L’irresponsabile scaricabarile sulle cause dell’annullamento del bando per la Festa della Befana a Piazza Navona

 

Immagine.Presentazione nuovo bando per piazza Navona

Sul sito del Comun di Roma il 26 novembre scorso è stata pubblicata una nota secondo cui «si è concluso l’iter dell’indagine di cui il Commissario straordinario di Roma Capitale ha incaricato un’apposita Commissione Ispettiva Interna, al fine di verificare la correttezza dei procedimenti amministrativi connessi all’assegnazione dei posteggi della tradizionale festa dell’Epifania di piazza Navona. 

Dall’ispezione sono emerse irregolarità – formali e sostanziali – che compromettono l’integrità dell’azione amministrativa. Da qui la decisione del Commissario Tronca, che ha richiesto al Municipio I di esercitare il potere di autotutela per l’annullamento degli atti relativi al procedimento di gara.

Gli esiti dei controlli effettuati dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, richiesti dal Commissario Tronca in forma di parere, giungono alle medesime considerazioni sostanziali di irregolarità delle procedure di affidamento.»

L’ANAC ha infatti rilevato che nella procedura sono emerse scelte “non pienamente in linea con il quadro normativo“. (http://www.vasonlus.it/?p=23040#more-23040)

II I Municipio aveva già disposto la sospensione del bando con Determinazione Dirigenziale n. 4062 del 24 novembre 2015.

La Presidente Sabrina Alfonsi e l’Assessore al Commercio Jacopo Emiliani Pescetelli hanno allora deciso l’annullamento dell’intera procedura, ma non si sono minimamente posti il problema di sapere i nomi e cognomi di chi possa avere sbagliato e perché, dal momento che hanno scaricato la responsabilità sul Sindaco Ignazio Marino e l’Assessore Marta Leonori con una serie di motivazioni su cui è doveroso fare le seguenti osservazioni per ognuna di esse, anche per mettere in evidenza le scelte che a giudizio dell’ANAC sono risultate  non pienamente in linea con il quadro normativo. (http://www.vasonlus.it/?p=22935#more-22935)

LA FESTA DELLA BEFANA NON DEVE ESSERE UNA “FIERA” 

In un articolo pubblicato il 24 novembre 2015 su Roma Today si cita «una delibera, la 35/2010, che l’ex giunta Marino poteva cambiare, se avesse voluto» e quanto ha dichiarato al riguardo l’Assessore Jacopo Emiliani Pescetelli: «Ho lavorato a un testo che cambiasse le cose ma dovendo necessariamente attenermi a delle leggi già esistenti. Prima fra tutti la delibera 35 del Comune, che definisce quella di piazza Navona una fiera, con permesso decennale e obbligo di licenza per commercio su area pubblica. …. Non sapete quante volte ho detto a Leonori: bisogna intervenire sulla delibera 35, altrimenti ho le mani legate

Allo stesso riguardo il 26 novembre scorso l’Agenzia Dire ha emanato il seguente comunicato stampa: «Pescetelli fa un appello al Comune affinché “cambi le regole che inseriscono la Festa della Befana tra le Fiere. È necessario aggiornare la normativa e va fatto subito. Questo è un invito che rivolgo a chiunque arrivi in Campidoglio dopo le prossime elezioni. Servono norme trasparenti per ridare a tutti la Festa della Befana che la città merita”

Anche la Presidente Sabrina Alfonsi si è dichiarata dello stesso avviso di togliere la “Festa della Befana” dalle Fiere.

La Deliberazione del Consiglio Comunale n. 35 del 16 marzo 2010 riguarda il “Regolamento per l’esercizio delle attività di somministrazione di alimenti e bevande ai sensi della Legge Regionale 29 novembre 2006, n. 21 e del Regolamento Regionale 19 gennaio 2009, n. 1”, che non ha niente a che vedere con la classificazione della “Festa della Befana” come “fiera”, di cui parla invece espressamente la Deliberazione del Consiglio Comunale n. 35 del 6 febbraio 2006, a cui si è arrivati attraverso i seguenti passaggi.

