Occupazione del suolo pubblico di Roma: i quattro “nodi” su cui la Commissione Commercio ha cercato una convergenza per presentare emendamenti unitari

 

Sulla polemica  incandescente che si è accesa riguardo alla occupazione di suolo pubblico da concedere soprattutto a bar e ristoranti si è creato un autentico guazzabuglio che ha portato alla approvazione di una deliberazione della Giunta Capitolina ed alla presentazione di altre tre proposte di deliberazione, su cui è bene fare chiarezza.

LE MISURE DI SOSTEGNO DEL GOVERNO

Con l’art. 181 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 (cosiddetto “decreto rilancio”) il Governo ha dettato delle misure di “Sostegno delle imprese di pubblico esercizio” che consistono anzitutto nell’esentare dal 1 maggio 2020 al 31 ottobre 2020 ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari, bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari, nonché sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari (elencati all’art. 5 della legge n. 287/1991) dal pagamento tanto della tassa per l’occupazione di suolo pubblico quanto dal  canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche.

Per il ristoro anche al Comune di Roma delle minori entrate derivanti dai suddetti tributi non pagati per 6 mesi il Governo ha istituito un fondo con una dotazione di 127,5 milioni di euro per l’anno 2020.

Le misure consentono di presentare in via telematica all’Ufficio competente dell’Ente Locale domanda con allegata la planimetria relativa non solo all’ampliamento delle superfici già concesse, ma anche al rilascio di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico a chi non ne sia titolare affatto: consentono di farlo in deroga al “Regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive” e senza l’applicazione dell’imposta di bollo sugli atti.

La posa in opera temporanea dei tavolini e del relativo arredo è considerata intervento di edilizia libera che non ha bisogno di titolo abilitativo e che quindi può essere messa in atto contestualmente alla domanda, equiparata a dichiarazione di inizio di attività, mantenendo sul territorio tavolini e relativi arredi fino al 31 ottobre del 2020.

La domanda di occupazione di suolo pubblico da parte dei  titolari delle suddette imprese di pubblico esercizio può riguardare “vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico”, su cui può avvenire ad ogni modo la posa in opera temporanea fino al 31 ottobre del 2020 di “strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni”.

Se  la posa in opera temporanea delle suddette strutture amovibili ricade in aree soggette tanto a vincolo archeologico o storico-monumentale quanto a vincolo paesaggistico “non è subordinata alle autorizzazioni di cui agli articoli 21 [nulla osta della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, ndr.] e 146 del decreto legislativo 22 febbraio 202 n,. 42 [autorizzazione paesaggistica, rilasciata dal Comune di Roma in subdelega, previo parere della suddetta Soprintendenza, ndr.]”.

LA DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA CAPITOLINA N. 87 DEL 21/22 MAGGIO 2020

In recepimento del suddetto art. 181 del D.L. 34/2020 nella notte tra il 21 ed il 22 maggio la Giunta Capitolina ha approvato la deliberazione n. 87 con cui ha dettato 12 “Linee Guida di immediata applicazione delle misure di sostegno per le imprese di pubblico esercizio di cui all’art. 181 del D.L. n. 34 del 19.5.2020”.

Il punto 1 delle Linee Guida detta la seguente disposizione: «I titolari di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande possono effettuare, in via eccezionale, l’ampliamento della superficie di occupazione di suolo pubblico (OSP) già autorizzata fino ad un massimo del 35% o, laddove non fossero già in possesso di una concessione OSP, una nuova occupazione di suolo pubblico per una superficie massima del 35% della superficie dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande … presentando, contestualmente all’occupazione, domanda al Municipio territorialmente competente».

Il punto 1 consente di provvedere alla occupazione di suolo pubblico contestualmente alla presentazione della domanda al Municipio territorialmente competente, che ai sensi del successivo punto 8 rilascerà la concessione – comunque valida solo fino al 31 ottobre 2020 – entro 30 giorni oppure entro 60 per le occupazioni ricadenti nella Città Storica, facendola comunque decorrere retroattivamente dalla data di occupazione. 

Ma l’occupazione di suolo pubblico deve ad ogni modo avvenire nel rispetto di 33  “criteri minimi essenziali per l’istruttoria dei procedimenti semplificati” che sarebbero stati già concordati con la Soprintendenza Statale, il Comando di Polizia Locale di Roma Capitale e la Sovrintendenza Capitolina e che sono stati fissati con Determinazione Dirigenziale prot n. QH20200020530 del 22 maggio 2020, con cui sono stai approvati anche i due modelli che dovranno essere utilizzati per la redazione delle domande.

Non potendo modificare il vigente Regolamento in materia di Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP), perché un tale compito spetta solo e soltanto all’Assemblea Capitolina, le 12 Linee Guida lo rispettano fedelmente anche per quanto riguarda l’obbligo di conformarsi al “Catalogo dell’Arredo Urbano Commerciale” perché peraltro prescritto anche dal “Testo Unico del Commercio” (legge regionale n. 22 del 6 novembre 2019, art. 79, comma 3).

Se ne discostano invece al punto 11 dove sospendono indebitamente fino al 31 ottobre 2020 i Piani di Massima Occupabilità (OSP).

Da lunedì 25 maggio 2020  ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari, bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari hanno così potuto occupare il suolo pubblico con  tavolini ed i relativi arredi presentando, contestualmente all’occupazione, domanda al Municipio territorialmente competente, autocertificando la sussistenza e il rispetto dei “criteri minimi”.

I “CRITERI MINIMI” INDEROGABILI PER L’ISTRUTTORIA DELLE DOMANDE DI CONCESSIONE

 L’obbligo di rispetto di questi “criteri minimi” va prescritto a monte di ogni procedimento, a partire dalle imprese di pubblico esercizio, proprio per garantire ad esse il massimo snellimento delle procedure.

Oltre a richiamare il rispetto di diversi articoli del Regolamento in materia di occupazione di suolo pubblico, entrambi i moduli predisposti per presentare le domande di occupazione di suolo pubblico obbligano infatti ad «impegnarsi a rispettare le prescrizioni contenute nelle Linee Guida in materia di occupazione di suolo pubblico per emergenza da COVID-19 di cui alla Deliberazione G.C. n. 87 del 21/22 maggio 2020 e i criteri minimi inderogabili di cui allo schema allegato sub 1) alla D.D. n…………del……………;», che sono stati pubblicati sul sito del Comune il 25 maggio 2020 e che vanno quindi rispettati a partire da tale data.

