L’iter procedurale del solare termodinamico si complica e la società Teknosolar rischia di perdere il treno degli incentivi statali

 

Loghi insieme.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

COMUNICATO STAMPA

19 OTTOBRE 2015

L’ITER PROCEDURALE DEL SOLARE TERMODINAMICO SI COMPLICA E LA SOCIETÀ TEKNOSOLAR RISCHIA DI PERDERE IL TRENO DEGLI INCENTIVI STATALI  

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Il 20 febbraio scorso l’Ufficio Compatibilità ambientale della Regione Basilicata chiedeva integrazioni alla società Teknosolar Italia 2 S.r.l. per il proseguimento del procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.) relativamente al progetto di una centrale solare termodinamica con l’obbligo di nuova pubblicazione dell’avviso all’Albo pretorio dei Comuni interessati (Banzi, Palazzo San Gervasio e Genzano di Lucania) per consentire nuove osservazioni nel periodo previsto per legge.

A tale richiesta, la società Teknosolar Italia 2 S.r.l. si era opposta evidenziando che i documenti richiesti non erano dovuti dal momento che gli stessi erano già in possesso della Regione Basilicata, oltre ad evidenziare che la documentazione già presentata era da ritenersi “sufficiente ed adeguata al completamento del procedimento” invitando l’Ufficio competente a concludere l’istruttoria quanto prima e facendo notare che le “ulteriori ed immotivate richieste di integrazione non potranno non essere da noi considerate meramente dilatatorie”.

Sorvolando sull’arroganza e sull’ingiustificabile atteggiamento della società Teknosolar nei riguardi dell’Autorità competente in materia ambientale, ci limitiamo a fornire le ulteriori informazioni sulla vicenda che sembra più una telenovella dai contorni talmente nauseanti ed inverosimili che sarebbe meglio archiviare quanto prima una proposta progettuale nata in modo scombinato e che continua ad arricchirsi di situazioni del tutto anomale e poco chiare in un iter procedurale che si rispetti. (vedi http://www.vasonlus.it/?p=3255)

Notizia di pochi giorni fa, quindi dopo 8 mesi dalla prima richiesta di integrazione ed in seguito a svariate osservazioni fatte pervenire dalle Associazioni Intercomunale Lucania, VAS Onlus per il Vulture Alto Bradano, A.Mi.C.A. e Coordinamento locale SiP per il Vulture – Alto Bradano, l’Ufficio Compatibilità ambientale della Regione Basilicata fa pervenire alla società Teknosolar Italia 2 S.r.l. il sollecito di trasmissione delle integrazioni per il proseguimento del procedimento.  

Ricordiamo che trattasi di un procedimento di V.I.A. avviato nel Novembre 2012 per il quale, dopo quasi 3 anni, si chiedono integrazioni ed approfondimenti riguardanti le carenze progettuali relative al progetto definitivo della rete di monitoraggio ambientale; la relazione sui movimenti terra nelle fasi di costruzione/esercizio/dismissione; il progetto della rete di approvvigionamento idrico e di gas naturale con relative opere connesse e tanto altro.

Alla precedente richiesta d’integrazione, dello scorso febbraio, dopo alcune note pervenute alla Regione Basilicata da parte del Comune di Spinazzola, della Regione Puglia e del Ministero dell’Ambiente, si aggiungono ulteriori punti che riguardano: la trasmissione del Rapporto Preliminare di Sicurezza, non presente nella documentazione accessibile alla consultazione nel Novembre 2012, ai sensi dell’art. 9 del D.Lgs. n. 334/1999 quale attuazione della Direttiva Seveso relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose; le integrazioni dello Studio d’Impatto Ambientale con la Relazione della Valutazione d’Incidenza Ambientale del progetto di che trattasi che dovrà essere depositata presso la Regione Puglia – Ufficio V.I.A. e V.Inc.A., dal momento che l’impianto si trova nelle vicinanze del Sito d’Importanza Comunitario “Valloni di Spinazzola” (IT9150041) istituito ai sensi della Direttiva Habitata CEE 92/42; il deposito del progetto e dello Studio di Impatto Ambientale, con le richieste integrazioni, presso i Comuni di Banzi, Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio ed anche Spinazzola al fine di acquisire i pareri competenti della Regione Puglia, limitrofa all’intervento, nonché degli Enti locali territorialmente interessati dagli impatti, in applicazione dell’art. 30, commi 2 e 2bis, del D.Lgs. n. 152/2006 e la pubblicazione dell’avviso d’integrazione al procedimento di V.I.A. su un quotidiano a diffusione nazionale dando notizia presso i Comuni di Banzi, Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio (come da precedente richiesta) e Comune di Spinazzola, Provincia Barletta-Andria-Trani, Regione Puglia.

Come già evidenziato nel febbraio scorso, a nostro avviso, le richieste di integrazioni, pur corpose, sono una parte limitata di tutto ciò che è stato oggetto di segnalazione e che riteniamo essere mancanze inaccettabili oltre che gravi superficialità nelle relazioni e studi presentati che non smetteremo di porre all’attenzione in tutte le sedi competenti.

