Covid-19, clima e disuguaglianze: le sfide da affrontare per non tornare alla situazione pre pandemia

 

Intervenendo al Ministerial Segment of the High-level Political Forum (HLPF) sullo sviluppo sostenibile organizzato  dall’Economic and social council (Ecosoc), il segretario generale dell’Onu António Guterres  ha detto che «delle soluzioni concrete, audaci e realizzabili sono necessarie per affrontare le numerose sfide alle quali è di fronte il mondo, compresa la pandemia di Covid-19».

Guterres ha ricordato che «il nostro mondo è in ebollizione.

Oltre a dei livelli di povertà inaccettabilmente elevati, a un’emergenza climatica che si aggrava rapidamente, a delle ineguaglianze persistenti tra i sessi e a delle lacune massicce in materia di finanziamento allo sviluppo, la pandemia di Covid-19 rappresenta un’altra sfida mondiale di massa.

Nel mondo sono stati registrati più di 12 milioni di casi di Covid-19, con 550.000 decessi, centinaia di milioni di posti di lavoro che sono stati persi e il più forte calo di reddito pro-capite visto dal  1870.

Circa 265 milioni di persone potrebbero trovarsi a dover far fronte u un’insicurezza alimentare acuta entro la fine dell’anno: il doppio delle persone in pericolo prima della crisi. La gravità della crisi non deve essere sottostimata.

E gli effetti di questa pandemia si ripercuotono in maniera sproporzionata sui più vulnerabili.

 Mentre il mondo ha bisogno di fare dei progressi, la pandemia ci allontana ancora di più dagli SDG (Obiettivi di sviluppo sostenibile, ndr).

Le ineguaglianze all’interno dei Paesi e tra loro; una mancanza di investimenti resilienti; la minaccia e il disprezzo verso l’ambiente naturale fanno parte delle ragioni che hanno innescato gli effetti devastanti della crisi del Covid-19.

Il mondo non può ritornare alla vecchia situazione cosiddetta normale».

L’HLPF punta ad aiutare I Paesi a condividere  le loro esperienze e strategie per lottare contro la pandemia e mantenere gli impegni in materia di sviluppo sostenibile entro il 2030 e Mona Juul, presidente de l’Ecosoc ha evidenziato che «la pandemia non è solamente una minaccia per la nostra salute.

Ma una crisi umanitaria dalle molteplici dimensioni. La leadership mondiale deve essere rafforzata in tutti gli ambiti e dobbiamo galvanizzare le nostre risposte,  sia individualmente che collettivamente, per lavorare meglio insieme e vigilare per fare in modo che questo decennio inauguri una nuova era di pace e prosperità per tutti».

La Juul  ha chiesto anche una condivisione dei benefici economici, maggiori fondi per i programmi di protezione sociale, le cure sanitarie universali, l’autonomizzazione di donne e ragazze e l’ascolto delle istanze dei giovani:  «La fase di ripresa dopo la pandemia rappresenta un’opportunità per tutti i livelli di governo per ricostruire società più inclusive, più uguali, più resilienti e più sostenibili».

Anche il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Tijjani Muhammad-Bande, ha chiesto uno sforzo collettivo: «L’umanità non può sopravvivere a queste molteplici crisi parallele se non lavoriamo insieme nel pieno rispetto di tutte le persone e di tutta la vita su questo pianeta.

E’ necessario fornire protezione sociale, proteggere i diritti umani, promuovere la salute e investire in infrastrutture dando priorità all’istruzione, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Dobbiamo lavorare per alleviare l’impatto sul benessere e sui mezzi di sussistenza delle persone nei Paesi in via di sviluppo e ricostruire meglio per rafforzare le loro economie.

E’ necessario rispettare i nostri impegni per finanziare gli sforzi per lo sviluppo sostenibile».

Ma  Muhammad-Bande ha ricordato  che «creare uno spazio fiscale vitale per gli investimenti per garantire lo sviluppo sostenibile per i Paesi bisognosi richiede una governance migliorata, sistemi fiscali equi e un rinnovato impegno per eliminare i flussi finanziari illeciti.

Non bisogna commettere errori, le soluzioni durature promanano da una forte volontà politica e da istituzioni resilienti e costruire economie con un lavoro dignitoso per tutti è la base di un futuro inclusivo.

Questo è il momento della resa dei conti.

Ora è il momento di ricostruire meglio, rafforzare la nostra ambizione e tradurre gli obiettivi globali in azioni locali, per creare il futuro che vogliamo».

A nome dei giovani che partecipano al forum, Farai Mubaiwa, co-fondatrice dell’Afrika Matters Initiative (AMI) e a capo del Youth Employment Service del Sudafrica, ha parlato di quelle che ha definito le «altre pandemie, tra cui il femminicidio, la difficile situazione dei corpi neri in tutto il mondo e l’impatto umano sui cambiamenti climatici.  

I giovani sono i leader di oggi che stanno cambiando attivamente le loro comunità in meglio.

L’inclusione dei giovani non è più un dibattito, è una necessità, per affrontare ciò che ci aspetta».

Un’altra giovane, Tina Hocevar, vicepresidente dell’European Youth Forum, ha detto che non si può tornare a una normalità che «non aveva mai funzionato per la maggior parte di noi, né per il nostro pianeta» e ha invitato i partecipanti al forum a «guardare al futuro accogliendo il cambiamento. con le bussole puntate a promuovere l’equità, l’uguaglianza, l’integrità, la dignità umana e i valori umani».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 15 luglio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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