Sono in tutto 33 “criteri minimi”, che sono suddivisi nelle seguenti tipologie:

– INDEROGABILI  a seguito del parere del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale  (P.L.R.C.);

– INDEROGABILI a seguito del parere della Soprintendenza Statale e della Sovrintendenza Capitolina;

– DEROGABILI  a seguito del parere del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale  (P.L.R.C.);

DEROGABILI a seguito del parere della Soprintendenza Statale e della Sovrintendenza Capitolina;

– SOGGETI AL PARERE DELLA MOBILITÀ a seguito del parere del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale  (P.L.R.C.) e della MOBILITÀ;

– senza precisazione a seguito del parere del Cor senza precisazione a seguito del parere del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale  (P.L.R.C.).

Analizziamo solo i 2 blocchi di quelli “inderogabili”.

CRITERI MINIMI INDEROGABILI

(parere P.L.R.C.)

Come si può vedere, riguardano soprattutto le strade ed i marciapiedi, indicando per lo più la fonte normativa di riferimento per ognuno dei complessivi 20 “criteri minimi”, che riguarda anche e soprattutto l’art. 20 del Decreto  Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992, con cui è stato emanato il “Codice della Strada”, in base al quale l’occupazione della carreggiata è consentita solo sulle strade di tipo E (quartieri) ed F (strade locali) che sono elencate in ordine alfabetico generale nella Tabella 1 del Piano Generale del traffico urbano (PGTU): l’occupazione della carreggiata «può essere autorizzata a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico ovvero, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione».

Ai sensi del 3° comma dell’art. 20 «l’occupazione di marciapiedi …. può essere consentita fino ad un massimo della metà della loro larghezza, purché in adiacenza ai fabbricati e sempre che rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m.

Le occupazioni non possono comunque ricadere all’interno dei triangoli di visibilità delle intersezioni, …

Nelle zone di rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada, è ammessa l’occupazione dei marciapiedi a condizione che sia garantita una zona adeguata per la circolazione dei pedoni e delle persone con limitata o impedita capacità motoria.»

CRITERI MINIMI INDEROGABILI

(parere Soprintendenza Statale e Sovrintendenza Capitolina)

Dei suddetti 5 criteri minimi inderogabili interessa  il n. 14 che è uno dei più “attenzionati” perché relativo alla distanza dai monumenti, compresi gli edifici vincolati e le mura, per i quali si prescrive in generale una distanza di almeno 5 metri.

Ma al riguardo viene riportato a margine il seguente parere, che dovrebbe essere della Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio: «Per ragioni di sicurezza tale limite precauzionale non può essere derogato in caso di statue, fontane e altri elementi di particolare pregio.

Per quanto riguarda le Mura Aureliane, le Mura Serviane, le Mura Pontificie (compreso il Passetto di Borgo), le Porte urbane e gli acquedotti, il limite – non derogabile – è di 50 ml ed è stabilito con Decreto del Direttore Regionale Lazio MiBACT del 28.10.2011.

Rispetto agli edifici vincolati (oggetto di provvedimento di tutela ai sensi del D.Lgs. 42/2004 al pari dei sopra citati monumenti), è sempre stata applicata la prescrizione di prevedere un distacco di almeno 1 m. dai prospetti dell’edificio che rappresenta una norma minima di salvaguardia di tutela indiretta, rispetto alla citata distanza di 5m, a cui la Soprintendenza Statale non ritiene opportuno derogare».

Non viene citata la fonte normativa di riferimento, che per il caso in questione è l’art. 52, che riguarda l’ “Esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali” e che al comma 1-ter detta la seguente disposizione: «Al fine di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, i competenti uffici territoriali del Ministero, d’intesa con la regione e i Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la necessità, l’uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di CONCESSIONI di posteggio o di OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO». 

LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA CAPITOLINA DEL 21/22 MAGGIO 2020

Ma nella notte tra il 21 ed il 22 maggio 2020 la Giunta Capitolina ha anche deciso di sottoporre alla approvazione dell’Assemblea Capitolina una proposta di deliberazione (detta “Cafarotti”) relativa alla Disciplina transitoria di sostegno alle imprese in applicazione dell’art. 181 del D.L. n. 34 del 19.5.2020”, su cui è stato chiesto il “parere” dei Municipi, da rilasciare entro 20 giorni.

Detta le stesse 12 Linee Guida della deliberazione n. 87 del 21/22 maggio, portando a 60 giorni il rilascio delle concessioni per una occupazione temporanea del suolo pubblico estesa però al 31 dicembre 2020, esentando anche dal “Catalogo dell’Arredo Urbano Commerciale” oltre che dai Piani di Massima Occupabilità (OSP), ed aggiungendo altre 2 Linee Guida  che riguardano la possibilità di occupazione del suolo pubblico anche ad una distanza massima pari a metri 25 dal fronte dell’esercizio, estesa pure alle «strutture ricettive alberghiere in possesso di abilitazione all’esercizio dell’attività di somministrazione alimenti e bevande anche per i non alloggiati.»

A tal ultimo riguardo si fa presente che l’art. 181 del D.L. n. 34/2020 parla di «imprese di pubblico esercizio di cui all’articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287», fra le quali non sono ricomprese anche le strutture ricettive alberghiere.

Allo stesso riguardo il 1° comma dell’art. 78 della legge regionale n. 22 del 6 novembre 2019 (Testo Unico del Commercio) obbliga i Comuni a stabilire i criteri di sviluppo degli esercizi di somministrazione: il 2° comma dispone  che «i criteri previsti al comma 1 non si applicano alle attività di somministrazione che sono svolte:

d) alle strutture ricettive alberghiere, nei confronti delle persone alloggiate e non alloggiate».

Ne deriva che la proposta risulterebbe in violazione di entrambe le suddette disposizioni che sono sovraordinate e da cui non si può quindi derogare: pertanto è più che opportuno che venga soppresso il punto 12 delle Linee Guida.

La proposta prevede pure che l’occupazione di suolo pubblico possa essere estesa con separato atto anche alle librerie.

Anche a tal ultimo riguardo si fa presente che l’art. 181 del D.L. n. 34/2020 parla di «imprese di pubblico esercizio di cui all’articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287», fra le quali non sono ricomprese anche le librerie

Si fa presente che il 1° comma dell’art. 78 della legge regionale n. 22 del 6 novembre 2019  (Testo Unico del Commercio) obbliga i Comuni a stabilire i criteri di sviluppo degli esercizi di somministrazione: il 2° comma dispone  che «i criteri previsti al comma 1 non si applicano alle attività di somministrazione che sono svolte:

a) congiuntamente ad altra attività prevalente, quale quella di spettacolo, intrattenimento, svago, sport, cultura, compresi …, musei, gallerie d’arte, librerie. »

Ne deriva che anche tale proposta risulterebbe in violazione della suddetta disposizione che è sovraordinata e da cui non può quindi derogare. 

