Un servizio di bike sharing finanziato dalla pubblicità servirebbe come non mai ai cittadini romani proprio ora che si è entrati nella fase due dell’emergenza virus Covid-19

 

Da più parti si conviene sempre di più ormai sull’utilizzo della bicicletta come mezzo sostenibile e più sicuro dell’autobus per gli spostamenti da fare che ci aspettano anche nella fase 3 dell’emergenza virus Covid-19, specie per recarsi al lavoro.

Con una prospettiva del genere, per alleggerire il peso degli spostamenti con gli autobus che possono ora portare un numero dimezzato di cittadini,  occorrerebbe un servizio di bike sharing, comprensivo anche e soprattutto della bici elettrica, che sia esteso a tutta la città, per consentire il massimo utilizzo di questo mezzo per andare a lavorare anche da tutte le parti più lontane della città.

Fin dall’epoca del Sindaco Marino il Comune di Roma aveva mandato in porta la riforma dei cartelloni pubblicitari che prevedeva un servizio di bike sharing finanziato dalla pubblicità ed esteso all’intera città.

: ma per causa delle dimissioni a cui è stato costretto il Sindaco Ignazio Marino la riforma è rimasta interrotta all’inizio della 2° fase con l’adozione da parte della Giunta capitolina dei  piani di localizzazione degli impianti pubblicitari, che riservavano ca. 8.000 mq. di superficie espositiva per finanziare con il ricavo della loro pubblicità proprio un servizio di bike sharing diffuso in tutti e 15 i Municipi di Roma.

L’allora Commissario Francesco Paolo Tronca ha ripreso il procedimento con gli incontri presso ogni Municipio del rispettivo Pia no di Localizzazione.

Benché divenuta Sindaco del Comune di Roma dal 22 giugno del 2016, Virginia Raggi e la sua Giunta hanno impiegato più di un anno per chiudere la 2° fase della riforma dei cartelloni pubblicitari con la approvazione definitiva dei Piani di Localizzazione degli impianti Pubblicitari avvenuta con la deliberazione della Giunta capitolina n. 243 del 13 novembre 2017: ma anziché dare avvio alla 3° conclusiva fase della riforma con l’entrata a regime tramite i bandi di gara per l’assegnazione anche delle posizioni in cui istallare gli impianti pubblicitari destinati al servizio di bike sharing, la Giunta ha “congelato”, per non dire “affossato” di fatto  fino ad oggi la riforma per dare spazio a tutta une serie di iniziative rivelatesi quasi tutte fallimentari.

La volontà di introdurre a Roma  un  servizio di bike sharing in modalità “free floating” (flusso libero) è stata annunciata dalla stessa Sindaca di Roma nella mattinata del 16 novembre 2017 quando ha portato il suo saluto di apertura ai lavori della 2° Conferenza Internazionale di VeloCittà: sulla stessa direzione si è dichiarata poco dopo anche l’allora Assessora alla Città in Movimento Linda Meleo.

Senza uno straccio di regolamento dalla fine di novembre del 2017 sono comparse a Roma le biciclette a flusso libero (senza bici a pedalata assistita, cioè elettriche) gestite dalla OBike Italia che dopo nemmeno un anno ha annunciato il suo ritiro dall’Italia per causa degli atti di vandalismo di cui sono state fatte oggetto le sue biciclette.

Ciò nonostante il 13 dicembre 2018 l’allora Assessora Linda Meleo ha partecipato addirittura di persona alla presentazione di un ulteriore servizio di Bike Sharing a flusso libero da parte della società di Hong Kong Gobee.Bike, che il successivo 15 febbraio 2018 con un comunicato stampa ha annunciato l’intenzione di dover lasciare l’Italia e l’Europa per causa sempre del vandalismo contro le proprie flotte di biciclette, che ha reso economicamente insostenibile la prosecuzione del servizio.

