Il TAR annulla l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) della centrale geotermica di Bàgnore sul monte Amiata

Immagine.logo TAR ToscanaL’energia geotermica è l’energia generata per mezzo di fonti geologiche di calore e può essere considerata una forma di energia alternativa e rinnovabile, se valutata in tempi brevi.

Si basa sui principi della geotermia ovvero sullo sfruttamento del calore naturale della Terra (gradiente geotermico) dovuto all’energia termica rilasciata in processi di decadimento nucleare naturale di elementi radioattivi quali l’uranio, il torio e il potassio, contenuti naturalmente all’interno della terra (nucleo, mantello e crosta terrestre).

Per lo sfruttamento del calore geotermico sono state create le centrali geotermiche.

Immagine.schema centrale geotermica.1

Il flusso di vapore proveniente dal sottosuolo, liberamente oppure canalizzato tramite perforazione geologica in profondità, produce una forza tale da far muovere una turbina: l’energia meccanica della turbina viene infine trasformata in elettricità tramite un alternatore.

Immagine.schema di centrale geotermica

I sistemi geotermici possono essere a vapore dominante, quando l’alta temperatura determina la formazione di accumuli di vapore, o ad acqua dominante, se l’acqua rimane allo stato liquido. Nel primo caso l’energia geotermica può essere utilizzata per produrre energia elettrica, inviando il vapore, attraverso dei vapordotti, a una turbina collegata a un generatore di corrente. Se il fluido non raggiunge una temperatura sufficientemente elevata, l’acqua calda potrà essere utilizzata per la produzione di calore per esempio in impianti di teleriscaldamento.

Introno alla metà degli anni Settanta, in piena crisi petrolifera, l’allora Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, Carlo Donat-Cattin, ha affidato ad ENI ed ENEL l’esplorazione e lo sfruttamento esclusivo delle risorse geotermiche italiane per la produzione elettrica.

Senz’altro non poteva immaginare che oggi avremmo assistito ad un vero e proprio arrembaggio, la moderna corsa al fluido geotermico in un Paese che ha sempre più sete di energia: secondo i dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico – aggiornati al 30 giugno 2013 – sono 948 i pozzi perforati per uso geotermico, 11 le concessioni di coltivazione in terraferma, 44 i permessi di ricerca vigenti in terraferma ed 1 permesso di ricerca in mare.

Ai quali potrebbero aggiungersi un’altra concessione di coltivazione e ben 51 nuovi titoli minerari, compresi 10 progetti pilota.

Dalla Toscana al Lazio, dalla Lombardia all’Umbria e alla Campania, dalla Sardegna alla Sicilia.

Sono statai tutti regolamentati con l’apposito Decreto legislativo n. 22 dell’11 febbraio 2010, previsto al fine di promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche: lo sfruttamento geotermico e le centrali connesse sono considerate strategiche dal punto di vista nazionale, al punto da essere supportate da un piano varato nel 2011 ed incentivate con i certificati verdi, equiparando la geotermia alle fonti di energia rinnovabile in “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità” recepita con il Decreto Legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003.

Con il varo del Decreto legislativo n. 22 dell’11 febbraio 2010 – come ha sottolineato la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche – vengono in particolare semplificate le regole per ottenere le autorizzazioni”.

Semplificazione e liberalizzazione che hanno fatto salire a 22 il numero delle società attive -compreso il colosso ENEL- intenzionate ed esplorare il territorio italiano su indicazione di uno speciale inventario del ministero dello Sviluppo Economico – supportato da CNR ed ENEA – e sulla spinta dell’Unione europea, che ha finanziato il progetto Geoelec, ovvero un sistema geografico informatizzato, unico nel suo genere, che stima il potenziale geotermico dei territori degli Stati membri da 1 a 5 chilometri di profondità.

Una mappatura che oggi conferma la Toscana come l’area con il maggiore potenziale, seguita dal Lazio, dalla Campania – con l’area dei Campi Flegrei – dal Tirreno meridionale nell’area del vulcano sottomarino Marsili, dalla Basilicata con aree potenziali dal Vulture alla Val d’Agri, dal canale di Sicilia nell’area del vulcano sommerso Empedocle, Lampedusa e Pantelleria.

Sul monte Amiata si è cominciato a parlare di geotermia già dalla fine degli anni Cinquanta.

Bàgnore è una frazione del comune di Santa Fiora, in provincia di Grosseto: si presenta come un piccolo villaggio di montagna, situato a metà strada tra Arcidosso e Santa Fiora, nel versante sudovest del monte Amiata, noto per essere stato nello scorso secolo una fiorente stazione termale, con acque acidulo-ferruginose indicate per varie patologie.