È quindi più che opportuno che venga soppresso questo testo.

La proposta di deliberazione della Giunta capitolina presenta ad ogni modo i seguenti nodi.

1 – Non si raccorda con la deliberazione n. 87 del 21/22 maggio 2020 già approvata dalla stessa Giunta Capitolina.

Il testo di un possibile raccordo potrebbe essere il seguente:

«Le concessioni di occupazione temporanea di suolo pubblico fino al 31 ottobre 2020, già rilasciate ai sensi della deliberazione della Giunta Capitolina del 21/22 maggio 2020, n. 87, sono automaticamente rinnovate fino al 31 dicembre 2020».

2 – Finché il testo dell’art. 181 del D.L. n. 34/2002 rimane lo stesso con la sua scadenza al 31 ottobre 2020, per l’arco di tempo che intercorre dal 1 novembre al 31 dicembre 2020 il Governo non dovrebbe più esentare dall’obbligo del rilascio dei “nulla osta” ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. n. 42 del 22 febbraio 2020 (“Codice dei beni Culturali e del Paesaggio”), che va quindi richiesto ed ottenuto da parte della Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Non è invece comunque necessario il rilascio della autorizzazione paesistica in forma semplificata, perché l’art. 4 del D.P.R. n. 31 del 13 febbraio 2017 esonera dall’obbligo di autorizzazione paesaggistica per particolari categorie di interventi, fra le quali rientra la voce B26 dell’Allegato B che riguarda «verande e strutture in genere poste all’esterno (dehors), tali da configurare spazi chiusi funzionali ad attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande».

3 – Dal momento che il “nulla osta” va reso entro 30 giorni dalla data di ricezione della domanda, il rilascio della concessione di occupazione di suolo pubblico deve avvenire conseguentemente entro 60 giorni: ai fini di un raccordo con la deliberazione della Giunta Capitolina n. 87 del 21/22 maggio 2020 che prevede tale scadenza anche entro 30 giorni (come da vigente Regolamento), va prescritto l’obbligo di rilascio generalizzato entro 60 giorni a partire dalla data di  entrata in vigore della deliberazione che sarà approvata dalla Assemblea Capitolina anche per tutte le domande già presentate ed ancora in corso di istruttoria.

4 – A chi chiede per la 1° colta una occupazione di suolo pubblico va concessa una superficie massima pari alla superficie dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e non solo al suo 35%.

5 –  Per evitare disparità di trattamento con la sovrapposizione di occupazione dello stesso suolo pubblico, ogni domanda di nuova occupazione deve prioritariamente riguardare lo spazio antistante l’esercizio, se disponibile, e l‘ampliamento del 35% di superficie già concessa non  può invadere lo spazio che spetta all’esercizio attiguo.

Finché l’Assemblea Capitolina non avrà approvato la proposta di deliberazione che la Giunta Capitolina ha adottato nella notte tra il 21 e 22 maggio 2020 rimarrà pienamente in vigore la deliberazione n. 87 che sempre la Giunta Capitolina ha approvato nella stessa notte.

Teoricamente, se non ci fosse nessuna approvazione da parte della Assemblea Capitolina, la deliberazione n. 87 del 21/22 maggio 2020 potrebbe rimanere in vigore fino a tutto il 31 ottobre 2020.

Il 22 maggio 2020 la proposta di deliberazione della Giunta Capitolina è stata trasmessa ai Municipi per l’acquisizione del “parere” da esprimere entro 20 giorni dalla data di ricezione, vale a dire entro il prossimo 11 giugno.

LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE COMMERCIO ANDREA COIA

 Fin dal 15 aprile 2020 Andrea Coia (M5S), Presidente della Commissione Commercio, si è reso firmatario di una mozione votata in Consiglio Comunale per impegnare Sindaca e Giunta al «ripristino delle occupazioni di suolo pubblico che non erano in contrasto con il pubblico interesse» e supportare la Commissione «nella modifica dei regolamenti di competenza e nell’impulso alla ripartenza del settore attraverso una task force che rivisiti le occupazioni».

Nel corso della seduta della Commissione Commercio del successivo 6 maggio 2020 Andrea Coia si è dichiarato favorevole a concedere la possibilità di “allargarsi” sul suolo pubblico e sistemare una parte dei prodotti in strada o sui marciapiedi, con procedure di autorizzazione ultra-rapide, in 20 giorni: ha proposto di concederle addirittura con la regola del «silenzio-assenso» (ai sensi dell’art. 20 della legge n. 241/1990).

Siccome l’art. 52 del Regolamento del Consiglio Comunale dà anche ad ogni singolo consigliere la facoltà di presentare a sua volta proposte di deliberazione, il 10 maggio 2020 Andrea Coia ha formalizzato una proposta di “Modifica della D.A.C. 91/2019 [con cui l’Assemblea Capitolina ha approvato l’ultima  modifica del Regolamento OSP, ndr.] in merito al Regolamento in materia di occupazione suolo pubblico (OSP) e del canone (COSAP), comprensivo delle norme attuative del P.G.T.U con ripubblicazione integrale dello stesso”.

Mentre la proposta di deliberazione della Giunta Capitolina tiene conto dell’art. 181 del D.L. n . 34/2020 ed è tutta impostata su di esso, perché emanato poco prima, la proposta del Presidente Andrea Coia, in quanto elaborata prima della pubblicazione del “decreto rilancio”adotta un “metodo” del tutto diverso, dal momento che è finalizzata ad apportare una serie di modifiche al vigente Regolamento in materia di Occupazione di Suolo Pubblico (OSP) per farle collimare alla fine con un articolo finale 25, aggiunto ex novo, che estende l’occupazione di suolo pubblico non solo ai “titolari di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”, ma anche agli esercenti all’interno dei mercati, alla gallerie d’arte ed alle librerie.

Opera in sostanza da un lato una profonda revisione strutturale del Regolamento in materia di Occupazione di Suolo Pubblico che non ha niente a che vedere con l’emergenza da Cid-19 e che è destinata a rimanere nel tempo, prevedendo diverse modifiche  che presentano evidenti vizi di legittimità.

