Caccia a microplastiche negli oceani con colorante ‘fluo’

 

Le microplastiche “sommerse” degli oceani, quelle che sfuggono ai metodi di rilevazione attuali, potrebbero presto venire a galla aiutando gli scienziati ad avere un quadro più completo dell’inquinamento marino causato dalla plastica.

Un team di ricercatori britannici ha messo a punto un particolare sistema per scovarle che sfrutta un colorante fluorescente.

Si tratta di un metodo “innovativo” ed “economico”, spiegano gli scienziati dell’Università di Warwick, che riesce a individuare particelle di plastica dal diametro uguale a quello di un capello umano, pari a circa 20 micrometri.

Siamo nell’ordine dei millesimi di millimetro.

Un risultato non da poco, sottolineano i ricercatori, visto che secondo alcune stime appena l’1% della plastica che inquina gli oceani viene rilevata con accuratezza.

 Il colorante sviluppato dal team è in grado di legarsi specificamente alle particelle di plastica, “rivelandole” sotto la lente di un microscopio a fluorescenza.

Questa operazione consente di distinguere le particelle di plastica dagli altri materiali naturali e di quantificarle con precisione.

I test sono stati condotti su campioni d’acqua di mare di superficie e di sabbia intorno a Plymouth.

Dalle analisi è emerso che la maggior parte delle microplastiche rilevate era polipropilene, sostanza usata in imballaggi e contenitori per alimenti.

A dimostrazione che le abitudini dei consumatori influiscono direttamente sulla salute degli oceani.

 

(ANSA del 24 novembre 2017, ore 14:16)

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