In Europa il trasporto moderno e pulito viaggia sulle rotaie, tranne che in Italia

 

Il tram, mezzo di trasporto pubblico elettrico su rotaia, è il mezzo più efficiente ed ecologico per il trasporto urbano e suburbano.

Non inquina, non produce emissioni climalteranti, può contenere 200 persone (gli autobus ne contengono meno), rende ordinato il traffico: i più indisciplinati automobilisti hanno timore a parcheggiare sui binari!

Anche l’inquinamento acustico è ridotto al minimo.

Il costo di realizzazione del tram è inferiore a quello della metro e il servizio è più capillare.

L’inserimento dell’impianto tranviario è spesso occasione per una riqualificazione delle strade attraversate: allargamento dei marciapiedi, della viabilità e dell’arredo urbano (fioriere, isole pedonali).

Le rotaie inoltre non hanno bisogno di terreno cementificato e possono passare su suolo erboso.

A Vauban, quartiere «car free» a sud di Friburgo, il tram occupa tutta la parte centrale del boulevard.

A destra e sinistra ci sono corsie ciclabili e ampi marciapiedi e solo una minima parte (discontinua) è destinata al passaggio delle auto.

Vari cartelli spiegano l’importanza della terra «libera» dal cemento, la sua funzione di «spugna» dell’acqua.

Il tram passa ogni 5 minuti e porta a Friburgo centro, dove si estende un’area pedonale incredibilmente vasta, brulicante di ciclisti, pedoni, linee di tram.

Non si vedono auto per chilometri.

E’ uno dei tanti esempi di ciò che avviene nei paesi Oltralpe.

L’Italia sconta un ritardo rispetto alla media europea, sia come tramvie, sia come linee ferroviarie suburbane, sia come metropolitane.

Abbiamo il 44% in meno delle ferrovie suburbane e il 34% in meno dei tram rispetto alla media europea.

Linee di tram sono presenti per un totale di 506 km, niente a confronto con i 2.038,2 km di tram in Germania e i 789 km della Francia. (dati Legambiente, Rapporto Pendolaria 2019).

La Germania è il paese con più km di reti tranviarie in tutta Europa, dove il tram non è mai stato eliminato e continua ad effettuare il suo servizio in più di 57 città.

La Francia, che come l’Italia nel Dopoguerra aveva divelto quasi tutte le tranvie, a partire dagli anni ’80 ha avviato una potente cura del ferro: il tram si è preso la sua rivincita e sono tornate le rotaie su 28 città (dalle 3 che erano rimaste dopo gli sventramenti della rete).

Nella seconda metà del 2019 si è assistito ad ulteriori aperture di linee a Nizza, Avignone, Grenoble, St. Etienne, Lione, Bordeaux e Parigi per un totale di oltre 30 km di nuove tramvie in pochi mesi.

A queste linee si aggiungono divieti di accesso alle auto, estese pedonalizzazioni, e molti parcheggi scambiatori intorno alle città, così che chi viene da fuori può trovare l’interscambio con bus e tram.

Molte reti tranviarie sono presenti anche nei Paesi dell’Est (Russia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ucraina, Ungheria, Serbia, Croazia, Bielorussia, Lettonia).

Anche Svezia, Norvegia Finlandia e Danimarca vantano un discreta rete.

In Austria, Svizzera, Olanda e Belgio i tram sono presenti non solo nelle grandi città, ma anche in città più piccole.

Spagna e Regno Unito, che come l’Italia avevano dismesso quasi totalmente i tram, negli ultimi decenni stanno realizzando nuove reti.

In Grecia, grazie alle Olimpiadi 2004, il tram è tornato a circolare anche ad Atene.

Anche in Portogallo si sviluppano ottime reti tranviarie: a Porto e Lisbona i tram sono parte integrante della rete dei trasporti pubblici e coprono molte aree della città alle quali la metropolitana non riesce ad accedere.

Vi sono ancora i gialli, pittoreschi storici tram Remodelado, che sferragliano tra le strette viuzze di Lisbona e i moderni Siemens Articulado.

Ma anche in Italia, i tram stanno «risorgendo»: Milano è la città con più linee di tram in Italia (17).

Oltre a Torino, Napoli, Roma, Palermo, nuove linee sono state attivate nell’ultimo decennio anche a Messina, Firenze, Sassari, Cagliari e Bergamo.

Uno dei progetti più interessanti di riattivazione di linee ferroviarie dismesse, in Italia, è proprio la tramvia extraurbana di Bergamo, denominata Tram delle Valli, completata nel 2009, che unisce Bergamo e Albino: 12,5 km in sede protetta, con doppio binario e semafori asserviti al passaggio del tram, che permettono una velocità massima di 70 km/h.

Con questi accorgimenti, uniti alla presenza di parcheggi di scambio, collegamenti con le linee di autobus e l’accesso alla stazione ferroviaria di Bergamo, nonché alla presenza di piste ciclabili, il servizio risulta tra i più efficienti e moderni.

Nel primo anno i passeggeri sono stati 2,3 milioni (una media di 10mila nei giorni feriali), nel secondo anno i passeggeri sono stati 3,3 milioni con una media di 12mila passeggeri nei giorni di lavoro.

Il tasso di puntualità è del 99,9%!

Oltre ad essere efficiente, gradevole, ben accessibile e privo di barriere architettoniche, il tram dovrebbe essere anche ben integrato con tutti gli altri servizi di trasporto e con le piste ciclabili.

In Svizzera l’integrazione tariffarie e modale fra le varie imprese del trasporto pubblico è regolata da una legge.

Le imprese sono obbligate a collaborare e rendere la vita semplice agli utenti, con biglietti unici e facili coincidenze.

Le corse sono così frequenti e cadenzate che non è neppure necessario consultare l’orario.

L’auto, con un servizio pubblico così, è superflua.

A Zurigo ci sono molte famiglie senz’auto (327 auto ogni 1000 abitanti), a Berna ancora meno: 259.

Un confronto?

A Catania ci sono 715 auto ogni 1000 abitanti, a Roma 612. In generale il tasso di motorizzazione è più alto (645 auto ogni 1000 abitanti) della media europea (496 auto ogni 1000 abitanti).

(Articolo di Linda Maggiori, pubblicato con questo titolo il 16 luglio 2020 su “L’Extraterrestre” allegato al quotidiano “il manifesto” di pari data)

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