Trasforma in “non vincolanti” i pareri in particolare della Soprintendenza statale che sono invece  “preventivi ed obbligatori” e che l’Ufficio competente del Comune ora “può” e non “deve” più chiedere: vi include per di più l’esenzione dal rilascio della autorizzazione paesaggistica in forma semplificata, di cui si dirà specificatamente più avanti.

Accorcia a 15 giorni di tempo anziché 30 il rilascio dei suddetti pareri.

Legittima all’ottenimento delle concessioni di occupazione di suolo pubblico “tutte le attività produttive in sede fissa comprese le librerie ed i centri sportivi all’interno del perimetro di concessione.”

Consente l’istallazione e l’uso di panchine anche nella città storica.

Prevede che si possano approvare anche “progetti che prevedano la realizzazione in tutta la città di aree per uso comune adibite al consumo di alimenti e bevande non funzionali a singoli esercizi commerciali ma a disposizione della cittadinanza”.

Sposta da 6 mesi ad un anno la predisposizione dei Piani di Massima Occupabilità (PMO).

Estende l’occupazione di suolo pubblico anche “su strada con pedane a filo del marciapiede ed elementi dissuasori di sosta”.

Abolisce il divieto di infiggere al suolo coperture con ombrelloni e tende e l’obbligo di sostegni mobili.

Dall’altro lato aggiunge un art. 25 per dettare una “Normativa Transitoria COVID-19 che si applica alle nuove concessioni o all’ampliamento di quelle esistenti che siano presentate entro il 31/12/2020 e che debbono rispettare le seguenti sostanziali condizioni.

1 – Porta a 18 mesi la durata della occupazione temporanea di suolo pubblico.

2 – Sospende l’applicazione dei Piani di Massima Occupabilità (PMO).

3 – Introduce nel procedimento di istruttoria delle domande di concessione, che deve concludersi ad ogni modo in 20 giorni, l’istituto del SILENZIO/ASSENSO che si deve intende concesso contestualmente alla presentazione della domanda a seguito dell’autocertificazione dei requisiti di conformità alla circolazione, alla sicurezza, all’igiene, all’estetica, all’ambiente e alla tutela del patrimonio culturale.

4 – I “pareri”  da esprimere sulle domande di concessione non sono obbligatori ad eccezione delle prescrizioni oggettive inerenti il codice della strada e della distanza di metri 5 dai monumenti e non sono vincolanti.

5 – Consente concessioni di maggiore occupazione all’interno dei mercati, “se richieste entro il 31/12/2020 per 18 mesi in deroga ad eventuali piani di massima occupabilità dei mercati pur nel rispetto delle norme di sicurezza”.

6 – Riduce da 10 metri a 3 metri la distanza dalle paline di fermata.

7 – Proroga di 18 mesi “le concessioni su viabilità principale in scadenza entro il 31/12/2020 che interrompono la continuità della sosta tariffata”.

In un post pubblicato sulla sua pagina facebook Andrea Coia ha sintetizzato la sua proposta.

Anche la proposta di deliberazione di Andrea Coia  è stata trasmessa ai Municipi ai fini dell’acquisizione dei loro “pareri”, per evitare il rischio di ricorsi come precisato dallo stesso Andrea Coia.

LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DEL PRESIDENTE DEL GRUPPO PD ANTONGIULIO PELONZI

 Ai sensi del’art. 52 del Regolamento Consiglio Comunale anche il Presidente del Gruppo PD Antongiulio Pelonzi il 9 maggio 2020 ha voluto presentare una sua proposta di deliberazione che si sostanzia nei seguenti punti.

1 – Porta al 31 dicembre 2020 la scadenza dalla occupazione temporanea di suolo pubblico.

2 – Consente la presentazione della “domanda di ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico regolarmente concessa, anche in deroga ai Piani di massima occupabilità, fino al limite di un ulteriore 35 per cento nell’area del sito Unesco e del 50% nel resto del territorio comunale ovvero, nel caso non fossero già titolari di concessione di suolo pubblico, possono presentare nuova domanda per l’occupazione di suolo pubblico.”

3 – La domanda “dovrà essere presentata secondo una procedura semplificata, prevista dalla normativa vigente, attestante i requisiti oggettivi e soggettivi …., il rispetto delle prescrizioni … e un disegno illustrativo conforme a quanto previsto …

4 – L’occupazione di suolo pubblico può essere concessa in deroga, ma quelle “riguardanti ville storiche, zone sottoposte a vincolo archeologico e zone, strade e piazze sottoposte alla tutela …. dovranno rispettare le prescrizioni che saranno indicate dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma ai sensi della normativa vigente”.

5 – Nel caso in cui non sia possibile l’occupazione di suolo pubblico sul fronte degli esercizi, i titolari possono presentare un progetto di occupazione di spazi pubblici posti nelle immediate vicinanze e, comunque, distanti non più di 20 metri.

6 – “Non sono dovuti COSAP e TARI da parte dei titolari … a far data dal 12 marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021”.

Anche la proposta di deliberazione di Antongiulio Pelonzi  è stata trasmessa ai Municipi ai fini dell’acquisizione dei loro “pareri”, sempre per evitare il rischio di ricorsi.

LE RIUNIONI DELLA COMMISSIONE COMMERCIO E DEI CAPIGRUPPO

 Nel giorni successivi alla presentazione della sua proposta di deliberazione Andrea Coia ha riunito più volte la IX Commissione Commercio da lui presieduta: ricordiamone alcune.

Il 22 maggio 2020 ha riunito la Commissione per la discussone su eventuali emendamenti.

Il 24 maggio 2020  ha fatto due riunioni con la Sindaca, L’assessore Cafarotti e gli uffici per preparare la pubblicazione delle FAQ (Domande e risposte) della procedura che partirà domani e che risponderanno alle domande che abbiamo raccolto con la collaborazione delle associazioni di categoria: ha anche preannunciato una mozione d’aula per anticipare la volontà di approvare al più presto anche queste modifiche al regolamento nelle delibere già in discussione.

Il 27 maggio 2020 ha riunito la sua Commissione assieme alla Commissione Lavori Pubblici per una disamina ed eventuale parere sulle diverse proposte di deliberazione.

Per degli aggiornamenti sempre sulle delibere OSP ha riunito nuovamente la Commissione il 29 maggio 2020.

Il 4 giugno 2020 l’Assemblea Capitolina ha approvato una mozione del M5S per impegnare ad estendere l’esenzione della COSAP fino al 31/12/2020 anche alle nuove tipologie di occupazione quali quelle delle librerie e delle strutture ricettive alberghiere in possesso di abilitazione all’esercizio dell’attività di somministrazione alimenti e bevande anche ai non alloggiati.