La materia del commercio su aree pubbliche è stata disciplinata dal Decreto Legislativo n. 114 del 31 marzo 1998, che è stato recepito dalla Regione Lazio con Legge regionale n. 33 del 18 novembre 1999, che all’art. 33 prevede l’adozione di un documento programmatico per il commercio su aree pubbliche, con validità triennale, con il quale sono definiti i criteri generali per l’individuazione delle aree da destinare all’esercizio del commercio su aree pubbliche, con riferimento alle diverse tipologie dei mercati, delle fiere e per lo svolgimento dell’attività in forma itinerante.

Con Deliberazione del Consiglio Regionale del Lazio n. 139 del 19 febbraio 2003 è stato approvato il suddetto documento programmatico, che all’art. 7 disciplina le “FIERE”, classificando la “Festa della Befana” fra le fiere annuali di interesse locale e stabilendo al punto 7.1 che «le fiere sono individuate dal Comune tenendo contro delle prescrizioni degli strumenti urbanistici, delle disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale, archeologica, e storica e delle norme igienico sanitarie» con anche con la precisazione che «i Comuni procedono alla soppressione delle fiere non più rispondenti alle esigenze dei consumatori, della commercializzazione dei prodotti e dell’economicità dell’iniziativa».

In ottemperanza a quanto disposto dall’art. 35 delle legge regionale n. 33/1999 il Comune di Roma ha approvato il “Regolamento delle attività commerciali su aree pubbliche” con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 35 del 6 febbraio 2006, secondo cui per «fiera s’intende la manifestazione, con cadenza da determinarsi a cura del Comune, caratterizzata dall’afflusso, nei giorni stabiliti, sulle aree pubbliche o private delle quali il Comune abbia la disponibilità, d’operatori autorizzati ad esercitare il commercio su aree pubbliche, in occasione di particolari ricorrenze, eventi e festività»: al 2° comma dell’art. 18 dispone che «la concessione del posteggio ha durata triennale, rinnovabile», ma che «in considerazione della peculiare connotazione storica e tradizionale …. anche per la festa della Befana di Piazza Navona la concessione avrà durata decennale a condizione che gli operatori rispettino le prescrizioni tecniche elaborate dal Municipio I.»

Ne deriva che l’Assessore Pescetelli sembra essere incorso in un “qui pro quo” nello scambiare due deliberazioni con lo stesso numero 35: ne deriva a maggior ragione che con la stessa “ignoranza” (nel senso non offensivo di chi non sa), comunque non ammessa per un amministratore pubblico, pretenderebbe che a cambiare quelle regole che inseriscono la Festa della Befana tra le Fiere sia esclusivamente il Comune di Roma, che non ha fatto altro che recepire obbligatoriamente le disposizioni dettate dalla Regione Lazio, la quale a sua volta ha recepito un Decreto Legislativo dello Stato. 

Nella ignoranza della gerarchia delle fonti del diritto amministrativo, quand’anche la “Festa della Befana” venisse classificata fra i “mercati” (che possono essere solo quotidiani, settimanali, mensili e stagionali quotidiani o settimanali), l’Assessore Pescetelli non si è accorto che ai sensi della lettera b) del punto 8 dell’Intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata del 5 luglio 2012 anche le concessioni dei posteggi nei mercati «sono ulteriormente prorogate fino al compimento di sette anni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto», cioè fino a maggio del 2017.

MANCATO RISPETTO DEI NOVANTA GIORNI  

Il punto 7.3 del “Regolamento delle attività commerciali su aree pubbliche” approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 35 del 6 febbraio 2006 stabilisce che «al fine dell’assegnazione dei posteggi, i Comuni predispongono per ciascuna fiera almeno novanta giorni prima dello svolgimento un avviso pubblico».

Con Determinazione Dirigenziale n. 3407 del 30 settembre 2015 sono stati approvati gli avvisi pubblici relativi all’assegnazione dei posteggi in Piazza Navona dal 6 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016, la cui pubblicazione è quindi avvenuta 66 giorni prima dell’inizio dello svolgimento della “Festa della Befana”. 

