Più tavolini per i ristoranti ma “a 5 metri dai palazzi vincolati”. Così per gli esercenti è difficile fare domanda

 

Più tavolini sì, fino al 35% rispetto a quelli già presenti, ma distanti dai monumenti e anche dagli edifici vincolati, di cui, si sa, è pieno il Centro storico.

Così, con poche righe fissate in queste ore dagli uffici tecnici, le possibilità per i ristoratori del cuore di Roma di ampliare l’occupazione di suolo pubblico e far fronte alla crisi economica si riduce di molto.

Altro che semplificazione e rapidità tanto invocate dal Campidoglio e fissate nella delibera di giunta immediatamente esecutiva, licenziata il 21 maggio e già di per sè frutto di un iter lungo e travagliato.

Arrivati a dama, o almeno così pareva, pochi giorni dopo il voto sono arrivati i paletti del dipartimento Commercio: una lista di 33 criteri da rispettare con pareri di vigili urbani, Soprintendenza di Stato e Sovrintendenza capitolina che limitano in maniera sostanziale la possibilità per gli esercenti di allargarsi. 

“A 5 metri dai palazzi vincolati”

Uno su tutti quello che preoccupa, e interessa per ovvie ragioni gli esercenti del Centro storico, riportato al punto 14 dell’elenco e frutto del parere della Soprintendenza di Stato.

I tavolini devono rispettare una “distanza dai monumenti pari ad almeno 5 metri dal perimetro (compresi edifici vincolati e mura)”.

Il criterio è classificato come “inderogabile”.

In un’area patrimonio dell’Unesco però i palazzi con vincoli sono dappertutto.

Non a caso il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini aveva messo nero su bianco nell’ultimo decreto di aiuti alle imprese la possibilità di derogare dai pareri proprio della Soprintendenza per sei mesi.

Il Campidoglio non ha evidentemente seguito la linea.

8La ragione?

Solo il Consiglio può decidere

“Il distanziamento di 5 metri dai monumenti è previsto dall’art. 4 quater comma 4 lett. c) del Regolamento e non rientra nei poteri della Giunta” si risponde alle Faq (Frequently asked question) pubblicate ieri sul sito del Comune.

Già, che toccasse all’Aula capitolina intervenire su una serie di questioni afferenti la materia lo si è detto fin dall’inizio.

Ma incontrarsi su un testo unico da votare rapidamente in Consiglio comunale avrebbe richiesto tempi biblici, e allora Raggi è intervenuta con tanto di annuncio televisivo: “Ora facciamo un’ordinanza”. 

L’ordinanza non era tecnicamente fattibile, quindi si è optato per una delibera di giunta subito esecutiva da approvare successivamente in aula Giulio Cesare per emendamenti vari ma che nel mentre permettesse agli esercenti di fare comunque domanda (con controlli dei vigili urbani a posteriori) e posizionare i tavolini. 

Tra i limiti anche le strisce blu

Ma il problema è emerso subito e da qualcuno ampiamente anticipato.

Alcune regole possono essere derogate solo con un voto dell’Aula.

C’è la distanza dai palazzi vincolati, ma anche la possibilità di occupare lo spazio delle strisce blu (vietato al punto 7 nella lista dei 33 criteri degli uffici tecnici). 

“La delibera dice tavoli per tutti ma non è così” commenta a RomaToday Federico Rossi, titolare del Caffè Martini al Colosseo. 

“Hanno inserito troppe regole inderogabili.

Noi dovremmo stare sulle strisce blu e non abbiamo quindi a oggi nessun possibilità di allargamento”

Tutte questioni sulle quali solo l’Assemblea capitolina può esprimersi. 

Confesercenti: “Delibera vada al più presto in aula”

E allora i ristoratori aspettano di aver un quadro normativo di riferimento il più chiaro possibile per non rischiare di incappare in errori e sanzioni. 

“Oggi abbiamo fatto una riunione con l’assessore Cafarotti.

Chiediamo che la delibera venga portata il prima possibile in Consiglio” commenta il presidente di Fiepet Confesercenti Roma, Claudio Pica. 

“Non ci si può mettere un mese, il testo definitivo deve essere licenziato al massimo entro dieci giorni”.

Di arrivare al più presto a una sintesi che fissi criteri certi parla anche il Partito democratico.

Il gruppo dei dem aveva già protocollato una proposta di delibera proprio sul tema. 

Il flash mob del Pd in Campidoglio

“È ora che si convochi urgentemente la capigruppo e si arrivi a un atto condiviso.

Il settore del commercio è quello più gravemente colpito dalla crisi e rappresenta l’ossatura dell’economia della città” dichiara il capogruppo dem Giulio Pelonzi, oggi sotto al Campidoglio per un flash mob. 

“I commercianti stanno facendo le richieste sulla Osp sulla base della delibera di giunta transitoria, ma le norme potranno cambiare e i commercianti sono esposti al pericolo di investimenti che potranno risultare vani a breve, e quindi chiediamo di convergere subito su un atto condiviso da portare in Aula, anche perché il provvedimento emanato dalla giunta è più restrittivo di quello previsto dal governo”.

Sulla questione è intervenuta anche la presidente del I municipio Sabrina Alfonsi: “Si devono aiutare le imprese del centro storico garantendo agli uffici di poter lavorare su regole certe.

L’emergenza è oggi, serve una risposta vera e veloce alla città”. 

(Articolo di Ginevra Nozzoli, pubblicato con questo titolo il 26 maggio sul sito online “Roma Today”)

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N.B. – Prima di arrivare al voto in aula Giulio   Cesare, sulla  proposta di delibera della Giunta Capitolina bisogna acquisire prima i “pareri” di tutti i  Municipi, a cui dovrà controdedurre la Giunta Capitolina.

Il provvedimento d’urgenza approvato dal Governo con la deliberazione n. 87 del 22 maggio 2020 non è più restrittivo di quanto consente l’art. 181 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 (cosiddetto “decreto rilancio”), dal momento che detta le “Linee Guida di immediata applicazione delle misure di sostegno per le imprese di pubblico esercizio di cui all’art. 181 del D.L. n. 34 del 19.5.2020”  prescrivendo il rispetto dei 33 “criteri minimiche il Dipartimento dello Sviluppo Economico e Attività Produttive ha dovuto concordare con la Soprintendenza Statale, il Comando Generale di Polizia Locale di Roma Capitale e la Sovrintendenza Capitolina.

Alla accusa che la giornalista rivolge anche riguardo alla tutela dei monumenti e vie e piazze vincolate (Altro che semplificazione e rapidità”) c’è da far presente che la legge non ammette ignoranza, per cui ci sono da tener presenti i seguenti 2 articoli del “Codice dei Beni Culturali e del paesaggio”, peraltro non citati come fonte normativa di riferimento del “criterio minimo” n. 14.

L’art. 45 del D.Lgs. n. 42/2004 riguarda le “Prescrizioni di tutela indiretta” e dispone testualmente:

«1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.

2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici.»

L’altra fonte normativa di riferimento è il successivo art. 52, che riguarda l’ “Esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali” e che al comma 1-ter detta la seguente disposizione: «Al fine di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, i competenti uffici territoriali del Ministero, d’intesa con la regione e i Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la necessità, l’uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di CONCESSIONI di posteggio o di OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO»

Nel rispetto di queste regole minime per gli esercenti non è affatto difficile fare domanda,  nel senso che o possono comunque occupare lo spazio pubblico attorno ai monumenti nel rispetto delle norme nazionali oppure no:  differentemente siamo nella deregulation più totale.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi  

 

 

 

 

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