Si aggiungono inoltre l’estensione della facoltà di occupazione fino a 25 metri dal fronte dell’esercizio, tramite domanda di ampliamento o di nuova concessione, la deroga al catalogo degli arredi e la deroga, nei casi in cui è possibile, ai criteri minimi previsti quali ad esempio l’occupazione del suolo pubblico in zone con parcheggio codificato.

Lo stesso 4 giugno 2020 c’è stata una riunione dei capigruppo a cui hanno partecipato sia l’Assessore Cafarotti e che il Presidente Coia: si è discusso della proposta di deliberazione della Giunta Capitolina e della opportunità di portare ad essa degli emendamenti concordati, anziché mandare avanti la discussione e votazione separata sulle singole proposte di deliberazione consiliare di Andrea Coia e di Antongiulio Pelonzi, di cui verrebbero ripresi i punti chiave per trasformarli in emendamenti.

L’ultima riunione della IX Commissione Commercio si è tenuta il giorno dopo 5 giugno 2020 ed è stata dedicata alla stesura di una proposta unitaria di emendamenti da far convergere sulla cosiddetta “delibera Cafarotti” in modo condiviso per accelerare il processo di approvazione della delibera per la “Disciplina transitoria di sostegno alle imprese in applicazione’’ che arriverà in Assemblea Capitolina per l’approvazione finale. 

Nel corso di tale riunione sono emersi i seguenti 4 “nodi” su cui si deve ancora trovare una convergenza e che sottoponiamo ad una serie di distinte osservazioni utili a portare un contribuito per una soluzione finale.

DURATA DELLA OCCUPAZIONE TEMPORANEA DI SUOLO PUBBLICO

Come già visto, la proposta di deliberazione della Giunta Capitolina (cosiddetta “Cafarotti”) prevede una scadenza al 31 dicembre 2020, come quella di Antongiulio Pelonzi, mentre la proposta di Andrea Coia porta a 18 mesi la durata della occupazione temporanea di suolo pubblico, rendendola in tal modo semi-permanente, dal momento che ai sensi del comma 1-bis del vigente Regolamento  “è temporanea l’occupazione autorizzata per un periodo inferiore all’anno.”

A motivazione della durata di un anno  o addirittura di 18 mesi è stata portata l’esigenza di consentire ai commercianti di ammortizzare meglio le spese sostenute per la posa in opera di tavolini e relativi arredi, che sono state quantificate nell’ordine di 3.000-5.000 €, stima che sembra alquanto sproporzionata.

C’è da osservare al riguardo che se il Governo con l’art. 181 del D.L. n. 34 del 19 magio 2020 consente una occupazione temporanea di 6 mesi (dal 1 maggio 2020 al 32 ottobre 2020) è perché ritiene lui per primo che quest’arco di tempo sia congruo anche per ammortizzare le spese da sostenere per la posa in opera dei tavolini con i relativi arredi.

C’è anche da considerare la percentuale di ampliamento dell’occupazione già concessa o di nuova occupazione, di cui si dirà più avanti, che riduce e di molto le spese che ogni esercente dovrebbe affrontare.  

Come ha fatto notare Antongiulio Peelonzi nel corso dell’ultima riunione del IX Commissione Commercio del 5 giugno 2020, è opportuno lasciare la scadenza al 31 dicembre 2020, prevedendo la possibilità di una sua eventuale proroga. 

PERCENTUALI DI OCCUPAZION E DI SUOLO PUBBLICO

La proposta di deliberazione della Giunta Capitolina, così come la proposta di deliberazione n. 87 del 21/22 maggio 2020, dispone che “i titolari di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande possono effettuare, in via eccezionale, l’ampliamento della superficie di occupazione di suolo pubblico (OSP) già autorizzata fino ad un massimo del 35% o, laddove non fossero già in possesso di una concessione OSP, una nuova occupazione di suolo pubblico per una superficie massima del 35% della superficie dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande”.

Secondo la proposta di Andrea Coia la richiesta di nuova occupazione di suolo pubblico è per una superficie massima del 50% all’interno del sito Unesco e dell’80% nel resto della città. 

Secondo la proposta di Antongiulio Pelonzi l’ampliamento dell’occupazione di suolo pubblico regolarmente concessa è  fino al limite di un ulteriore 35% nell’area del sito Unesco e del 50% nel resto del territorio comunale ovvero, nel caso non fossero già titolari di concessione di suolo pubblico, possono presentare nuova domanda per l’occupazione di suolo pubblico.

Va messo in grande evidenza che in tutti i casi suddetti è comunque sbagliata una impostazione del genere, improntata ad una totale discrezionalità, quasi fosse una gara a chi concede di più, quando invece la “risposta” è di tipo esclusivamente matematico.

Se la finalità di concedere comunque più spazio all’aperto deve essere quella di compensare la riduzione dei tavoli all’interno dei locali per causa del distanziamento sociale da rispettare, allora basta  calcolare quanti tavoli si perdono all’interno per consentire di metterli all’esterno.

Per rendere meglio il concetto, se la perdita di posti all’inizio sembrava essere del 50% per causa delle minime distanze ipotizzate dalla Commissione Tecnico-Scientifica del Governo, allora tanto l’ampliamento della occupazione di suolo pubblico già concessa quanto la domanda di nuova occupazione dovrebbero essere del 50%, anche nel centro storico di Roma, considerato che non ci possono essere disparità di trattamento tra centro e periferia.

Ma in base all’Allegato alla Ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. Z00041 del 16 maggio 2020 “i  tavoli devono essere disposti in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale preferibilmente di almeno 1 metro e mezzo tra le persone, comunque non inferiore ad almeno 1 metro”.

Sul quotidiano “Il Messaggero” dello steso 16 maggio 2020 è stato pubblicato un articolo che dà notizia della suddetta Ordinanza e riporta il seguente passo: “E gli imprenditori del settori tirano un sospiro di sollievo: «A queste condizioni possiamo riaprire tutti»”.

Ne deriva in conclusione che se il vigente ed attuale distanziamento sociale da rispettare sia al’interno che all’esterno dei locali ha riportato la situazione quasi al livello della situazione che c’era prima che scoppiasse la pandemia, allora la perdita di posti tavolo si riduce e di molto, per cui alla fine è più che opportuno lasciare inalterata la percentuale del 35% (forse addirittura eccessiva) della proposta della Giunta Capitolina.

