L’ambiente in Parlamento non è di casa?

 

Il referendum di settembre dovrebbe decidere se c’è un modo e quale per far funzionare meglio il Parlamento (Camera e Senato) e con meno spese.

In questi giorni in diverse regioni le comunità e le istituzioni – virus pandemico a parte – sono alle prese con vicende ambientali drammatiche con effetti disastrosi sulla popolazione e anche sull’ambiente: in Sicilia ho visto i dati sul consumo del territorio che sono impressionanti.

Tanto più che in quella regione si sta discutendo di una nuova le legge sull’ambiente che riguarda anche le politiche di tutela: parchi, aree protette, etc.

In altre regioni dove peraltro si voterà, dalla Toscana alla Liguria, dalle Marche alla Puglia, ci sono parchi nazionali e regionali che boccheggiano e non solo per ragioni di cassa.

Il Parlamento a quanto sappiamo ha messo mano a ritocchi della legge del 1991 che complicano ancor più le cose come se non fossero già fin troppo complicate.

Essendo stato in parlamento per  un bel po’ proprio occupandomi di queste cose mi  chiedo perché le commissioni Ambiente di Camera e Senato non promuovono un’iniziativa non per qualche emendamento inutile e dannoso,  ma per una riflessione nazionale e europea che non lasci solo il ministro Costa ad occuparsi delle ecoballe.

Io ricordo non poche iniziative in varie parti d’Italia, in Regioni speciali e in quelle ordinarie, che ebbero effetti importanti sul ruolo dei parchi e le politiche ambientali.

Ci vuole il referendum o basta un po’ più di iniziativa e consapevolezza politico-istituzionale di questo Parlamento, che sembra addormentato?

Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione

(Articolo di Renzo Moschini, del Gruppo San Rossore, pubblicato con questo titolo il 25 agosto 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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