A motivazione del ritardo, che non può ad ogni modo legittimare la violazione della suddetta norma, la stessa Presidente Sabrina Alfonsi in una intervista rilasciata ieri a Radio Radio (https://www.facebook.com/Sabrina-Alfonsi-266246960113099/?fref=ts) ha portato il ritardo che è stato causato dalla necessità di dover aspettare la Sentenza n. 11639 del 23 settembre 2015 con cui è stato rigettato il ricorso dei commercianti “storici” di piazza Navona.

Al riguardo Jacopo Emiliani Pescetelli ha dichiarato: «L’ANAC ci chiede il riesame in autotutela delle procedure e, in accordo con il commissario Tronca, abbiamo deciso l”annullamento del bando per la Festa della Befana di piazza Navona. Dalla relazione della commissione interna al Campidoglio emerge con tutta chiarezza che l”unico rilievo fatto al I Municipio è sui termini di 90 giorni che doveva avere il bando».

In un’intervista all’agenzia Dire, la Presidente Sabrina Alfonsi ha spiegato che «l’unico rilievo fatto al Municipio I è sui termini di 90 giorni che doveva avere il bando».

TRASMISSIONE IRREGOLARE DELLE DOMANDE

Lorenzo Santonocito, capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione Trasparenza nel Municipio I, ha al riguardo riferito che «Alfonsi, in un suo post sul noto social network del 23 ottobre scorso, esaltava, come rivoluzionario, il fatto che le buste dei partecipanti fossero pervenute in forma anonima e sigillata. Peccato – ha aggiunto – che la gara prevedesse proprio il contrario e la mancanza del nome del mittente sulla busta sarebbe stato motivo di esclusione dal bando.»

In effetti tutti e tre gli avvisi pubblici prescrivevano espressamente che «la domanda deve recare sulla busta la dicitura FIERA “FESTA DELLA BEFANA” EDIZIONI 2015/2016 – 2024/2025 – COMMERCIO SU AREA PUBBLICA, l’indicazione della MERCEOLOGIA con la quale si intende partecipare alla procedura (es. libri per bambini/dolci/giocattoli/alberi e addobbi di Natale e presepi) ed il mittente.»

 VERIFICA DEL POSSESSO DEI REQUISITI GENERALI

È stata la stessa Presidente Alfonsi a dichiarare che «la relazione dell”ANAC può aiutare tutta l’amministrazione, perché dà’ delle indicazioni che devono essere recepite in tutti i bandi» fra le quali ha indicato «la necessità’ di fare prima la verifica del possesso dei requisiti generali, cosa che oggi facciamo dopo l’assegnazione provvisoria».

Dagli atti esaminati non si evincerebbe infatti nemmeno l’effettiva verifica del possesso dei requisiti di carattere generale previsti dalla legge, una condizione essenziale per pervenire correttamente all’aggiudicazione definitiva. 

CRITICITÀ DEI VERBALI DI GARA 

Fra le criticità rilevate dall’ANAC e ci sono i verbali di gara dove non c’è evidenza delle operazioni compiute per l’attribuzione dei punteggi che hanno consentito di stilare le graduatorie finali.

Faccio le osservazioni su questo aspetto, separatamente dal “Disciplinare sulla Qualità”, che è stato fatto aggiungere dopo la pubblicazione degli avvisi e che è stato fatto diventare il vero colpevole dell’annullamento del bando, con la dichiarata finalità di far capire bene le differenze sostanziali tra l’espletamento del solo bando di gara così come sfornato dal I Municipio con Determinazione Dirigenziale n. 3407 del 30 settembre 2015 ed il bando di gara integrato invece con il “Protocollo di Integrità” ed il “Disciplinare sulla Qualità”.

Al riguardo l’assessore Jacopo Emiliani Pescetelli ha dichiarato: «Con la conferenza stato-regioni, nel recepire la direttiva Bolkenstein, (2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato europeo comune, ndr), sono state applicate delle norme transitorie a tutela degli operatori in cui si stabilisce il 40% del punteggio all’anzianità di licenza. Dal momento che nessuno può fare un bando pro o contro qualcuno, quello che potevamo fare era dare più spazio alla qualità, per non far trionfare esclusivamente altri criteri. Abbiamo quindi inserito l’obbligo di cibo biologico, prodotti per celiaci, e via dicendo, da autocertificare nella domanda di ammissione».

