I cacciatori di erbe cittadine

 

Accade che due naturalisti se ne vadano in giro, a piedi ed in bicicletta, per le vie della loro città a fare l’inventario di ogni specie vegetale spontanea e selvatica.

Accade a Tolosa, la capitale dell’aerospaziale europeo e cuore culturale della ritrovata Occitania.

Tra il 2004 ed il 2014, Boris Presseq, botanico del Museum de Toulouse, e Pierre Olivier Cochard, dipendente dell’associazione Natura in Occitania, hanno identificato e classificato 800 specie vegetali tra le quali una ventina esotiche.

Ne parliamo con Boris Presseq, che ci illustra questo lavoro certosino che condurrà alla redazione di un lavoro importante, Inventario delle piante che crescono in città.

Lo stesso ha già curato nel 2015 il volume Tolosa, la natura all’angolo della mia via e Gli alberi selvatici di Tolosa.

BISOGNA SAPERE CHE in Francia una legge dello stato vieta negli spazi pubblici l’uso di qualsivoglia erbicida o pesticida e che quindi le erbe selvatiche hanno ripreso a vivere e prosperare.

Nemmeno là, nel paese transalpino, il linguaggio sia scientifico che comune ci andava leggero per definire quelle che in Italia chiamiamo «erbacce»: infestanti o peggio, la definizione di «peste vegetale» era quanto di più radicalmente devastante si potesse trovare per giustificare la distruzione sistematica di un micro-patrimonio vegetale spontaneo, vigoroso e gratuito.

PRESSEQ E’ DIVENTATO CELEBRE per aver preso a scrivere col gessetto i nomi popolari delle erbe selvatiche lungo i marciapiedi, su YouTube lo si vede in azione e i video hanno raggiunto notevole popolarità.

Scrivere il nome equivale a conoscere e conoscere è il primo passo verso il rispetto.

Precedentemente, a Nantes, la scrittrice ed artista Frederique Soulard aveva fatto lo stesso, girando anche un film – Belle d’asfalto – su queste belle scritte sui marciapiedi.

A Tolosa la passione di un botanico per quelle che chiama «le erbe ruderali» ha comportato un riconoscimento ufficiale dell’importanza della vegetazione spontanea.

Se sinora Boris ha tracciato la via con il gessetto, adesso è il comune che interverrà e produrrà etichette per permettere ai cittadini di individuare con certezza le varie erbe.

Si tratta di una rivoluzione culturale gentile, del riconoscimento di un patrimonio non solo vegetale ma linguistico.

IN FRANCIA COME IN ITALIA e dappertutto nel mondo, le erbe selvatiche molto spesso hanno rappresentato l’unica medicina disponibile, l’unico rimedio per la tosse o per i brufoli se non, nei casi di carestia, l’unico cibo possibile.

Non si finisce più di parlare di erbe, Boris Presseq è un appassionato…

La parietaria, tanto detestata, in Francia è detta «parietaria di Giudea» in quanto proveniente dal Medio Oriente e se da noi si chiama anche «erba vitriola», là è «erba dei vetrai» e così ci ritroviamo: in ambedue i paesi veniva usata per pulire boccali e bottiglie.

CERTAMENTE IL LAVORO PRESSO IL MUSEO ha accreditato Boris Presseq come esperto e naturalista professionista, ha curato mostre ed esposizioni importanti sulla flora amazzonica, nei suoi 18 anni di lavoro ha svolto innumerevoli corsi di divulgazione, di identificazione delle erbe, ha conseguito una reputazione importante.

All’inizio, ci dice, quando ha cominciato questa infaticabile opera di difesa delle erbe e della flora selvatica in città, ha trovato non poche resistenze.

L’abitudine di ignorare e semplicemente cancellare col veleno tutto ciò che sembrava compromettere il decoro urbano era inveterata, ma le cose sono cambiate e stanno cambiando.

Le municipalità hanno preso sul serio la questione climatica, sulla spinta delle associazioni ecologiste ma, e questo trasversalmente, tutte le amministrazioni hanno preso a cuore la questione della protezione del verde urbano e quello che nasce spontaneo, in tempi di crisi, è benvenuto in quanto gratuito.

