Emergenza Mauritius per “marea nera”. Mille tonnellate di petrolio in mare e la nave rischia di spezzarsi

 

Le correnti e i venti da ieri hanno ampliato la fuoriuscita di petrolio.

Ed è corsa contro il tempo di attivisti e volontari per cercare di contenere il disastro: la gente del posto sta costruendo barriere assorbenti di paglia in sacchi di tessuto nel tentativo di assorbire il carburante, nonostante le indicazione del governo di non intervenire e lasciar fare alle autorità.

Siamo qui per proteggere la nostra fauna e flora“, ha detto un’attivista all’Afp.

Tra l’altro la nave rischia di spezzarsi in due, ha spiegato il premier, Pravind Kumar Jugnauth, perché il moto ondoso ha ampliato le fenditure già aperte.

Le immagini aeree e le riprese dei droni hanno mostrato chilometri di costa ricoperte da una spessa melma nera.

Secondo gli ambientalisti, è stata la risposta lenta del governo e il mare mosso che stanno trasformando quello che poteva essere un piccolo incidente in un disastro ecologico ed economico.

La nave si è arenata due settimane fa.

Ma poi le onde impetuose hanno spaccato lo scafo e giovedì è cominciato la fuoriuscita.

A bordo della nave dovrebbero essere rimaste circa 2.500 tonnellate di carburante.

Le organizzazioni locali hanno lanciato una campagna di raccolta fondi attraverso il sito web chiedendo aiuto al resto del mondo sotto lo slogan “Mauritius Oil Spill Cleaning 2020 – MV Wakashio”.

Il luogo in cui si è incagliato il cargo è Pointe d’Esny, noto santuario per la fauna selvatica.

L’area contiene anche zone umide designate come sito di importanza internazionale dalla convenzione di Ramsar sulle zone umide.

Happy Khamule di Greenpeace Africa ha avvertito che “migliaia” di specie animali sono “a rischio di annegamento, con conseguenze disastrose per l’economia, la sicurezza alimentare e la salute di Mauritius

In una conferenza stampa, Akihiko Ono, vice presidente esecutivo di Mitsui Osk Lines, proprietaria del cargo, si è “scusato” per la fuoriuscita e per “i grandi problemi che abbiamo causato“.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 agosto 2020 sul sito online del quotidiano “la Repubblica”)

 

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