Dal momento che secondo la stessa Presidente Sabrina Alfonsi «la qualità era il cardine del Municipio», esaminiamo dunque il bando così come voluto dalla Giunta Municipale, per verificare come ed in che misura vi fosse garantita effettivamente la qualità.

Per il bando per attività commerciali ogni partecipante doveva autocertificare ai fini del punteggio «di porre in vendita, almeno in misura pari al 50% della merce venduta, prodotti biologici e/o prodotti senza glutine – ai sensi della normativa vigente – e/o prodotti tipici locali e regionali con l’indicazione della provenienza (per il settore alimentare), e prodotti naturali e/o riciclati (per il settore non alimentare)», mentre per il bando per attività artigianali ogni partecipante doveva autocertificare ai fini del punteggio «di produrre e commercializzare prodotti naturali e/o riciclati».

Per il bando per attività varie ogni partecipante doveva autocertificare ai fini del punteggio doveva autocertificare «di porre in vendita articoli caratterizzati da varietà dei soggetti raffigurati, allegando documentazione grafica e descrittiva delle varietà».

Il bando per attività commerciali e quello per attività artigianali, ai fini del calcolo del punteggio massimo assegnabile ad ognuno di 50 punti, prevedevano di attribuire un massimo di 20 punti (pari al 40%) alla maggior professionalità dell’impresa costituita dall’anzianità di iscrizione al registro imprese (per un massimo di 10 punti) cumulata con l’anzianità acquisita nel posteggio a cui si riferisce la selezione (per un massimo di 10 punti). 

Ma sempre ai fini del calcolo del punteggio massimo assegnabile di 50 punti, per il settore alimentare prevedevano di attribuire ai fini della qualità della merce un massimo di 25 punti (pari al 50%) da assegnare distintamente ai prodotti di agricoltura biologica, purché costituiscano almeno il 50% delle merci in vendita (10 punti), ai prodotti tipici regionali e/o locali (10 punti) ed ai prodotti per celiaci (5 punti).

Per il settore non alimentare prevedevano di attribuire, sempre ai fini della qualità della merce, un massimo di 25 punti (pari al 50%) da assegnare distintamente all’utilizzo di materie e prodotti naturali (15 punti) ed all’utilizzo di materiali riciclati (10 punti).

Il bando per attività varie invece, ai fini sempre del calcolo del punteggio massimo assegnabile ad ognuno di 30 punti, prevedeva di attribuire un massimo di 12 punti (sempre pari al 40%) alla anzianità di iscrizione al registro imprese (riferita al titolare o al dante causa se più risalente nel tempo) (per un massimo di 6 punti) cumulata con l’anzianità acquisita dal soggetto richiedente nella fiera oggetto della selezione relativamente al settore merceologico corrispondente a quello per il quale si partecipa alla selezione (per un massimo di 6 punti).  

Ai fini della qualità della merce prevedeva invece di attribuire un massimo di 13 punti (pari al 45% circa) alla varietà dei soggetti raffigurati o dei temi musicali natalizi proposti. 

Se dunque il bando attribuiva addirittura per la qualità il 50% del punteggio massimo assegnabile, rispetto al 40% attribuito alla anzianità di iscrizione e di posteggio, come si spiega che la maggior parte dei banchi per l’Epifania allestiti a piazza Navona sono stati assegnati ai componenti di un’unica famiglia, quella dei Tredicine ? 

