L’acqua pubblica torna nel mirino con nuovi insulti

 

Il primo Maggio Dacia Maraini – interlocutrice da tempo del movimento per l’acqua pubblica – ha scritto sul Corriere della Sera un ineccepibile articolo contro la privatizzazione dell’acqua.

Il giornalista Taradash le ha risposto con un livido attacco personale e una sorta di minaccia al Corriere che le ha dato spazio.

«Diffido me stesso dal comprare mai più una copia del Corriere della Sera ….

ha toccato il fondo dello stagno….

Pubblicando l’appello di una nota “intellettuale incivile” (sulle ragioni di questa definizione conto di tornare presto) come Dacia Maraini che chiama alla mobilitazione contro la “privatizzazione” di un bene indispensabile come l’acqua.

Perché, scrive, «la cultura della privatizzazione ha devastato la democrazia e tutto ciò che è pubblico».

Quando, sostiene Taradash «…tutti sanno che: in Italia le reti idriche sono di intera proprietà pubblica, cioè sono al cento per cento un bene pubblico, la gestione dei servizi idrici è in parte privatizzata ma il pubblico detiene il controllo …. delle aziende idriche … mai più una copia».

Dacia Maraini ha deciso di soprassedere alle offese.

Io invece sono giorni che mi rodo per la gravità di queste parole.

Taradash è un giornalista ed è un Radicale.

Possibile che non si sia chiesto quanto sia grave l’aggressione che traspare da ciò che scrive, contro una importante scrittrice e al giornale che le ha dato spazio?

Sollevano enormi questioni di diritto e di democrazia.

Dacia Maraini nel suo articolo ha scritto del diritto all’acqua, oggi più che mai d’attualità in tempi di pandemia, di salute e di igiene e ha scritto di gestione dell’acqua in Italia da tempo prevalentemente privatizzata.

È una menzogna?

No.

Lo dicono le leggi e un referendum.

Taradash è libero di pensare che una Spa sia un organismo pubblico, ma non è così.

Può pensare che aziende quotate in borsa come Acea, A2A, Hera, Iren, che chiudono il rubinetto a chi non è in grado di pagare, siano pubbliche.

Ma non è così.

Sono solo sue opinioni, non lo sono per Dacia Maraini, per il sottoscritto e sopratutto non sono l’opinione di 27 milioni di cittadini italiani che hanno votato un referendum.

Non è nemmeno l’opinione del Papa.

E Taradash tutto questo dovrebbe saperlo.

Taradash dovrebbe sapere cosa vuol dire diritto di opinione, perché è un giornalista e un radicale che si presume attento a questa libertà, a quella di stampa e a quella referendaria.

Non c’è giustificazione a tali esternazioni che non sono riducibili ad ostilità personali.

Sono parole troppo pesanti per lasciar perdere e penso siano mosse da ben altri interessi.

Sono rivolte all’intellettuale stimato.

Sono un monito a tutti coloro che hanno notorietà, credibilità culturale e stima nell’opinione pubblica perché non si facciano paladini di «certe battaglie».

Perché le privatizzazioni dei beni comuni fondamentali alla vita sono le battaglie del nostro tempo che corre veloce verso gli immani disastri delle disuguaglianze sociali e del degrado ambientale.

Dietro si muovono colossali interessi economici e di potere, nessuno lo può ignorare.

Sull’acqua e la salute, si gioca adesso, in questi anni, la partita di chi le avrà «in mano».

Si gioca adesso chi avrà il potere di decidere chi berrà sano e chi morirà di dissenteria, chi avrà accesso alle cure e chi verrà escluso.

In questi mesi di coronavirus il mondo ha cominciato a provare sulla propria pelle, sulla pelle dei suoi vecchi, cosa vuol dire privatizzazione della sanità o cosa vuol dire essere un inutile costo.

Ha cominciato a capire cosa vuol dire pagare per il diritto a vivere e persino per avere un tampone o una mascherina.

La crisi economica, la povertà e la disoccupazione che si annunciano dopo il virus, ci diranno quanto anche il costo di una «bolletta» dell’acqua peserà nella vita delle persone.

Dietro l’attacco ad una scrittrice come Dacia Maraini – forse Taradash non l’ha capito – c’è molto di più del livore inconsulto.

C’è il segno che è in atto uno spartiacque epocale di civiltà e c’è la risposta di qualcuno potente alla domanda: dopo il covid si cambia o tutto sarà come prima o peggio di prima?

Non faccio appelli.

Invito a meditare che l’acqua pubblica torna sotto attacco.

(Articolo di Emilio Molinari, pubblicato con questo titolo il 13 maggio 2020 sul sito online del quotidiano “il manifesto”)

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