La Presidente del I Municipio di Roma si mette a portare il suo contributo per fare chiarezza sulle procedure di autorizzazione delle occupazioni di suolo pubblico

 

Piazza Vittorio Emanuele II a Roma

Il 9 giugno 2020  la Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi ha pubblicato il seguente post, che mi è stato segnalato.

La lettura di un simile post mi ha creato una reazione istintiva che mi ha spinto a lasciare sulla sua stessa pagina facebook il seguente commento:

«Faccio presente che il punto 16 dei 33 criteri minimi dettati per l’immediata occupazione di suolo pubblico prescrive una distanza dalle uscite delle stazioni della Metropolitana pari ad almeno 20 metri di raggio dall’uscita.

Si tratta di un criterio inderogabile, al pari del n. 33 che in portici e percorsi pedonali coperti prescrive una sezione libera per il transito dei pedoni non inferiore a 2 metri.

Ma per lei Presidente è questo il modo di rispettare almeno in ugual misura l’art. 41 della Costituzione sulla libera iniziativa economica privata con l’art. 32 sulla tutela della salute di tutti i cittadini come diritto fondamentale, anche e soprattutto di quelli che entrano ed escono da questa stazione della metro, creando un inevitabile assembramento a rischio altissimo di contagio?».

A mente fredda ho voluto cercare ed ho trovato la citata “ordinanza prefettizia del 2005”.

Come si può vedere, si tratta di una Ordinanza contingente del Prefetto della Provincia di Roma che è stata emanata l’8 luglio del 2005 a seguito degli eventi terroristici verificatisi a Londra il giorno prima e che chiaramente non può più essere in vigore a distanza di ormai 15 anni.

Dal rischio del terrorismo di ieri si è passati oggi al rischio di contagio da coronavirus ed a quella ordinanza di allora è subentrato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del  18 maggio 2020 che all’Allegato 9 detta le linee guida per il contenimento della diffusione  del  covid-19  anche in materia di trasporto pubblico.

L’Allegato Tecnico relativo alle singole  modalità di trasporto prescrive che nelle stazioni della metropolitana  occorre «prevedere  differenti  flussi  di  entrata  e   di   uscita, garantendo ai passeggeri adeguata informazione  per  l’individuazione delle banchine e  dell’uscita  e  il  corretto  distanziamento  sulle banchine e sulle scale mobili anche prima del superamento dei varchi».

Ne deriva che a maggior ragione la decadenza dell’ordinanza prefettizia dell’8 luglio 2025, che peraltro prescriveva  la rimozione nell’ambito di raggio pari a 200 metri dagli ingressi di tutte le stazioni della metropolitana di banchi di vendita di qualsiasi genere, non ha nulla a che fare oggi con l’istruttoria delle domande di occupazione di suolo pubblico che sono state presentate in applicazione della deliberazione della Giunta Capitolina n. 87 del 21/22 maggio 2020.  

La suddetta deliberazione consente l’immediata occupazione di suolo pubblico asseverando nella richiesta di concessione il rispetto dei 33 criteri minimi, di cui 25 considerati “INDEROGABILI”, come per l’appunto il combinato disposto dei criteri n. 16 e n. 33.  

Si può dire in conclusione che il comportamento della Presidente del I Municipio non ha affatto contribuito a fare chiarezza, come da lei affermato, ma ha prodotto caso mai l’effetto opposto di fare confusione, non consentendo di certo ai suoi uffici di «dare risposte più certe e più celeri» facendo scambiare per buono un documento che non ha nulla a che vedere, inducendo così a non far tenere nel dovuto conto invece i criteri minimi da rispettare.

Con determinazione dirigenziale n. 364 del 4 giugno 2020 i 33 criteri minimi sono stati ridotti del tutto indebitamente a 9: ciò nonostante il criterio n. 6 dedicato proprio alle “Distanze”, pur abolendo la misura dei 20 metri, parla dell’obbligo di lasciare una certa «distanza dalle uscite della metropolitana» per «condizioni di sicurezza».

SE FACCIAMO SALTARE ANCHE QUESTE MINIME MISURE DI SICUREZZA, AI FINI DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE, NON FACCIAMO NEMMENO GLI INTERESSI DEGLI STESSI COMMERCIANTI, PERCHÉ METTIAMO A RISCHIO ANCHE LA LORO SALUTE      

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

 

 

 

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