Bergamo contro il nuovo Colosseo di Franceschini: “A Roma si tolgono risorse”

 

Una nuova gestione del Colosseo e dei Fori che diventeranno un grande Parco archeologico.

E ancora un’unica Soprintendenza Speciale per la tutela e valorizzazione del restante patrimonio culturale statale di Roma alla quale andrà il 30 per cento del ricavato dei biglietti e un direttore manager scelto con concorso internazionale.

Sono le novità annunciate ieri dal ministro Dario Franceschini. “Un grande passo avanti nella gestione di un’area archologica tra le più importanti del mondo”.

Ma non tutti concordano. 

LA POLEMICA – A esprimere perplessità con un lungo post su Facebook, parlando di “scelta infelice”, è il vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo.

“Affidare ad un gestore la good company, la macchina che attrae e macina ricavi (il Colosseo appunto) e ad un altro gestore il resto (oggi parente povero) non motiva il primo a sviluppare una strategia di gestione capace di creare valore sul resto. 

Anzi è facile prevedere una certa competizione, mentre la valorizzazione del patrimonio di Roma richiede una programmazione integrata che a sua volta nasce da una strategia che investe unitariamente tutta la città”.

Poi, sui ricavi: “Riconosco al ministro di essersi impegnato a destinare automaticamente il 30% degli introiti netti del parco alla nuova soprintendenza speciale di Roma.  

Ma domando: perché non oltre il 50%, visto che oggi questa è la percentuale che rimane a Roma al netto dei costi di gestione e della quota ripartita al Ministero?  

Il diritto a godere della vita culturale spetta a tutti i cittadini, anche nelle periferie di Roma”.

E prosegue ancora: “La scelta annunciata oggi risponde ad una logica che non posso condividere: considerare il Colosseo e i Fori come una macchina a prevalente servizio di un’offerta che, purtroppo, asseconda il consumo mordi e fuggi del turismo a Roma. 

Inoltre lo schema che vale a Pompei o agli Uffizi non si applica al cuore di Roma e agire per omogeneità non mi sembra un criterio valido.  

Se Parlamento e Ministro avessero avuto meno fretta, avremmo potuto esplorare strade nuove per dare consistenza allo statuto di Capitale su questo tema, con accordi davvero capaci di rendere il rapporto tra l’Amministrazione centrale e quella capitolina un valore per tutto il paese”

Come?

“Con un organo unitario investito della tutela e valorizzazione sull’intero territorio di Roma, nel cui seno costituire un “ramo” dedicato alla gestione del parco archeologico.  

L’ho detto e lo confermo: prendere atto della unicità di Roma e del suo immenso potenziale per metterlo a supporto dell’intero paese richiede più ambizione.  

La strada tracciata fino ad oggi con il “famoso” accordo di valorizzazione tra Stato e Roma, è un passo di corto respiro perché si concentra solo sul centro e non coinvolge l’immensa riserva di ossigeno che affiora ad ogni angolo della città.  

All’Italia e a Roma serve pensare ed agire davvero in grande: si può fare molto di più e di meglio di un parco archeologico dell’area centrale di Roma, se Governo e Roma Capitale lavorano di concerto”.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo oggi 11 gennaio 2017 sul sito online “Roma Today”)

 

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