CRITERI MINIMI

La proposta di deliberazione della Giunta Capitolina ribadisce gli stesi 33 “criteri minimi”, dettati per l’applicazione della deliberazione della Giunta Capitolina n, 87 del 21/22 maggio 2020, che consente dal 25 maggio 2020 l’immediata occupazione di suolo pubblico.

Ciò nonostante il direttore della Fipe Confcommercio è convinto, al pari di molti consiglieri capitolini (con il testa il Presidente della Commissione Commercio Andrea Coia) che la gerarchia delle fonti del diritto sia un optional, per cui l’Assemblea Capitolina può superare i limiti a cui è stata sottoposta la Giunta Capitolina come se si trattasse di un obbligo che deve rispettare solo la Giunta.

Va fatto presente al riguardo che 20 dei 33 criteri minimi sono inderogabili perché non possono modificare né derogare dalle prescrizioni statali (quindi sovraordinate)  dettate dall’art. 20 del Codice della Strada: non è possibile parimenti nemmeno la deroga dai 5 criteri minimi ritenuti inderogabili dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, proprio perché dettati d’intesa con il Comune ai sensi dell’altrettanta prescrizione statale (anch’essa quindi sovraordinata) dettata dall’art. 52 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

I “criteri minimi” vanno quindi considerati in due blocchi: i 20 inderogabili  concordati con il Corpo della  Polizia Locale di Roma Capitale ed i 5 altrettanto inderogabili concordati soprattutto con la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Nel corso della riunione della IX Commissione Commercio del 5 giugno 2020 il Presidente Andrea Coia ha lasciato capire di voler rivedere molti dei 20 criteri inderogabili, per cancellarli, sostenendo che si tratterebbe di “CRITERI SOGGETTIVI” in quanto non derivanti da normativa, lasciando implicitamente intendere che si arroga il diritto di dare dall’esterno un simile giudizio offensivo del Corpo della  Polizia Locale di Roma Capitale, senza avere peraltro la dovuta conoscenza della normativa e della prassi vigente in materia.

Oltre a quanto già detto in precedenza si risponde al Presidente Andrea Coia, riportando le competenze non certo soggettive che ha il Corpo della  Polizia Locale di Roma Capitale e che sono riportate sul sito del Comune: Mobilità e traffico – Controllo commercio – Tutela del consumatore – Controllo edilizia e urbanistica – Controllo ambientale – Sicurezza sociale – Polizia giudiziaria – Sicurezza urbana – Decoro urbano.

Per quanto riguarda poi i 5 “criteri minimi“ inderogabili dettati d’intesa con la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, a motivazione della loro totale cancellazione Andrea Coia  porta  l’esclusione del  parere della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali perché lo prevede l’Allegato A al D.P.R. n. 31 del 13 febbraio 2017 (“Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”).

Dal momento che su questa posizione sembrano essersi attestate anche tutte le altre forze politiche, ignoranti della materia al pari di Coia (nel senso non offensivo che non sanno), è necessario fare le seguenti osservazioni.

Si fa presente che in effetti la voce A17 dell’Allegato A (che cita Andrea Coia e che è relativo agli “interventi ed opere in aree vincolate esclusi dall’autorizzazione paesaggistica”, art. 2 del D.P.R. 31/2017) riguarda le “installazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura, e prive di parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo”.

Ma si mette in evidenza che anche la voce B26 dell’allegato B (che è relativo agli “Interventi ed opere di lieve entità soggetti a procedimento autorizzatorio semplificato”, art. 3 del D.P.R.31/2017) riguarda le “verande e strutture in genere poste all’esterno (dehors), tali da configurare spazi chiusi funzionali ad attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero; installazione di manufatti amovibili o di facile rimozione, consistenti in opere di carattere non stagionale e a servizio della balneazione, quali, ad esempio, chioschi, servizi igienici e cabine; prima collocazione ed installazione dei predetti manufatti amovibili o di facile rimozione aventi carattere stagionale”.

L’apparente contraddizione è sciolta dal successivo art. 4 che è relativo all’ “Esonero dall’obbligo di autorizzazione paesaggistica per particolari categorie di interventi”, fra le quali la lettera b) del 1° comma include  “gli interventi e le opere di cui alle voci ….. B26”.

La suddetta disposizione è stata ignorata anche dal Governo e per lui dal MIBACT, perché al 3° comma dell’art. 181 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 esenta fino al 31 ottobre 2020 dall’obbligo di ottenere preventivamente il rilascio della autorizzazione paesaggistica.    

Comunque sia, la modifica proposta è priva di fondamento giuridico e comunque del tutto fuor di luogo, perché anzitutto vi include l’esenzione dal rilascio della autorizzazione paesaggistica in forma semplificata che non è anzitutto un “parere” e non spetta di norma comunque alla Sovrintendenza Capitolina ma al Comune di Roma in potere di delega, previo parere vincolante della Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio: in secondo luogo riguarda ad ogni modo i “beni culturali” disciplinati dalla prima parte del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per cui il “parere” che deve esprimere la  Sovrintendenza Capitolina riguarda esclusivamente i beni soggetti a vincolo archeologico o storico-monumentale, e non i  “beni paesaggistici” soltanto per i quali non occorre il rilascio della autorizzazione paesaggistica nemmeno in forma semplificata.

È quindi più che opportuno che vengano mantenuti tutti e 5 i “criteri minimi “ inderogabili dettai d’intesa con la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

ESTENSIONE DELLE CATEGORIE MERCEOLOGICHE

L’art. 181 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 (cosiddetto “decreto rilancio”) riguarda ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari, bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari, nonché sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari (elencati all’art. 5 della legge n. 287/1991).

In violazione di quanto dispone la legge n. 287/1991, la proposta di deliberazione della Giunta Capitolina include fra le “imprese di pubblico esercizio” anche le strutture ricettive alberghiere.

Secondo la proposta di deliberazione di Andrea Coia “sono legittimati all’ottenimento della concessione nella città storica i titolari di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, per i quali è consentita la consumazione al tavolo e l’attività di somministrazione è prevalente, i centri sportivi all’interno del perimetro di concessione e le librerie in cui la vendita di libri è prevalente. Nel resto della città sono legittimate all’ottenimento della concessione tutte le attività produttive in sede fissa comprese le librerie ed i centri sportivi all’interno del perimetro di concessione.

Si fa presente che il 1° comma dell’art. 78 della legge regionale del Lazio n. 22 del 6 novembre 2019 (Testo Unico del Commercio) obbliga i Comuni a stabilire i criteri di sviluppo degli esercizi di somministrazione.