A dare una risposta è stato un articolo pubblicato il 1 ottobre 2015 sul blog “Romafaschifo” con la seguente spiegazione: «I punteggi della qualità, che valgono il 50% contro il 40% dell’anzianità (il restante 10% lo ottieni se il titolare – o il prestanome – della richiesta è invalido, altra assurdità che grida vendetta e che non ha riscontri in nessun’altra fiera simile al mondo) sono stati resi inutili, raggiungibili da chiunque, disinnescati. Ottieni il massimo dei voti se: porti un po’ di cibo bio (devi dichiararne almeno il 50%, una percentuale folle e irreale che spinge solo gli operatori a dire bugie), porti roba per celiaci (bel rischio che si assume il Comune su una materia così delicata e col rischio di contaminazioni) e se porti prodotti locali o regionali. È evidente che tutti possono dichiarare di avere questi requisiti: non importa la tua storia, la tua rassegna stampa, i punteggi che hai nelle guide gastronomiche, la qualità oggettiva delle tue materie prime e dei tuoi fornitori, il fatto che sei invitato in manifestazioni di livello. Niente di tutto questo ha valore per chi ha scritto il bando. Addirittura non c’è nessuna penalità per chi porta prodotti industriali e nessun vantaggio per chi propone cibo artigianale: se porti roba bio e “locale” sei al massimo del punteggio, anche se si tratta di banali prodotti industriali ….. Ed ecco servito il trucchetto: ti do un vantaggio sull’anzianità e poi faccio in modo che nessuno possa raggiungerti sulla parte della qualità scambiando per “qualità” una serie di banalissimi requisiti che tutti, perfino l’ultimo gestore di camion bar, sono in grado di raggiungere.» (http://www.romafaschifo.com/2015/10/il-bando-truffa-per-la-befana-piazza.html)

A parte la descrizione colorita del procedimento predisposto per garantire la qualità, è abbastanza evidente che la semplice “autocertificazione” richiesta senza precisarne esplicitamente forme e modi per dimostrane i contenuti si sia per lo più ridotta a “ricopiare” a livello dichiarativo lo stesso testo del bando come mera intenzione ed abbia comunque consentito a tutti coloro che hanno partecipato al bando di ottenere più o meno uno stesso appiattito punteggio: con questo meccanismo, vale a dire a parità più o meno di uno stesso generalizzato punteggio ottenuto sulla qualità, a vincere alla fine non potevano non essere tutti coloro che hanno potuto avvantaggiarsi del 40% del punteggio massimo attribuibile per anzianità di iscrizione e di posteggio. 

L’ANAC ha infatti rilevato incongruenze come «l’inserimento in graduatoria, anche in posizione apicale, di offerte in relazione alle quali viene accertata l’insufficienza o l’assenza della documentazione necessaria a valutare la qualità della merce offerta». 

LE PRESUNTE COLPE DEL DISCIPLINARE SULLA QUALITÀ

Come noto ormai, gli avvisi pubblici sono rimasti on line per una settimana, ma come da procedura senza la possibilità di iscrizione fino al settimo giorno: al sesto è intervento il Comune di Roma, che ha costretto ad allegarvi due specifici documenti.

Il primo documento è il “Protocollo di integrità” portato in Giunta Capitolina dall’ex assessore Sabella che riguarda l’anticorruzione: è un documento pensato soprattutto per i lavori pubblici, che Sabella ha chiesto di inserire anche sul bando per la Festa della Befana.

Il secondo documento invece è il “Disciplinare sulla Qualità”, realizzato dopo un incontro con il sindaco dall’assessore Marta Leonori, che il Municipio ha dovuto recepire ed inserire, ma che sembra essere stato ignorato uffici, che hanno partorito graduatorie lontane dagli annunci.

Come detto il bando si basava su un meccanismo di “cumulo” tra anzianità di iscrizione nel registro delle imprese e anzianità acquisita nel posteggio cui si riferisce la selezione.

Ma questo – ha messo in evidenza l’ANAC – ha determinato «un aumento dell’incidenza del criterio dell’anzianità in assenza di qualunque supporto normativo o regolamentare, ed in contrasto con il carattere eccezionale che questo criterio dovrebbe avere»: inoltre anche alla luce dei chiarimenti offerti dal Ministero dello Sviluppo Economico, la durata delle concessioni dei posteggi su area pubblica «deve essere tale da non limitare la libera concorrenza oltre il tempo necessario all’ammortamento degli investimenti, e comunque non superiore a 12 anni».

Jacopo Emiliani Pescetelli ha dichiarato al riguardo che «dispiace che si sia arrivati all’annullamento del bando per la Festa della Befana dopo un anno di lavoro. Del resto, come Municipio avevamo espresso subito le nostre perplessità circa il disciplinare integrativo inserito all’ultimo momento».