Chiedo a Boris se anche a Tolosa esistano movimenti come il Guerrilla gardening, ovvero gruppi di persone che si prendono cura del verde del loro quartiere senza troppe formalità.

Si apre un mondo: se le bombe di semi «seedbombs» sono assolutamente permesse il comune autorizza molto di più.

STA CAMBIANDO IN MANIERA RADICALE la visione urbana del paesaggio.

Il paese di Gilles Clèment, l’inventore celebrato del «terzo paesaggio», il cantore delle piante vagabonde, non poteva avere scritto e lavorato per decenni per niente, a Tolosa, e questa è una rivoluzione: è consentito, laddove non disturbi il traffico veicolare o pedonale, di asportare pezzi d’asfalto, alla lettera, se si individua una bella pianta, un’erba interessante o un albero, la si può «liberare» aiutandola a crescere sollevando l’asfalto.

La tendenza generale sta diventando quella di permettere la libera crescita delle piante selvatiche «ovunque non intralcino» e non disturbino.

E tutto questo senza differenza alcuna tra flora endogena o allogena, che siano querce o robinie, aceri o ailanti, vanno bene tutti quanti.

Con buona pace dei vivaisti, mi è venuto da dire.

PRESSEQ CONFERMA CHE QUESTA è la nuova visione del verde urbano di Tolosa.

Ma abbiamo scoperto molte analogie anche nei programmi ancora più radicali che i Verdi hanno presentato convincendo i cittadini a votarli e conquistare comuni come Bordeaux, Lione, Strasburgo, Marsiglia, e sfiorare la vittoria a Lilla e nella stessa Tolosa oltre a confermarsi a Grenoble (che è diventata la capitale europea della bicicletta).

Il presidente Macron (a parole) si è deciso e presto il diritto all’ambiente diventerà uno dei pilastri della Costituzione francese, tutto questo non si spiegherebbe senza il lavoro che dagli anni Sessanta il movimento ecologista conduce.

CHE LE MENSE SCOLASTICHE DEBBANO essere biologiche, che l’agricoltura urbana e periurbana sia uno dei punti fondamentali per ogni forza politica, che il cittadino francese sempre più sia orientato verso la coltivazione familiare, che l’associazione alternativa dei contadini francesi sia tutt’altra cosa dalla Coldiretti, che sia quella Confederation Paysanne che ha espresso l’altermondialista Josè Bovè ed anche che la decrescita felice sia nata qui, è un fatto.

Per un attimo guardo alle nostre città: se ovunque gli alberi morti lungo i viali quasi sempre non vengono sostituiti ma addirittura cancellati con cerchi d’asfalto, quanto racconta Boris Presseq – questo «grand jour» delle erbe e delle piante selvatiche che si apprestano a germogliare dappertutto» – mi fa pensare che è sempre dal basso che i movimenti crescono e si rinforzano.

Attraverso un lavoro quotidiano che si radica in consapevolezza e coscienza.

QUI A MILANO CELEBRIAMO IL «BOSCO verticale», nei programmi dei Verdi francesi è scritto che non saranno concessi permessi di edificazione nuovi se prima non viene utilizzato e recuperato il già costruito.

E «tutte» le nuove costruzioni dovranno prevedere pannelli solari, recupero dell’acqua piovana, spazi verdi coltivabili condominiali, si può cercare il programma in rete, per esempio, della lista ecologista che ha stravinto sulla Gironda – «Bordeaux respire!» – strappando alla destra una città che governava da settantatré anni.

Hanno identificato con linee di colore diverso la città che vorranno costruire, «la città azzurra», e c’è la gestione delle acque, la «città verde» ed è per il verde urbano, coltivato, selvatico, poi la «linea marrone» e in questo caso c’è la difesa del suolo.

Dai pipistrelli ai lombrichi, ogni aspetto del vivente è preso a carico.

Tutto questo senza la sensibilità degli innamorati delle erbe selvagge forse non sarebbe stato possibile.

(Articolo di Teodoro Margherita, pubblicato con questo titolo il 9 luglio 2020 su “L’Extraterrestre” allegato al quotidiano “il manifesto” di pari data)

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