Clima, pedalando con i ragazzi di Greta. “Il vero virus è l’inquinamento”

 

Ruote gonfie.

Catena oliata.

Polpacci — viste le scorie del lockdown — in discreta forma. I ragazzi del clima dei Fridays for future — «dopo due mesi di scioperi e attivismo digitali» assicura la responsabile di Milano Sarah Brizzolara — salgono in sella e tornano in piazza (in bicicletta) a difendere il futuro del pianeta.

«Siamo stati cento giorni chiusi in casa e, guarda caso, la terra è stata subito meglio », dice Gaia Del Dotto, arrivata da Varese con la sua mountain bike.

A guardare il cielo limpido e azzurro sopra i 200 attivisti a due ruote riuniti a Largo Cairoli — concentramento milanese del primo bike-strike del dopo Covid — ci sarebbe da darle ragione.

Ma basta che il gruppone (vecchi e giovani, bici a scatto fisso e Grazielle d’annata) inizi a pedalare sul pavè di Foro Bonaparte dribblando l’ingorgo d’auto per capire — come dice sconsolato l’ex operatore nel mondo delle comunicazioni Lorenzo Buriani — «che tutto tornerà rapidamente come prima».

Prima tappa e sosta a Cadorna, davanti alla Stazione Nord.

Obiettivo: chiedere il trasporto pubblico gratuito per tutti.

Un sogno?

«Può darsi, ma i sognatori hanno cambiato il mondo — dice Daniel Matta, forte dei suoi 21 anni e malgrado un lavoro saltato causa coronavirus — . L’Italia deve essere più coraggiosa: dobbiamo sostituire i benzinai con i totem per ricaricare le auto elettriche.

A Milano si devono riaprire i Navigli».

Le proteste dei commercianti che temono la morte del centro storico?

«Se ne faranno una ragione. Senza auto e portando il marmo con le chiatte abbiamo costruito il Duomo!». 

Il serpentone di biciclette circumnaviga il centro sulla cerchia interna.

Una fermata davanti alla A2A per chiedere la chiusura dell’inceneritore di Brescia — «l’inquinamento è un virus invisibile che fa più vittime del Covid» dice Brizzolara — poi lo stop davanti al consolato del Brasile per condannare il negazionismo ambientale e sanitario di Bolsonaro, “Assassino, assassino”, scandisce il coro di ciclisti suonando i campanelli a stormo.

Una bici cargo caricata con gli amplificatori accompagna il coro con Manu Chao e Stalingrado degli Stormy Six.

E da lì si riparte pedalando verso Corso Vittorio Emanuele verso la nuova ciclabile disegnata a tempo record dal Comune tra il centro di Milano e Sesto San Giovanni.

«È la prova che volere è potere — dice Paola Gusnelli sulla sua vecchia bicicletta — c’è voluto il coronavirus per fare in cinque giorni quello che non si faceva da anni e per approvare, era ora, gli incentivi per le due ruote».

La pandemia, d’altronde «è l’effetto e l’inquinamento è la causa», chiosa Buriani schivando i pedoni di Piazza San Babila.

Gli studi scientifici, al riguardo, non hanno certezze assolute.

Ma nessuno tra i ragazzi (e i diversamente ragazzi) di Greta mette in dubbio il legame.

«Dovremmo affrontare le tematiche ambientali con lo stesso spirito di squadra con cui abbiamo vissuto l’emergenza sanitaria », sostiene Arno, con un po’ di fiatone nascosto dalla mascherina blu.

Il dopo-crisi, tra l’altro offre un’occasione unica: «L’Europa ha stanziato centinaia di miliardi — aggiunge il 31enne psicologo — sono soldi che dobbiamo usare bene per un’autentica riconversione ambientale e non per incentivare consumi fini a se stessi».

 

Caldo e traffico non fermano — dopo i mesi di clausura in casa — l’entusiasmo (anche se a ranghi un po’ ridotti «per problemi di comunicazione », dicono gli organizzatori) del bike-strike .

Corso Buenos Aires è intasata come nel pre-Covid.

Ma le biciclette si fermano davanti alle vetrine della United Colors dei Benetton, rei di «devastare ecosistemi e salute», come recita lo striscione srotolato davanti al cordone di poliziotti, con i loro investimenti sudamericani.

L’ultima tappa è davanti a quello che negli ultimi mesi è diventato nel bene e nel male l’ombelico della Lombardia.

Quel Palazzo della Regione dentro cui — proprio mentre arriva il corteo del Fridays for future — si stanno snocciolando gli ultimi dati della pandemia.

I contagi oggi sono risaliti, dice il tam tam tra le biciclette, i tamponi positivi sono in aumento.

Il megafono degli organizzatori ripete il suo mantra: «Molti dei morti di Covid in Lombardia sono mancati perché avevano i polmoni già danneggiati dall’aria che respiriamo tutti i giorni».

Il sole scende a ovest verso l’orizzonte.

Il bike-strike si scioglie, appuntamento venerdì prossimo.

Gaia Del Dotto è pronta a ricaricare la mountain bike sul treno per Varese.

«Pago tre euro di supplemento e non ci sono nemmeno gli spazi per la bici», dice scoraggiata.

La strada per salvare il pianeta, purtroppo, è ancora molto lunga.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 6 giugno 2020 sul sito online del quotidiano “la Repubblica”)

 

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