Nell’attualità presenta attività economiche legate alla produzione e lavorazione del legname, ma soprattutto negli ultimi trenta anni la geotermia è utilizzata dall’ENEL mediante lo sfruttamneto dei giacimenti di vapore, posti nelle profondità dell’antico magma vulcanico del monte Amiata, una bocca vulcanica oggi inattiva da millenni, la cui energia si trasforma in energia elettrica.

L’ENEL vi ha realizzato la centrale termica di Bàgnore 3 da 20 MW progettata nel 1997 dall’arch. Stefano Boeri e realizzata nel 1998.

Immagine.Bagnaore

Bàgnore 3

Sul finire degli anni Ottanta i Comuni dell’area dell’Amiata sono riusciti a bloccare il Piano di sviluppo “Enel 2000”, che prevedeva la perforazione di centinaia di pozzi e la messa in opera di ben 22 centrali.

Ma nel 2007 c’è stato il dietrofront: le amministrazioni di Arcidosso, Castel del Piano, Castelnuovo Val di Cecina, Chiusdino, Montecatini, Val di Cecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Piancastagnaio, Pomarance, Radicofani, Radicandoli, Roccalbegna, San Casciano dei Bagni, Santa Fiora – cioè tutte, ad eccezione di Abbadia San Salvatore – hanno firmato un Protocollo d’intesa con Enel e Regione Toscana: con loro anche 5 Comunità montane (Amiata Grossetana, Amiata Val d’Orcia, Colline Metallifere, Val di Merse e Val di Cecina) e 3 Province (Grosseto, Pisa, Siena).

In programma “una previsione di sviluppo di ulteriori 200 MW, tenuto conto del programma Enel per il quinquennio 2007/2011, che prevede interventi per 112 MW”, nonché indennizzo: entro e non oltre il 2024 questi 200 MW andrebbero sommati a una potenza già installata pare a 810,5 MW.

Con il primo step di 122 MW da raggiungere entro il biennio 2013-2014, come confermato nell’ultimo protocollo firmato il 2 maggio 2013.

A fronte di questi numeri, le compensazioni ambientali che ENEL dovrebbe versare sarebbero di circa 14 milioni di euro all’anno al raggiungimento di 112 MW, e 19,7 milioni di euro all’anno al raggiungimento di 200 MW: i Comuni incasserebbero pertanto una somma annuale variabile tra i 900 mila euro ed 1.300.000 euro, al massimo per un decennio.

L’investimento totale di ENEL, tramite la sua controllata ENEL Green Power, sarebbe di 400 milioni di euro: ma per farlo servono nuovi pozzi e nuove centrali.

Nel 2012 a Piancastagnaio (Grosseto) sono cominciati i lavori di perforazione di sei nuovi pozzi geotermici con l’obiettivo di raggiungere 60 MW di produzione dagli attuali 40 MW: a Santa Fiora invece, non molto distante dalla centrale “Bagnore 3” è nata la “Bagnore 4”, una megacentrale da 40 MW ed un megacantiere che ha scavato l’Amiata, tra gittate di cemento e tubi, come enormi solchi sul viso di una terra che nel passato ha assistito anche allo sfruttamento dei suoi giacimenti minerari di cinabro, da cui per secoli si è ricavato il mercurio.

 Immagine.Veduta area di Bagnore 4

area di Bagnore 4 con sullo sfondo Bagnore 3

Con “Bagnore 4” Enel porterà a termine la prima parte del suo piano condiviso con la Toscana, sottolineando come in questa regione “gestisce uno dei più grandi complessi geotermici del mondo con 34 impianti”.

Ferro e spianate, quando invece il verde avrebbe bisogno di protrarsi verso il basso: una ferita evidenziata da Otello Balducci, del coordinamento “Sos Geotermia”, preoccupato anche e soprattutto per gli impatti ambientali.

 Immagine.logo SOS Geotermia

Nel mese di luglio del 2013 dalla Svizzera, nella regione del Lago di Costanza, è arrivata la seconda segnalazione di un sisma provocato dalle perforazioni per la costruzione di una centrale geotermica: un episodio analogo era avvenuto nel 2006, a Basilea, riconducibile ai lavori per il progetto geotermico “Deep Heat Mining”.

Nel nostro Paese invece uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dall’Università di Napoli “fornisce uno strumento che permette di valutare gli effetti della sismicità indotta dallo sfruttamento geotermico e di valutare come la pericolosità vari nel tempo in funzione delle attività industriali, quali iniezioni o emungimento di fluidi“.

