il Presidente Marco Cacciatore ne desume invece che la proposta di deliberazione consiliare n. 42 del 13 febbraio 2020, che gli è stata trasmessa il successivo 17 febbraio, non riguardi “la gestione emergenziale” e non faccia nemmeno parte degliatti sottoposti a scadenza”, per cui “non è il caso dell’accordo Mibact-Regione sul Ptpr.

Il Presidente Marco Cacciatore sembra lasciare intendere di non volere comunque convocare la X Commissione perché la sua proposta “di poter rinviare all’Aula l’accordo tra Regione e Mibact” non è stata condivisa dai Vice Presidenti  della X Commissione Enrico Panunzi (PD) e Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia), che l’hanno ritenuta una forzatura: sembra ignorare del tutto che la bocciatura della sua proposta “di votare direttamente il rinvio all’aulanon lo esime dall’obbligo di far comunque votare la X Commissione sulla proposta di deliberazione consiliare n. 42 del 13 febbraio 2020.

La riprova di voler glissare sul suddetto obbligo viene dal fatto che “di fronte al rifiuto dei Vicepresidenti della Commissione, il M5S regionale non ha potuto far altro che presentare una lettera al Presidente dell’Aula, a firma della Capogruppo Roberta Lombardi, per chiedere direttamente la calendarizzazione del Consiglio regionale”.

Non fa sapere però che la lettera del 17 aprile di Roberta Lombardi riporta che “come da Regolamento è imposto il PASSAGGIO NELLA X CCP PER TRE MESI DOPO L’ASSEGNAZIONE” e rimette “alla valutazione degli Organi di aula l’eventuale convocazione in video conferenza della Commissione, anche solo ai fini del voto di rinvio all’Aula”.

Mancano ormai solo 13 giorni alla scadenza dei tre mesi e continua ad essere vigente “il pessimo Ptpr approvato in Aula ad agosto“, perché indebitamente pubblicato dal 13 febbraio 2020, che da 2 mesi e mezzo consente di fare un danno sul territorio che nel ricorso del Governo viene definito gravissimo ed irreparabile.

Marco Cacciatore si salva la coscienza affermando nel post scriptum che lui ad ogni modo continua “a stare dalla parte della salvaguardia, checché ne dicano e pensino sedicenti ambientalisti“: stendiamo un velo pietoso sul seguito che si è permesso di scrivere, con una sentenza da plurale maiestatis senza alcuna dimostrazione dell’accusa che rivolge e che non è di certo degna di una persona che ricopre la sua carica istituzionale. 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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