Sono responsabile, faccio sempre ciò che mi viene detto di fare e non lo trovo neanche pesante.

 

La base di ogni autoritarismo: sono anche educato e civile e eseguo ciò che mi viene detto di fare.

Una volta, negli anni cinquanta del secolo scorso, Theodor W. Adorno, Max Horckheimer ,Else Frenkerl-Brunswik, Daniel Levinson e Nevit Sanford furono tutti ricercatori dell’Università della California di Berkeley e diedero una definizione della teoria della personalità autoritaria.

Purtroppo nessuno legge più queste cose, ammettendo che si riescano ancora a trovare nelle librerie, invase da manuali da cucina e romanzetti.

Avrebbero dovuto leggerlo tutti, dalle maestre elementari ai docenti più colti.

Questo studio stigmatizzava i principali tratti di una persona incline a subire e accettare un autoritarismo, e spiegava le origini dell’antisemitismo e dell’etnocentrismo e poi del fascismo.

Non era né il caso della società americana di allora,dove pero germogliava il seme di un pesante conformismo che viaggiava su altre basi, né quello delle nostre società di oggi dove però l’abbassamento culturale generale sta originando germi di pericoloso autoritarismo, anche se loro, Adorno soprattutto e poi Eric Fromm verificarono che queste personalità sostenevano fortemente il conformismo più becero e ossessivo, e moltissime di queste”brave persone” come loro stesse si definivano sostenevano per esempio il Ku Klux Klan e avversavano l’emancipazione nera.

Lo studio faceva un elenco delle persone che si dichiaravano di essere sinceramente democratiche e tra queste, la maggioranza, attraverso un test di personalità, c’era chi metteva sullo stesso piano per esempio: il codice della strada che obbliga a certi comportamenti che non si possono contestare o derogare perché altrimenti si creerebbe il caos sulle strade si metterebbe a repentaglio la vita e le misure economiche e sociali del governo che, invece dovrebbero poter essere sempre discusse e contestate, o il sistema dei mass media che supporta sempre i governi o un potere governativo.

E argomentavano più o meno così a chi gli faceva notare discrepanze e contraddizioni o diktat impositivi governativi, che loro non capivano perché ci si meravigliasse che loro non ponessero in discussione quel sistema di regole, quando invece era così naturale seguirle come appunto si seguiva il codice della strada.

Gli studiosi evidenziarono che moltissime persone si definivano responsabili e corrette, educate e civili perché eseguivano sempre quello che a loro veniva chiesto di fare e non si chiedevano mai perché a loro venisse chiesto di fare cosi o perché le venivano fornite quelle determinate indicazioni.
Queste persone si sentivano responsabili ed erano strenui difensori dello status quo e avversavano chiunque non si conformasse a questa tipologia di risposte chiamandoli: sovversivi, oltranzisti, estremisti .

Oggi è molto raro che qualcuno studi questi autori, il livello dei formatori delle agenzie educative, come si chiamano adesso, tranne qualche eccezione, è molto basso.

Il rischio che oggi si corre, il rischio già in atto è la creazione del freak, del diverso: quelli che si definiscono responsabili e corretti, accettando tutto ciò che viene imposto con strategie comunicative non corrette e non si rendono conto che partecipano alla criminalizzazione di chi continua a voler pensare con la propria testa o semplicemente di chi non si vuole uniformare ad un modo di pensare dominante.

Bisognerebbe ricordare che la diversità è sempre ricchezza.Lo studio è edito dalle Edizioni Comunità, ma credo che oggi si possa trovare solo in una biblioteca molto fornita.

(Articolo di Franco Cuomo, responsabile del Circolo Territoriale di Vico Equense “Giovanni Esposito”, pubblicato con questo titolo il 25 luglio 2020 sul blog “Cronache da Agharta”)

 

 

 

 

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