Una preoccupazione non da poco, che apre enormi interrogativi sugli effetti negativi dello sfruttamento geotermico.

La signora Mariella Baccheschi – componente del coordinamento “Sos Geotermia”- mentre guarda la centrale “Bagnore 3” e disegna con le parole la mappa geotermica toscana da qui al 2024, è preoccupata per gli impatti sulla salute e sull’ambiente, sulla risorsa acqua (dagli anni Settanta sarebbero 200 miliardi i litri di acqua potabile utilizzati) e sulla qualità dell’aria.

Sollecita la lettura di un volantino distribuito dal coordinamento: “Da uno studio epidemiologico ARS [Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, ndr.] nei comuni geotermici si registra un eccesso di mortalità rispetto ai comuni limitrofi non geotermici in media del +13,1% e del +13,7% in media rispetto all’intera Regione Toscana (+27,5% a Piancastagnaio, +18,7% a Castel del Piano, +13% ad Arcidosso)”. Qui si morirebbe più che a Taranto. “Nell’area geotermica Sud gli eccessi per tutte le cause di morte sono superiori a quelli registrati a Taranto, riconducibili all’inquinamento prodotto dall’Ilva”. E poi ci sono – come è possibile leggere sull’“Enciclopedia degli idrocarburi” di Treccani ed ENI – l’effetto avvertibile sull’ambiente che “è quello prodotto dalle operazioni di perforazione dei pozzi d’esplorazione e di produzione, che possono modificare la morfologia dell’area e disturbare l’ecosistema […] l’emissione in atmosfera di fluidi geotermici da impianti industriali può avere un impatto ambientale in quanto possono contenere principalmente biossido di carbonio (CO2), solfuro di idrogeno (H2S), ammoniaca (NH3), metano (CH4) e sostanze chimiche disciolte le cui concentrazioni aumentano con la temperatura […] l’emissione di acque di scarico è un’altra fonte potenziale di inquinamento. Tali acque, potendo contenere sostanze chimiche disciolte, come cloruro di sodio (NaCl), boro (B), fluoruri, arsenico (Ar) e mercurio (Hg)”.

Il progetto della centrale geotermica “Bàgnore 4” è stato localizzato in un terreno che fa parte del Sito di Interesse Comunitario e Regionale del “Monte Labbro e dell’Alta Valle dell’Albegna” (SIC e SIR) oltre che Zona di Protezione Speciale (ZPS) dell’avifauna, voluti dalle pubbliche istituzioni perché a quel tempo allettate dai finanziamenti dell’Unione Europea (Progetto LIFE Natura) per la valorizzazione delle risorse naturali ed oggi più interessate ai soldi di ENEL, versati, ironia della sorte, a titolo di “compensazioni ambientali”.

Per giunta confinanti con l’area geotermica di Bàgnore si trovano altri due SIC e SIR, quello del “Cono vulcanico del Monte Amiata” e quello dell’ ”Alto corso del fiume Fiora” che è anche ZPS, e a poche centinaia di metri il Parco Faunistico dell’Amiata.

Non si capisce come si sia arrivati a pensare che possano conciliarsi e convivere realtà così contrapposte: natura e biodiversità di un territorio e tonnellate di inquinanti immessi in atmosfera dalle centrali ENEL, alcuni definiti da ARPAT “con caratteristiche tossicologiche ed ecotossicologiche rilevanti”.

Ciò nonostante il progetto è ugualmente partito il 25 novembre 2005 quando la società Enel Greenpower s.p.a. ha inoltrato alla Regione Toscana istanza di pronuncia sulla compatibilità ambientale del progetto per la costruzione e l’esercizio della centrale geotermica, nell’ambito della concessione di coltivazione Bàgnore, sita nei comuni di Santa Fiora e Arcidosso, provvedendo contestualmente al deposito del progetto definitivo e dello Studio di Impatto Ambientale (SIA).

Come prescritto dalla legge, il 28 dicembre 2005 la società proponente ha pubblicato avviso al pubblico sui quotidiani “La Repubblica” e “Il Tirreno”: con nota dell’11 gennaio 2007 il settore VIA della Regione ha richiesto il parere ed i contributi tecnici agli uffici, agli enti e alle amministrazioni interessate in merito alla documentazione presentata dalla società proponente.

