“Riparti Piemonte”, ma con il cemento

 

Alla Regione Piemonte è in questi giorni in discussione il DDL 95 “Riparti Piemonte”, per il quale è stata approvata la dichiarazione di urgenza ed il conseguente dimezzamento dei tempi massimi per l’approvazione in prima Commissione.

A Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, il provvedimento non piace proprio: «Faremo le nostre considerazioni nei tempi e nei modi previsti dalla normativa, ma vogliamo affermare con forza che così non va bene riconosciamo la necessità di assumere misure urgenti per affrontare la grave crisi economica conseguente alla pandemia, ma riteniamo gravissimo che si punti per l’ennesima volta sull’immobiliarismo, sul “lasciar fare il mattone”,  cercando di allentare e ridurre il sistema dei controlli delle trasformazioni edilizie ed urbanistiche.

Non è accettabile, inoltre, che nell’impianto della legge siano state infilate a forza modifiche a norme non collegate al problema che si vuole affrontare.

Basta pensare agli articoli 51 e 52 che spazzano via definitivamente 2 Commissioni regionali (la Commissione tecnica urbanistica e la Commissione detta 91bis per i beni culturali)».

I punti del testo in discussione che non convincono gli ambientalisti piemontesi sono molti: «Dall’allentamento delle tutele nei centri storici all’ulteriore facilitazione delle varianti urbanistiche per le cave; dalla rimozione del vincolo di continuità ai centri abitati per le aree oggetto di variante, alla riduzione dei controlli e della trasparenza e condivisione delle trasformazioni urbanistiche; dall’ampliamento delle semplificazioni in contrasto con prescrizioni procedurali di legge alla riduzione e/o eliminazione degli oneri di urbanizzazione pagati ai Comuni, con un non meglio precisato rimborso da parte della Regione, scaricando quindi sulla Comunità oneri in precedenza a carico dell’imprenditore».

Critiche condivise anche dal consigliere regionale piemontese del Movimento 5 Stelle Giorgio Bertola: «C’è poco ambiente e poca economia circolare nel Riparti Piemonte della giunta Cirio.

Nei 200 milioni messi a disposizione dalla regione per la gestione dell’emergenza non c’è nulla che lasci intendere uno slancio verso un’economia più sostenibile.

I 44 milioni sbandierati dall’assessore Marnati sono tutti finanziamenti già previsti a bilancio,  tra fondi europei (per la maggior parte) e soldi regionali.

Anche i 6.9 milioni per l’efficientamento energetico si riferiscono alla legge regionale 7 del 2018.

Snobbato anche il settore agroambientale a cui vengono destinati solamente 600.000 euro.

Tutti gli altri movimenti saranno frutto di spostamenti di capitale all’interno del Programma di Sviluppo Rurale (PSR).

E’ insomma un Riparti Piemonte che guarda al passato, ad un’Italia post bellica e rurale che pensava di poter ripartire dall’edilizia.

Ora la massima semplificazione dell’iter amministrativo e la riduzione di oneri e adempimenti in materia di urbanistica e di tutela del paesaggio rischiano di accelerare solo cementificazione e sfruttamento del suolo.

Eppure la gestione della  fase post-emergenziale  da un punto di vista climatico e ambientale è alla fase cruciale.

Questa battuta d’arresto globale dovrebbe essere – come sostiene una buona parte della comunità scientifica – un’occasione per ripensare le strategie economiche in una chiave più sostenibile e low carbon ma a conti fatti il rischio che questa pandemia possa trasformarsi in una debacle delle politiche per il clima è concreto.  

La terra è tornata a respirare ma si tratta soltanto di una fase temporanea.

Ciò che preoccupa è che le tematiche ambientali, davanti a un’urgenza di recuperare i danni economici provocati dalla catastrofe, possano essere messe in secondo piano determinando conseguenze ancora più devastanti».

Per Marco Grimaldi, capogruppo in Regione Piemonte di Liberi Uguali Verdi, «il ‘Riparti Piemonte si è già incagliato».

Commentando la commissione legislativa di ieri che doveva velocemente chiudere e votare le misure di sostegno economico per le categorie e le aziende in difficoltà.

Grimaldi dice che «in verità è stata una Waterloo.

Da venerdì scorso chiediamo alla Giunta quali siano i criteri per cui alcune attività imprenditoriali vengono ricomprese all’interno del Bonus a fondo perduto e altre, magari molto simili, no.

Ma questa semplice domanda non ha avuto ancora risposta».

Secondo l’esponente di Leu e Verdi, «la Giunta sa fare male il proprio lavoro in Regione ma benissimo la comunicazione sui social: è riuscita nel miracolo di riscrivere il provvedimento tre volte, inserendo di volta in volta gli emendamenti delle opposizioni ma, come per magia, tra una versione e l’altra, con sempre meno fondi; oggi, addirittura, il Vicepresidente e alcuni Assessori su Facebook pubblicavano un elenco aggiornato di categorie a cui spetterà il bonus, citando emendamenti ancora una volta preparati dalle minoranze per coprire le falle del ‘Riparti Piemonte’, ma non ancora votati».

Prino conclude: «Non siamo per nulla soddisfatti da un provvedimento legislativo contenente molte disposizioni che sono totalmente estranee alle problematiche dell’emergenza sanitaria e che, a prescindere dall’approssimazione tecnica, andrebbero proposte e discusse con provvedimenti pertinenti e organici.

Da ogni angolo del pianeta stiamo assistendo a tentativi di smantellamento delle leggi ambientali nel nome della ripresa economica post-pandemia, ad un tentativo di deregulation generalizzata che porterà ad un futuro peggiore in termini economici, sociali, ambientali e sanitari.

Siamo certi che questo provvedimento non persegua questi obiettivi, ma se il Piemonte intende realmente “porsi all’avanguardia… facendo scuola in tutta Italia” sarebbe opportuno rivederlo per cancellare anche il semplice dubbio».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 14 maggio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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