Il 2° comma dispone  che «i criteri previsti al comma 1 non si applicano alle attività di somministrazione che sono svolte:

a) congiuntamente ad altra attività prevalente, quale quella di spettacolo, intrattenimento, svago, sport, cultura, compresi …, musei, gallerie d’arte, librerie.. ».

Ne deriva che la proposta di modifica risulterebbe in violazione della suddetta disposizione che è sovraordinata e da cui non può quindi derogare. 

È quindi più che opportuno che non si tenga alcun conto di un tale emendamento.

IL RISPETTO DELLA GERARCHIA DELLE FONTI DEL DIRITTO AMMINISTRATIVO

Ci sono altre proposte di modifica del Regolamento in materia di occupazione di suolo pubblico, presentate dal Presidente Andrea Coia, che derogano indebitamente dalla sovraordinata normativa statale.

Propone ad esempio di far rendere entro 15 giorni i pareri delle Soprintendenze in violazione 2° comma dell’art. 2 della legge n. 241 del  7 agosto 1990, che è relativo alla “Conclusione del procedimento”, ai sensi del quale «i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali devono concludersi entro il termine di trenta giorni.»

È quindi più che opportuno che non si tenga conto di un tale emendamento.

Propone altresì che scatti l’istituto del silenzio-assenso che deve intendersi concesso contestualmente alla presentazione della domanda a seguito dell’autocertificazione dei requisiti di conformità alla circolazione, alla sicurezza, all’igiene, all’estetica, all’ambiente e alla tutela del patrimonio culturale, se non c’è stata espressione del “parere” entri i 20 giorni entro cui va evasa la domanda (calcolati a decorrere dalla data di ricezione della domanda).

Ma il 4° comma dell’art. 20 della legge n. 241 del 9i agosto 1990 dispone che “le disposizioni del presente articolo non si applicano agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la tutela dal rischio idrogeologico, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l’immigrazione, l’asilo e la cittadinanza, la salute e la pubblica incolumità”.

È quindi più che opportuno che anche per tale caso non si tenga alcun conto di un tale emendamento.

POSSIBILE EMENDAMENTO COMPLESSIVO FINALE

Si tratta di trovare un non facile equilibrio armonico per contemperare da un lato le sacrosante esigenze dei titolari delle imprese di pubblico esercizio di avere un sostegno in questo loro momento di crisi economica e la necessità dall’altro lato di assicurare il distanziamento sociale per tutti i cittadini ed il decoro in particolare del centro storico di Roma sulla base della normativa vigente in materia.

Per venire incontro al massimo alla urgente necessità che hanno i titolari delle imprese di pubblico esercizio di compensare subito la capienza dei posti che vengono a perdere all’interno dei loro locali per garantire il distanziamento sociale, occorre consentire ad essi una immediata occupazione di suolo pubblico senza dover aspettare i tempi dovuti per il rilascio delle concessioni.

Ai fini quindi dello snellimento delle procedure è quindi più che opportuno proseguire con lo stesso regime transitorio che è stato messo in atto dal 25 maggio 2020 con l’applicazione della deliberazione della Giunta Capitolina n. 87 del 21/22 maggio 2020.

Dando alla domanda il valore di una dichiarazione di inizio attività, si può procedere contestualmente alla occupazione di suolo pubblico ma alla condizione di avere autocertificato il pieno rispetto dei criteri minimi: in tal modo si viene incontro anche alla esigenza che hanno i Municipi (specie quelli con poco personale come nel I Municipio) di smaltire con meno affanno le molte domande di concessione che ci si aspetta che vengano presentate.

Per evitare disparità di trattamento è opportuno concedere anche a chi non ha mai chiesto l’occupazione di suolo pubblico una superficie pari alla superficie dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande.

Per ragioni di sicurezza sanitaria e di rispetto del decoro della città le occupazioni di suolo pubblico debbono essere presidiate, come peraltro ribadito anche nel corso della riunione della Commissione Commercio del 5 giugno 2020.  

Tenendo conto di tutte le osservazioni fatte precedentemente, il testo del dispositivo della proposta di deliberazione che l’Assemblea Capitolina potrebbe, se non dovrebbe approvare diventa il seguente, che tiene anche di un raccordo con  la deliberazione della Giunta Capitolina n. 87 del 21/22 maggio 2020 e di una successione dei punti delle Linee Guida più razionale, coerente  e consequenziale.

L’ASSEMBLEA CAPITOLINA

DELIBERA

di approvare, in attuazione di quanto previsto dall’art. 181 del D.L. 34 del 19.5.2020, la disciplina transitoria ed eccezionale in materia di occupazione di suolo pubblico (OSP) e di canone (COSAP), come di seguito formulata (in grassetto di colore rosso le modifiche proposte):

1. I titolari di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di cui all’art. 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287, possono effettuare, in via eccezionale, l’ampliamento della superficie di occupazione di suolo pubblico OSP già autorizzata fino ad un massimo del 35% o, laddove non fossero già in possesso di una concessione OSP, una nuova occupazione di suolo pubblico per una superficie non superiore alla superficie dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande come definita dall’art. 74, comma 1, lett. b) della L.R. n. 22/2019 presentando, contestualmente all’occupazione, domanda al Municipio territorialmente competente.

2. La domanda di occupazione di suolo pubblico, è presentata in via telematica tramite apposita modulistica predisposta dal Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive e secondo la modalità dell’autocertificazione di cui al D.P.R. n. 445/2000.

3. La domanda è indirizzata al Municipio territorialmente competente, autocertificando la sussistenza e il rispetto dei criteri minimi essenziali per l’istruttoria dei procedimenti semplificati allegati alla presente deliberazione, che sono stati individuati dal Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive, d’intesa con la Soprintendenza Statale, il Comando Generale di P.L.R.C. e la Sovrintendenza Capitolina: è corredata da planimetria e non assoggettata all’imposta di bollo.

4. L’autocertificazione relativa al rispetto dei criteri minimi di cui al precedente punto 3 è condizione necessaria e sufficiente per procedere contestualmente alla occupazione del suolo pubblico richiesto

5. La concessione ha durata temporanea fino al massimo del 31.12.2020, nel rispetto delle prescrizioni di legge e dei vigenti regolamenti, e decorre dalla data di inizio dell’occupazione, a condizione che la domanda sia presentata entro il 31.10.2020.

6. L’applicazione dei Piani di cui all’art. 4 bis comma 4 del Regolamento nonché del Catalogo degli Arredi allegato al Regolamento è sospesa fino al 31.12.2020.