Sono pervenute tra le altre le osservazioni e i contributi del Comune di Arcidosso, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero per i beni e le attività culturali, della Provincia di Grosseto, di AUSL 9 di Grosseto, del Settore regionale Qualità dell’aria e dell’acqua, del Settore regionale Rifiuti e bonifiche, dell’Autorità di Bacino regionale del Fiume Ombrone e dell’Autorità di bacino interregionale del Fiume Flora.

Il 23 febbraio 2010 si è svolta la prima riunione della Conferenza di Servizi interna agli uffici regionali dalla quale è emersa la necessità che tutti i soggetti coinvolti nell’istruttoria avessero modo di pronunciarsi sul progetto in questione, anche alla luce di ulteriori documenti valutati solo in sede di conferenza.

A luglio del 2012 i cittadini di Manciano, nel cui territorio ricadono le famose Terme di Saturnia, riuniti nel Comitato “i Beni Comuni Manciano” hanno manifestato contro il progetto, preoccupati anche per le ricadute economiche, sollevando una questione della quale fin qui poco si è parlato: uno sfruttamento eccessivo sull’Amiata, che potrebbe seccare anche le falde che alimentano Saturnia.

Il rischio è concreto”, ha detto Andrea Marciani del Comitato, che sull’argomento ha inviato una lettera dai toni pacati, ma preoccupati, all’assessore regionale competente che si possono sintetizzare così: lo sfruttamento geotermico dell’Amiata, per il quale la Regione ha ricevuto decine di richieste di ricerca, rischia di intaccare le falde che alimentano le terme di Saturnia e questo per l’economia del territorio sarebbe un colpo devastante.

Per ribadire l’entità del problema, Andrea Marciani ha inviato una folta mole di documenti “sul possibile conflitto tra ricerche geotermiche e acque termali. La maggior parte dei materiali  riguarda direttamente la centrale di “Bàgnore 4” che l’Enel conta di realizzare sul monte Amiata, in provincia di Grosseto. Si tratta di documenti inerenti allo studio Macgeo, commissionato dalla Regione stessa, per monitorare l’impatto della geotermia nell’ambiente e sulle risorse idriche ed è uno studio molto lacunoso, per ammissione di molti membri della commissione stessa, e apertamente contestato dal prof. Borgia (docente alla University of California at Berkeley e membro lui stesso della commissione)».

Ad allarmare è in particolare un fatto: “Solo negli ultimi 8 mesi, sulle pagine che il sito web della Regione dedica alla procedura di assoggettabilità, sono comparse 51 richieste di sondaggi e perforazioni inerenti alla geotermia”, 27 delle quali in territorio grossetano: “La crisi energetica, unita ai ricchi incentivi statali previsti dal 5º conto energia per l’energia geotermica, sta imprimendo una forte accelerazione alla ricerca di campi geotermici e la Regione Toscana al momento sembra decisa a lasciare mano libera alle imprese. La Regione però non dovrebbe dimenticare i suoi 65 stabilimenti termali”.

Ma con la deliberazione n. 810 del 10 settembre 2012 la Giunta Regionale, ritenuto di condividere le conclusioni raggiunte nel verbale della Conferenza di Servizi, ha espresso pronuncia positiva di compatibilità ambientale ed autorizzazione condizionata ai fini del vincolo idrogeologico e paesaggistico del progetto per la realizzazione della centrale.

WWF, Italia Nostra e Forum Ambientalista hanno presentato ricorso al TAR della Toscana chiedendo dapprima l’annullamento  della suddetta deliberazione e successivamente, con la presentazione di motivi aggiunti, anche della Determinazione Dirigenziale n. 6066 del 21 dicembre 2012 con cui è stata rilasciata l’”Autorizzazione unica alla costruzione ed esercizio della Centrale geotermica Bagnore 4 e opere accessorie“.

Con Sentenza del TAR della Toscana n. 107 del 20 gennaio 2014 sono state dichiarate infondate le censure portate ed è stata quindi confermata la validità della VIA effettuata dalla Regione.

In dettaglio secondo il TAR:

1) è infondato l’asserito collegamento idraulico tra il bacino acquifero del Monte Amiata (falda freatica superficiale ad uso potabile) e la falda geotermica profonda. Il Tar ha inoltre spiegato che non può essere fatto appello al principio di precauzione perché questo “presuppone la deduzione di validi elementi idonei a contrastare ragionevolmente l’insediamento energetico; diversamente, infatti, si verrebbe a paralizzare ogni utile iniziativa, quale un impianto per la produzione elettrica con fonti rinnovabili (obiettivo peraltro auspicato anche in sede comunitaria) in base a generiche previsioni di rischio, generato dal cosiddetto effetto Nimby

