Viaggi a piedi per ritrovarsi lungo i percorsi

 

Un cammino fra luci e ombre, nei Sassi, fra donne per le donne, fra sorelle per le sorelle.

Si parte mezz’ora prima del tramonto dal monastero di Santa Lucia e Agata a porta Pistoia, sorseggiando pozioni di erbe murgiane piccanti – portatevi il thermos.

Aspettando di vedere la Luna in fase crescente ci si perderà sul ciglio della Gravina per salire all’Idris, dove una maestra di tai chi condurrà la meditazione alla Luna.

Meno di 4 chilometri per arrivare a Castello tramontano.

«A dialogare con le stelle».

L’8 marzo 2020, a Matera, l’evento si è rivelato all’altezza dell’annuncio.

In quelle ore, camminare all’aperto era ancora normale; il confino domestico sarebbe arrivato di lì a poco.

Passi pieni di suggestioni; un ricordo conservato per mesi.

Ogni anno a settembre, dal 2015, un altro gruppo di donne esplora tragitti sperimentali sulla via Micaelica Molisana; le parti collaudate invece sono per tutti (informazioni sul gruppo Facebook omonimo).

L’appuntamento si rinnova anche in questo fatidico 2020, con qualche limitazione («poche tappe nel Lazio per mancanza di alloggi economici strutturati per il Covid-19») e nuove scoperte in Molise.

Si può fare anche per brevi tratti.

«È una via medievale ripercorsa in tempi moderni, su 19 giorni in totale: 495 km da Roma a Monte Sant’Angelo-Siponto, passando per le Mainarde, il Matese, i Monti della Daunia e il Gargano; ci sono voluti ben cinque anni per “mapparla” tutta, soprattutto per riscoprire i vecchi tracciati», spiega Elisa d’Alessio, guida Aigae (Associazione italiana guide ambientali escursionistiche) ed erborista.

A proposito: riconoscere erbe selvatiche aggiunge virtù ai passi.

Perché faticare?, si chiederà qualcuno.

«È davvero difficilissimo spiegare il cammino a chi ancora non l’ha provato; è semplicissimo anzi inutile a chi lo ha già vissuto», leggiamo nell’introduzione della guida Cammina Italia.

20 viaggi a piedi per tutti nelle regioni italiane (Ediciclo).

Il curatore Luca Gianotti scrive: «Lo hanno chiamato turismo di prossimità in tempi di emergenza coronavirus: partire camminando vicino a casa».

Gli autori dei capitoli sono guide professioniste dell’associazione La Compagnia dei cammini.

VENTI PERCORSI (DI 4-7 GIORNI), UNO PER REGIONE. 

Al centro, il concetto della viandanza.

Il nostro lato nomade da soddisfare.

Di ogni itinerario la guida dice tutto quel che serve: distanze, stagioni giuste, tappe una per una, dislivelli, paesaggi, fotografie, dove dormire (rifugi, ospitalità diffusa, ostelli, alberghetti, B&B, ma anche la tenda).

E le coccole mangerecce: cibi a km zero da gustare e acquistare.

Fra sonno e pappa si sostengono le economie locali.

A impatto zero.

Ci si sposta con l’energia umana: più ecologico di così.

Ma negli anni scorsi c’è stata un’inflazione di «camminatori all’altro capo del mondo»: dopo ore di aereo.

I percorsi italiani suggeriti dal libro, invece, sono raggiungibili in treno o in pullman.

La montagna prevale, magari affacciata sul mare come in Liguria e lungo la costiera amalfitana.

Un giro ad anello esplora il parco piemontese del Margareis, territorio carsico fra vette e abissi, con pascoli sugli altipiani e antiche vie del sale, l’aria di mare arriva fin là e si vede la Corsica.

Sul confine opposto ecco in Friuli Venezia Giulia la via di Boramar, pietre su pietre, 74 chilometri.

Fra il sentiero di Rilke e i ricordi di guerra si arriva al mare di Duino spinti dal vento che soffia da Postumia, «una massa di aria selvatica».

Selvatica anche la via di Silter in Lombardia, pur la regione più antropizzata d’Italia.

NEL CUORE DELL’APPENNINO UMBRO si snoda il Cammino delle terre mutate (dal terremoto).

Nasce dall’esperienza della Lunga marcia solidale per l’Aquila, nel 2012.

«Sentimenti contrastanti: bellezza della natura e frustrazione delle macerie, ma è un itinerario per costruire la rinascita».

A giugno, Castelluccio di Norcia è un acquerello dipinto dai fiori.

Il Cammino dei Briganti in Abruzzo fa scoprire la magica varietà di grano tenero Solina, resistente a tutto: un cibo per il futuro.

E «un’altra sorpresa è l’ospitalità: nei paesi, spesso sono anziani che hanno accolto con gioia l’invasione dei camminatori» offrendo generi di conforto come si faceva una volta.

Una tappa arriva al lago montano della Duchessa (ai confini fra Lazio e Abruzzo), minacciato dall’eutrofizzazione (per il 2 agosto la Compagnia e altri gruppi lanciano una mobilitazione).

In Calabria fra fiumane, essenze di bergamotto, panorami sullo Ionio, tradizioni millenarie della minoranza greca, bisogna fare attenzione ai guadi.

In Sicilia il Cammino Ibleo, da Ispica a Palazzolo Acreide – 91 chilometri in sei tappe – offre insediamenti rupestri, borghi barocchi, giardini di aranci e pistacchi selvatici.

Sardegna: nell’Iglesiente alla fine del 2016 è stato inaugurato il lungo percorso minerario di Santa Barbara, fra le rocce in alto vista mare.

Il luogo si è lasciato alle spalle l’estrattivismo e adesso lavora per alternative eco-pax alle fabbriche di bombe.

Dalla piazzetta dedicata ai minatori caduti nell’eccidio del 1904, si può poi svoltare verso la spiaggia.

A camminare anche lì.

(Articolo di Marinella Correggia, pubblicato con questo titolo il 23 luglio 2020 su “L’Extraterrestre” allegato al quotidiano “il manifesto” di pari data)

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