Malgrado i due suddetti fallimenti, con Deliberazione Giunta Capitolina n 191 del 24 ottobre 2018 linee guida bike sharing si è preferito approvare delle “linee guida per lo svolgimento del servizio di Bike Sharing a flusso libero, in via sperimentale, per la durata di tre anni, sul territorio di Roma Capitale”.

Si tratta di una sperimentazione che non è nemmeno estesa all’intera città, perché limitata all’interno del Grande Raccordo Anulare, che non prevede bici a pedalata assistita, ma che è consentita contemporaneamente a più operatori: ciò nonostante è fallita anch’essa miseramente.

Dall’ottobre dell’anno scorso la Giunta Raggi è tornata alla carica lasciando entrare sul mercato di Roma dapprima le biciclette a pedalata assistita “Jump” gestite dalla Uber, che sono state camuffate da servizio di bike sharing quando si tratta a tutti gli effetti di un vero e proprio servizio di noleggio, per giunta a costi molto elevati.

Alla “Jump” cui ha fatto seguito in concorrenza poco dopo la bici “Greta” della Helbiz.

L’ultima trovata della Giunta Capitolina per affrontare l’emergenza da virus Covid-19 è stata quella di puntare anche sui monopattini elettrici in sharing, prevedendo una ennesima sperimentazione per 2 anni di  16.000 monopattini elettrici che serviranno più a livello di viste turistiche della capitale, che per spostarsi con essi per andare a lavorare.

Per aiutare Roma ad affrontare la fase 2 post lockdown, senza vedere il centro della città invaso dalle auto, pochi giorni fa la Giunta capitolina ha deciso di realizzare 150 km. di piste, approvando un piano straordinario “di interventi da realizzarsi mediante sola segnaletica orizzontale e verticale su carreggiate di infrastrutture viarie”.

Un piano d’emergenza che si muove però a partire da progetti già discussi e affrontati all’interno del piano urbano per la mobilità sostenibile.

Ma si tratta di un piano che rischia di essere destinato anche lui al fallimento se sui 150 km. non si farà circolare un vero e proprio servizio pubblico di bike sharing, diverso dai servizi privati  che circolano senza regole e senza essere estesi all’intera città o che peggio ancora al m omento esistono a livello solo sperimentale.

In un momento di emergenza come questo non solo sui 150 km. di piste ciclabili, ma anche sulle strade di Roma, questa Giunta Capitolina dovrebbe sbrigarsi a riversare una marea di biciclette, chiudendo la riforma dei cartelloni pubblicitari mettendo quanto prima a gara tutte le posizioni individuate dai Piani di Localizzazione approvati ben 30 mesi fa.

Ora la legge di bilancio n. 160 del 28 dicembre 2019 ha introdotto importanti novità nel settore proprio della pubblicità, introducendo l’obbligo di un unico canone di pubblicità che dovrà entrare in  vigore a partire dal 1 gennaio del 2021 e che obbliga ad una preventiva approvazione (possibile già entro il prossimo mese di giugno) di una deliberazione interassessorile che stabilisca la tariffa unica, per poi procedere alla approvazione dell’adeguamento del Regolamento di Pubblicità da parte della Assemblea Capitolina presumibilmente entro il prossimo autunno e solo dopo passare ad indire i bandi di gara entro la fine di quest’anno.

Se solo lo si volesse in termini “politici”, in considerazione dell’emergenza in atto, la Giunta della Raggi potrebbe (se non dovrebbe) anticipare i tempi per entrare il prima possibile a regime con  la chiusura definitiva della riforma dei cartelloni pubblicitari, di cui ora non è più accettabile a maggior ragione il ritardo.

Per invogliare i cittadini romani a preferire questo modo individuale di spostarsi ai mezzi di trasporto collettivo di massa il Comune di Roma potrebbe fare abbonamenti speciali e scontare della metà il pagamento dei pedaggi, rimborsando dei mancati introiti chi si aggiudicherà la gestione del servizio di bike sharing.

L’utilizzo massiccio di questo servizio contribuirebbe oltretutto a diminuire l’inquinamento da traffico automobilistico di cui è vittima la città metropolitana di Roma.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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