2) sul tema dell’impatto sanitario il TAR ha fatto proprio quanto concluso da ARS-CNR con lo studio “Stato di salute delle popolazioni residenti nelle aree geotermiche della Toscana” dove si afferma che “i risultati sono ancora in linea con l’ipotesi che le emissioni geotermiche abbiano un ruolo del tutto marginale o assente negli eccessi delle malattie,…

3) non è vero che non è stata effettuata una valutazione cumulativa degli effetti della centrale “Bàgnore 4” con quelli delle altre centrali geotermiche esistenti sull’Amiata.  È stata anche bocciata la tesi secondo cui la centrale di Bagnore 3 non sarebbe stata oggetto di procedimento di VIA

4) è stata correttamente valutata l’incidenza della localizzazione della nuova centrale all’interno del SIC Monte Labbro e Valle dell’Albegna, nonché nelle immediate vicinanza del SIC Alto corso del Fiume Fiora e del SIC Cono Vulcanico del Monte Amiata;

5) Anche sulle emissioni in atmosfera, con particolare riferimento all’ammoniaca, il TAR ha evidenziato la correttezza delle valutazioni compiute dalla Regione.

È stato invece un vizio procedurale quello che ha portato il TAR della Toscana a disporre l’annullamento del solo decreto di autorizzazione unica del 21/12/2012.

Le ragioni dell’annullamento sono esclusivamente di carattere formale: è stata ritenuta illegittima l’acquisizione delle integrazioni e relativa verifica a una delle prescrizioni (la n.17) prima dell’”inizio dei lavori”, anziché prima del rilascio dell’autorizzazione, nonostante che la verifica stessa sia stata puntualmente effettuata e certificata con Decreto Dirigenziale del febbraio 2013.

La sentenza del TAR, oltre alla battaglia legale, corona anche se in parte un intenso 2013 di mobilitazioni: la manifestazione nazionale di giugno 2013 e il campeggio dei movimenti del successivo mese di luglio organizzati sull’Amiata dai comitati locali insieme a tanti altri movimenti e reti, tra cui il Comitato “Stop Enel” e il “Forum italiano dei movimenti per l’acqua”, le manifestazioni davanti al cantiere di “Bàgnore 4”, le mobilitazioni del 12 ottobre 2013 e la Carovana in Colombia contro la diga del Quimbo costruita da Enel, la contemporanea occupazione del comune amiatino di Arcidosso promossa dal movimento “Montelibero” e la seguente manifestazione in piazza di “SOS geotermia”.

Immagine.sstriscione Amiata

Una prima grande battaglia vinta dai movimenti che da anni denunciano la catastrofe ambientale, l’avvelenamento dell’acqua, e i danni alla salute sofferti dalla popolazione locale a causa delle centrali geotermiche: una sentenza  che apre comunqnue una crepa nel muro di gomma eretto dagli interessi trasversali politico affaristici della multinazionale dell’energia. E ora i comitati locali chiedono una moratoria cautelativa per tutte le attività geotermiche di Enel sull’Amiata.

Il Comitato “SOS geotermia”ha emanato il seguente comunicato: “Il TAR Toscana annulla l’AIA, l’autorizzazione per i lavori della centrale geotermica ‘Bàgnore 4’, perché le prescrizioni contenute nella VIA non sono state soddisfatte.

Esulta Sos geotermia, che, affiancata dal Forum Ambientalista di Grosseto, dal WWF e da Italia Nostra, vede riconosciuta la denuncia che la concessione della VIA da parte della Regione Toscana era stata forzatamente rilasciata e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole, mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile.”

Dal canto suo il 24 gennaio 2014 il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha emanato il seguente comunicato: ”Il TAR Toscana blocca i lavori della nuova centrale geotermica di ‘Bagnore 4’, una buona notizia frutto della battaglia che quotidianamente, da anni, i comitati contro la geotermia in Amiata combattono e che continuano a portare avanti.

Immagine.forum per l'acqua

Come Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua non possiamo che essere contenti e soddisfatti: ciò che era evidente viene riconosciuto ufficialmente.

È chiaro come chi continua a sostenere una forma vorace di sfruttamento del territorio sia disposto a chiudere tutti e due gli occhi, a negare le evidenze, a silenziare il dissenso

Tutto in nome del profitto.

In questo caso le amministrazioni, complici di ENEL, dovranno fare un passo indietro. La battaglia è però ancora lunga ma siamo convinti che i comitati che difendono le montagne amiatine, la loro aria, le loro risorse idriche e la loro salute sapranno trovare modi e forme per rilanciare la lotta”.

 

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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