Rifiuti da Covid-19, segnali di interesse della criminalità organizzata

 

Segnali di interesse della criminalità organizzata presente in Lombardia per lo smaltimento dei rifiuti anche collegato all’emergenza COVID-19”.

A sostenerlo è il procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano Alessandra Dolci nell’audizione voluta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie).

Con lei i rappresentanti di Cisambiente Confindustria che hanno riferito in merito alla gestione dei rifiuti collegata all’emergenza COVID-19.

Ne è emerso un quadro non drammatico ma critico in particolare per “il reperimento dei dispositivi di protezione individuale per il lavoratori” per il “rispetto dei protocolli di sicurezza diversi da regione a regione” e per “la mancanza di liquidità dovuta alla dilazione del pagamento della Tari”.

In questa occasione non si è parlato di impianti, come invece aveva fatto la Dia a gennaio, ma è del tutto evidente che le infiltrazioni mafiose hanno gioco assai più facile a presentarsi laddove non esiste una strada maestra per la corretta gestione integrata dei rifiuti.

Rispetto alla produzione di rifiuti sanitari a rischio infettivo, è stato riferito che negli ultimi mesi questi sono aumentati nelle regioni del Centro-nord, mentre al Sud si è osservata una prima diminuzione, a cui è seguito un riassestamento sui livelli pre-emergenza.

Il procuratore Dolci ha inoltre fornito alcune informazioni sugli incendi di rifiuti che, ha spiegato, è stato un fenomeno in Lombardia osservato soprattutto negli anni 2017 e 2018, per un totale di circa 50 casi.

Non tutti di origine dolosa, ma si torna alle criticità già messe in evidenza dalla sopracitata relazione della Direzione investigativa antimafia.

Esplorando «gli aspetti criminogeni della complessa filiera dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, compresi i recenti casi che hanno visto, a macchia di leopardo sul territorio nazionale, numerosi incendi presso aree periferiche e capannoni», la Dia è arrivata a evidenziare che «la perdurante emergenza che in alcune aree del Paese condiziona ed ostacola una corretta ed efficace gestione del ciclo dei rifiuti vede tra le sue cause certamente l’assenza di idonei impianti di smaltimento che dovrebbe consentire l’autosufficienza a livello regionale».

In altre parole, senza impianti di prossimità sufficienti a gestire in sicurezza i rifiuti prodotti da imprese e cittadini, è più probabile che sia la malavita a occuparsi di risolvere il problema.

Tornando agli incendi in Lombardia, il procuratore Dolci ha ricordato che i più significativi sono stati quelli di via Chiasserini a Milano e quello di Corteolona, in provincia di Pavia e dalle attività di indagine “è emersa la presenza nel settore dello smaltimento illecito di rifiuti in Lombardia di soggetti calabresi contigui alla ‘ndrangheta”.

Il modus operandi emerso dagli approfondimenti investigativi prevedeva, secondo quanto riferito, lo “smaltimento illecito in Calabria di rifiuti campani, solo formalmente inviati a smaltimento in Lombardia”.

Dolci ha inoltre sottolineato l’efficacia delle attività di prevenzione di incendi e stoccaggi illeciti di rifiuti coordinate dalla prefettura di Milano e da altre Prefetture lombarde.

Sempre in un’ottica di condivisione delle informazioni, il procuratore si è detta favorevole rispetto a un’ipotesi di banca dati che raccolga provvedimenti autorizzativi, struttura societaria e risultanze dei controlli relativi ad aziende del settore rifiuti.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 giugno 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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