Chi ha fatto mancare il numero legale alla seduta dell’Assemblea Capitolina del 3 luglio 2020?

 

Il Presidente della Commissione Commercio Andrea Coia in aula Giulio Cesare il 3 luglio 2020

L’Assemblea Capitolina è composta di 48 consiglieri, 27 dei quali sono del M5S,  8 del Partito Democratico, 3 di Fratelli d’Italia,  2 della lista “Alfio Marchini Sindaco”,  1 della lista “#Roma Torna Roma Giachetti Sindaco”, 2 della lista “Con Giorgia Meloni Sindaco”, 1 della lista “Sinistra X Roma Fassina Sindaco”, 2 del Gruppo Misto e 2 della lista “Lega – Salvini Premier”.

Ieri, 3 luglio 20o20, si sarebbe dovuta svolgere la 3° seduta dell’Assemblea Capitolina per il prosieguo dei lavori fino alla approvazione finale della proposta di deliberazione  della Giunta Capitolina n. 108/2020 riguardante la “Disciplina transitoria di sostegno alle imprese in applicazione dell’art. 181 del D.L. n. 34 del 19.05.2020”.

All’inizio della seduta alle ore 14 è stato fatto l’appello che ha portato a registrare la mancanza del numero legale: la seduta è stata sospesa per 20 minuti.

Alle ore 14,25 si è proceduto al 2° appello, che ha registrato la presenza di soli 12 consiglieri: è stata di nuovo sospesa la seduta per altri 20 minuti.

Si è arrivati così fino al quarto ed ultimo appello senza raggiungere il numero legale.

Intorno alle ore 16 il Presidente della Commissione Commercio Andrea Coia (M5S) ha pubblicato sulla sua pagina facebook il seguente post.

Accusa in particolare due consiglieri PD in dissenso che a suo giudizio nei giorni scorsi avrebbero rallentato i lavori d’aula che giovedì hanno fatto terminare alle 2:30 di notte.

È doveroso mettere in risalto che la citata seduta dello scorso giovedì è stata quella del 2 luglio 2020, che è terminata però alle ore 19,00.

A terminare invece alle 2,40 di notte è stata la 1° seduta del  30 giugno 2020, nel corso della quale da diverse parti è stata portata l’accusa alla Giunta Capitolina di essersi attivata troppo tardi, a fronte di un provvedimento che l’Assemblea Capitolina deve approvare quanto prima:  ciò nonostante alle ore 18,40 di quel giorno alla ennesima ripresa dei lavori il Presidente dell’Assemblea Capitolina ha proposta una inversione dell’ordine del giorno, anteponendo la proposta n. 107/2020 sul rendiconto della gestione di Roma Capitale per l’esercizio 2019.

Forte della maggioranza precostituita di 27 consiglieri, l’Assemblea Capitolina ha approvato l’inversione  dell’ordine dei lavori.   

Evidentemente l’urgenza di approvare quanto prima delle misure di sostegno per le imprese di pubblico esercizio, sbandierata da tutti i gruppi politici nel corso della discussione generale, non era in  fondo tale.

Solo a tarda notte l’inversione ha portato a riprendere la discussione sulla proposta n. 108/2002, consentendo di esaminare e bocciare i primi 6 emendamenti, presentati da Fratelli d’Italia. 

Andrea Coia si permette di accusare il capogruppo del PD Antongiulio Pelonzi ed il consigliere del PD Orlando Corsetti di stare facendo di tutto per sabotare o ritardare l’approvazione della delibera.

È doveroso anche qui mettere in ancor maggiore risalto che gli interventi fatti dai 2 suddetti consiglieri nella giornata di giovedì 2 luglio 2020 sono stati concessi ognuno per la durata di tre minuti e non sono stati affatto ostruzionistici, o perché sono stati fatti per dichiarazione di voto o perché sono entrati nel merito degli emendamenti discussi e votati, tutti presentati dal cons. Andrea Coia, di cui in particolare il cons. Orlando Corsetti ha evidenziato le deroghe rispetto all’art. 181 del D.L. n. 34/2020 ed i conseguenti vizi di legittimità impugnabili al TAR.

L’ostruzionismo di un gruppo politico per ritardare l’approvazione di una delibera si fa peraltro facendo intervenire non solo due consiglieri, ma tutti i componenti di tale gruppo.

La pretesa di un Presidente di Commissione Commercio di stabilire lui come debba comportarsi una forza politica d’opposizione, per zittirla addirittura del tutto, perché il suo dissenso è comunque inutile a fronte di una maggioranza schiacciante e monolitica che come un “caterpillar” ha approvato fin qui tutti i 10 emendamenti presentati dallo steso Andrea Coia, attesta una concezione deformata del sistema maggioritario e delle stessa democrazia.

Per quanto riguarda infine l’accusa scoperta di non aver voluto fornire il numero legale malgrado fossero presenti almeno 5 consiglieri del PD, c’è anzitutto da far presente che è “obbligo” della maggioranza assicurare sempre e comunque il numero legale, ancor di più quando si discutono temi non condivisi e non condivisibili.

Da mettere in risalto secondo poi che, stando alle testimonianze raccolte, non risponde al vero che la maggioranza avesse 22 persone in aula, per problemi di salute di alcuni suoi consiglieri, dal momento che i colleghi del M5S fino al quarto ed ultimo appello sono rimasti chiusi a discutere nella sala bandiere adiacente all’aula Giulio Cesare ed erano in 25, quindi in numero congruo per garantire da soli il numero legale.

Dalle voci raccolte sembra che il problema è che sono al momento spaccati, con alcuni che anche a fronte delle riflessioni delle varie associazioni hanno compreso la pazzia degli emendamenti fin qui votati, non tenendo conto nemmeno dei pareri contrari a diversi di questi emendamenti, espressi dalla Giunta, dagli Uffici e dalla Soprintendenza Capitolina.

Se a tutto questo si aggiunge la lettera che nella mattina del 2 luglio 2020, prima quindi dell’inizio della seduta pomeridiana dell’Assemblea Capitolina, il Vice Sindaco con delega alla cultura Luca Bergamo ha trasmesso all’intero gruppo del M5S, per bloccare l’ampliamento eccessivo della occupazione di suolo pubblico dentro il centro storico, allora emerge in modo ancor più chiaro che a far mancare il numero legale sembra essere stato piuttosto proprio il M5S per prendersi una pausa di riflessione in fine settimana.

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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