Tra queste, l’evidente costatazione che un qualunque altro studio d’impatto ambientale non potrà mai sanare l’insanabile rappresentato anche, e non solo, dalla mancanza di rispetto dell’art. 12 comma 7 del D.Lgs. n. 387/2003 che prevede la collocazione di impianti FER in area agricola purché ciò avvenga nel rispetto delle disposizioni in materia di sostegno del settore agricolo, delle tradizioni agroalimentari, della biodiversità e del paesaggio rurale.

Quest’ultimo sarebbe irrimediabilmente compromesso dalla maestosità dell’impianto disattendendo, quindi, il principio secondo cui il paesaggio, quale bene comune, obbliga alla responsabilità di preservarlo subordinando ad esso gli interessi dei singoli individui così come affermato da svariate sentenze tra cui quella del Consiglio di Stato n. 2222/2014 secondo cui “il paesaggio è bene primario e assoluto, la tutela del paesaggio è quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato […] essere considerato come bene primario ed assoluto in quanto abbraccia l’insieme dei valori inerenti il territorio concernenti l’ambiente, l’eco-sistema ed i beni culturali che devono essere tutelati nel loro complesso, e non solamente nei singoli elementi che la compongono”.

Inoltre, l’art. 12 comma 4 prescrive l’obbligo “alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto”. Tale previsione normativa comporta la reversibilità del danno e la fattibilità (tecnica ed economica) dell’azione di ripristino.

La reversibilità del danno è la capacità del sistema ambientale danneggiato di attivare meccanismi di reazione fisici, chimici, biologici, ed ecologici che annullano gli effetti provocati dall’evento avverso.

La reversibilità, quindi, è condizionata dagli effetti e dalla natura fisico-chimico-biologica dell’evento e dalle peculiarità dei beni colpiti.

Quale ripristino dello stato dei luoghi ci potrà mai essere se l’impianto FER è stato concepito in un’area agricola e la sua realizzazione comporta opere di cementificazione ed estesi sbancamenti?

Nel caso dell’impianto solare termodinamico è previsto lo sbancamento di 1 milione di metri cubi di terreno, la realizzazione di 9.000 pali in cemento armato disseminati per l’intera area di 226,7 ettari e rischi di sversamenti di oli diatermici contenuti nei collettori e ricevitori con potenziale contaminazione irreversibile del suolo e sottosuolo interessato.

A fronte di una tale devastazione e all’impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi, ai sensi dell’art. 12 comma 4 del D.Lgs. n. 387/2003, il piano di dismissione dell’impianto che la società proponente è obbligato a presentare, può essere considerato un documento realistico e, soprattutto, rispettoso di quanto prescritto dalla normativa vigente?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Si rinnova nuovamente l’invito alla società Teknosolar Italia 2 S.r.l.: dimentichi l’area prescelta alle porte del Comune di Palazzo San Gervasio perché l’alternativa sarebbe solamente perdere tempo ed incentivi statali. Oltretutto, il nuovo decreto di incentivazione delle rinnovabili diverse dal FV, che si attende nei prossimi mesi, non presenta motivi per essere contenti e il limite prefissato dei 5,8 miliardi di euro d’incentivi statali annui è orami quasi raggiunto.

A chi giova perdere ulteriore tempo?

Il contatore degli oneri delle fonti rinnovabili fa segnare 5,712 miliardi di euro quale costo indicativo cumulato annuo degli incentivi riconosciuti agli impianti FER diversi da quelli fotovoltaici.

È evidente che basta veramente poco per poter raggiungere il limite dei 5,8 miliardi e dire addio alla speculazione energetica causata da alcune deviate e malate idee di Green Economy.

Occorre necessariamente meditare quando, recentemente, una grande associazione a favore delle rinnovabili, come assoRinnovabili, auspica che il Ministero dello Sviluppo Economico rifletta se possa essere considerato realmente di interesse strategico per il nostro Paese incentivare gli impianti solari termodinamici di grande taglia, facendo notare che, qualora venissero realizzati, essi assorbirebbero risorse fino a 100 milioni di euro all’anno (quindi 2,5 miliardi di euro per l’intero periodo di incentivazione di 25 anni).

AssoRinnovabili, tramite le sue osservazioni all’art. 12, comma 3, invita i Ministeri a valutare se tali risorse possano essere più utilmente destinate a impianti di taglia minore o, ancor meglio, a tecnologie maggiormente competitive a fronte del ridotto arco temporale del Decreto che prevede un orizzonte molto breve: fino al 1° dicembre 2016 (cfr. http://www.casaeclima.com/ar_23630__decreto-fer-assorinnovabili-no-incentivi-grandi-impianti-solari-termodinamici.html).

 

A.I.L. Associazione Intercomunale Lucania

Associazione A.Mi.C.A.

Federazione Nazionale Pro Natura

Associazione VAS Onlus per il Vulture – Alto Bradano

Coordinamento locale SiP per il Vulture – Alto Bradano

 

CS 19.10.2015.1.

CS 19.10.2015.2.

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