Trentino, pronta l’ordinanza per l’abbattimento dell’orso che ha aggredito padre e figlio

 

L’orso che ha ferito padre e figlio sul Monte Peller, a Torosi, non è stato ancora identificato, ma rischia già la condanna.

Il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti è pronto a firmarla, ma non senza aver sentito il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Non si sa neppure se si tratti di un esemplare maschio o femmina, e già si riapre l’annosa discussione sulla presenza degli orsi sul territorio.

Nel frattempo gli abiti dei due feriti ed altri campioni utili ad identificare l’animale attraverso l’analisi del DNA sono stati già inviati al laboratorio della Fondazione Mach, fa sapere la Provincia.

E’ chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondovalle, ci impone una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio – ha detto Fugatti in conferenza stampa -. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari a cui si aggiungono i nuovi cuccioli (21, ndr).

Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo“.

Si riapre la polemica infuriata già nei mesi che hanno preceduto la cattura di M49, l’orso ‘fuggiasco’ scampato all’abbattimento ma ora rinchiuso in un recinto per le sue scorribande nelle valli trentine.

Una battaglia vinta per il governatore Fugatti che ora torna a insistere sulla “gestione degli orsi divenuta insostenibile“, dicendosi pronto a sottoporla al ministro Costa.

Da parte sua Costa aveva condotto una campagna per evitare l’abbattimento volta alla conservazione della specie che si sta ripopolando.

Sul piede di guerra le associazioni.

L’Oipa Italia si dice pronta a presentare ricorso al Tar poiché l’abbattimento di un orso può avvenire, per legge, solo in caso di comprovata pericolosità nei confronti dell’uomo e quando si sia verificata l’inefficacia di misure alternative incruente.

E’ incredibile come la Provincia autonoma di Trento ordini l’abbattimento o la cattura di orsi così frequentemente – dichiara Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa – Viene il sospetto che vi siano falle nella gestione e nel dare istruzioni alla popolazione su quale sia il corretto comportamento nel caso ci s’imbatta in un orso.

La sentenza che il presidente Maurizio Fugatti intende pronunciare è crudele.

Si sceglie sbrigativamente di uccidere un animale, probabilmente una madre con cuccioli, che inizialmente ha solo digrignato i denti per poi fuggire, come raccontano le cronache“.

Il bosco è la sua casa e anche in quest’occasione chi ha sbagliato è l’ospite umano che, cadendo nel panico, ha innescato una reazione a catena imprevedibile.

 Questo non sarebbe accaduto nel caso di un corretto comportamento, più volte spiegato dagli esperti e dai forestali.

Se nel rapporto uomo-animale vince la ‘legge del più forte’, vuol dire che siamo ancora alla preistoria“, conclude Comparotto.

Per la Lav (Lega Anti Vivisezione) si tratta solo dell'”ennesima sentenza spara-orso” dopo un incidente ancora tutto da chiarire.

Farebbe la differenza, secondo gli animalisti, se si trattasse di una mamma orsa con cuccioli, frequentemente avvistate in quella zona, che potrebbe aver reagito alla presenza umana ravvicinata.

Elemento da considerare nella valutazione delle azioni previste dal piano per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi (PACOBACE): in questo caso non si può affatto affermare che si sia trattato di un attacco deliberato da parte del plantigrado e l’uccisione dell’orso non è quindi prevista dalle norme, oltre ad essere eticamente inaccettabile“, si legge in un comunicato della onlus.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 24 giugno 2020 sul sito online del quotidiano “la Repubblica”)

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