7. Il procedimento di rilascio della concessione è concluso entro 60 (sessanta) giorni.

8. Oltre che nel rispetto dei criteri minimi di cui al precedente punto 3, il rilascio della concessione avviene comunque nel rispetto delle prescrizioni del Codice della Strada, nonché di quelle derivanti da fonti normative nazionali e/o relative alla sicurezza della circolazione stradale.

9. L’occupazione di suolo pubblico che viene richiesta e riguardi i marciapiedi deve rilasciare sempre e comunque il passaggio pedonale da riservare alla entrata ed alla uscita dagli ingressi agli esercizi commerciali limitrofi e dai portoni degli edifici e degli uffici, nonché un varco pedonale di almeno 2 metri ai fini del distanziamento sociale.

10. Per l’occupazione di suolo pubblico che viene richiesta e riguardi strade e piazze di pubblico transito deve comunque essere rispettata la distanza di mt. 3,50 per consentire quanto meno l’accesso dei mezzi di soccorso.

11. Per evitare disparità di trattamento con la sovrapposizione di occupazione dello stesso suolo pubblico, ogni domanda di nuova occupazione deve prioritariamente riguardare lo spazio antistante l’esercizio, se disponibile, e l‘ampliamento del 35% di superficie già concessa non può invadere lo spazio che spetta all’esercizio attiguo.

12. In caso di impossibilità di ampliamento, o di nuova concessione, di occupazione del suolo pubblico in area attigua all’esercizio e/o confinante con l’area già autorizzata, è comunque data facoltà di richiedere occupazione del suolo, sia nuova concessione che estensione dell’esistente, nelle immediate vicinanze con una distanza massima pari a metri 25 venticinque dal fronte dell’esercizio, a condizione che siano rispettate le norme igienico sanitarie relative al trasporto di generi alimentari e che non sussistano sovrapposizioni di occupazione dello stesso suolo pubblico.

13. Le concessioni di occupazione temporanea di suolo pubblico fino al 31 ottobre 2020, già rilasciate ai sensi della deliberazione della Giunta Capitolina del 21/22 maggio 2020, n. 87, sono automaticamente rinnovate fino al 31 dicembre 2020.

14. Alla scadenza del 31 dicembre 2020 l’Amministrazione si riserva di valutare se a quella data sussista ancora la necessità di rafforzare le misure di sostegno messe in atto fino al 31 dicembre 2020, per concedere nel caso una ulteriore proroga di occupazione temporanea di suolo pubblico, che unitamente a quella già concessa sia sempre e comunque complessivamente inferiore all’anno. 

15. Per ragioni di sicurezza sanitaria e di rispetto del decoro della città le occupazioni di suolo pubblico debbono essere presidiate e comunque controllate dal Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale.

16. La mancata presentazione della domanda di cui sopra comporta che l’occupazione è da considerarsi abusiva e deve essere perseguita in considerazione della necessità ed urgenza, dovuta sopratturtot al rischio di epidemia per mancato distanziamento sociale, con l’immediato ripristino dello stato antecedente dei luoghi effettuato d’ufficio. Le spese di ripristino sono dovute, in solido, da coloro che hanno contribuito a realizzare l’occupazione abusiva.

17. In caso di accertamento negativo dei requisiti dell’occupazione, quest’ultima deve essere rimossa entro il termine di 7 (sette) giorni dalla comunicazione del rigetto della domanda.

18. La mancata rimozione dell’occupazione alla scadenza del termine sopra indicato è perseguita con le modalità di cui al precedente punto 14.

19. La mancata rimozione degli arredi con cui si è realizzata l’occupazione costituisce in ogni caso causa di decadenza del titolo di concessione di suolo pubblico di cui si è chiesto l’ampliamento ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. a) del Regolamento.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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AGGIORNAMENTO

 Con Determinazione Dirigenziale n. 364 del 4 giugno 2020 il Direttore di Direzione Tonino Egiddi ha deciso di modificare parzialmente la sua precedente Determinazione n. 354 del 22 maggio 2020 con cui aveva dettato 33 “criteri minimi”.

A motivazione di questa sua decisione ha portato anzitutto “la necessità di limitare la rappresentazione dei  criteri esclusivamente a quelli inderogabili al fine di agevolare la lettura del documento di sintesi dei medesimi, senza riportare anche quelli derogabili, né la declinazione in differenti casistiche di quelli inderogabili”.

Ha anche precisato che “è intervenuta la nota prot. QG716711 del 28.05.2020 (QH/21445) con la quale il Dipartimento Mobilità e Trasporti ha chiarito quali tra i criteri di competenza siano da ritenere inderogabili in sede di rilascio della concessione, rispetto a quelli indicato nell’Allegato 1) sopra citato”, che contiene l’elenco degli iniziali 33 criteri.

Come si può vedere la tabella semplificativa allegata riduce da 25 a 9 i criteri minimi inderogabili: vengono ribaditi e confermati solo i punti 1, 7, 10, 15, 16, 19 e 20 con l’aggiunta di 2 criteri ex novo relativi alle pertinenze ed alla conformità al Catalogo degli Arredi.

Sono stati cancellati i seguenti 13 criteri inderogabili rispetto ai 20 dettati in base al parere della Polizia Locale di Roma capitale.

Stupisce fortemente che fra i criteri “bocciati” non si sa bene in base a quale criterio figura il n. 4 

Stupisce fortemente che fra i criteri “bocciati” non si sa bene in base a quale criterio (che al momento non sembra “oggettivo”)  figurano:

– il n. 4 inserito in base ad una nota del Ministero dei Trasporti del 10 maggio 2010;

– il n. 31 benché faccia riferimento espresso al Regolamento in materia di OSP, in modo incoerente con i criteri ribaditi proprio perché fanno riferimento esplicito al Regolamento in materia di OSP;

– il n. 33 benchè faccia riferimento esplicito all’art. 20 del Codice della Strada, da cui non si può derogare.

Sono stati cancellati inoltre Iseguenti 4 criteri inderogabili rispetto ai 5 dettati in base al parere della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio.

Stupisce fortemente ancor di più che siano “bocciati” dei criteri che erano stai concordati con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che quindi non li può avere rinnegati. 

Per buona parte, per non dire per tutti i criteri minimi cancellati si assiste ad un “eccesso di potere” derogatorio da norme superiori statali che non è consentito e non è comunque accettabile, perché determinerà il Far West in danno non solo del decoro in particolare della città storica di Roma, ma anche e soprattutto della sicurezza sanitaria.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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