Su Facebook ha sottolineato: «In accordo con il commissario Tronca abbiamo annullato in autotutela il bando di piazza Navona. Il Municipio I ha lavorato per un anno intero, producendo un bando coerente e rispettoso delle normative vigenti. Peccato che la presunzione di qualcuno, di poterlo migliorare, abbia privato i partecipanti dei punti legati alla qualità. Non rinunceremo alla qualità e inizieremo da oggi a chiedere di cambiare le regole, per poter realizzare la Festa che vogliamo

Gli ha fatto eco la Presidente Sabrina Alfonsi che riguardo al disciplinare integrativo ha voluto citare le parole della commissione che «spiega che questa integrazione al bando risulta ‘potenzialmente lesiva della par condicio tra concorrenti, tenuto conto della diversificazione della documentazione richiesta da allegare alla domanda» ammettendo candidamente che «laddove il punteggio risulti pari a zero, l’assegnazione è avvenuta sulla base di altri criteri».

ANAC su Piazza Navona

Ha ammesso candidamente che «laddove il punteggio risulti pari a zero, l’assegnazione è avvenuta sulla base di altri criteri» ed ha aggiunto che «sullo stesso punto intervengono anche i rilievi dell’Autorità nazionale anticorruzione, che spiega come nel caso in cui il punteggio sulla qualità fosse pari a zero, si tratterebbe di una offerta non corrispondente alle esigenze dell”amministrazione».

ANAC u Piazza Navona.1.

Dall’ANAC è stata considerata irregolare anche la mancata assegnazione dei criteri di qualità, fatto che ha comportato comunque l’aggiudicazione di postazioni, come ad esempio dei dolciumi seppur in assenza di documentazione relativa. 

Infatti il bando per i dolciumi è stato vinto dai commercianti “storici” di Piazza Navona, con in testa Alfiero Tredicine, ad ognuno dei quali sono stati assegnati i 20 punti spettanti per anzianità di iscrizione e di posteggio: in tal caso, a parità di punteggio, è stato considerato l’ordine cronologico risultante dalla data di spedizione della domanda a mezzo raccomandata a.r., come prescrive il punto 4) dell’art. 7.2 del “Documento Programmatico per il commercio su aree pubbliche”.

Sabrina Alfonsi e l’Assessore al Commercio, Jacopo Emiliani Pescetelli hanno congiuntamente dichiarato: «Sicuramente possiamo affermare di non essere soddisfatti rispetto al risultato ottenuto sotto il profilo delle garanzie per la qualità della merce in alcuni settori, ad esempio la vendita dei dolciumi, i punteggi sulla base del disciplinare integrativo per la certificazione della qualità della merce non sembrano essere stati assegnati».

Alle accuse che, cacciato il Sindaco Marino, il “Disciplinare sulla Qualità” sia stato ignorato dagli uffici, l’assessore Pescetelli ha replicato così: «È una versione che sta circolando sui giornali ed è la più grande assurdità che io abbia mai sentito. Un gioco al massacro che non posso ascoltare, dopo aver lavorato per tre anni su questa fiera, e aver sopportato anche le minacce di alcuni operatori».

«Un disciplinare sulla qualità – ha spiegato Pescetelliche nelle intenzioni espresse dall’assessore doveva regolare meglio la certificazione dei prodotti. Un documento tecnicissimo, di difficilissima applicazione, perché chiedeva documenti che nessun commerciante ambulante può avere».

L’assessore ha anche voluto spiegare questa presunta difficilissima applicazione del Disciplinare, portando ad esempio che per il biologico si richiedeva che il commerciante si fosse già servito in passato da dieci fornitori storici di prodotti bio: «Dieci. Ci rendiamo conto? Nessuno lo aveva tra i requisiti. Anche gli operatori che normalmente lavorano nell’ambiente si rivolgono massimo a due, tre fornitori».

Limiti secondo lui troppo rigidi, che invece di far posto alla qualità l’avrebbero di fatto esclusa.

Jacopo Emiliani Pescetelli arriva a sentenziare esplicitamente che «semmai chi ha sbagliato è chi ha voluto il disciplinare (Marino e l’ex assessore al commercio, Marta Leonori ndr)» e per dimostrare questa sua “tesi” accusa che «tra l’altro abbiamo chiesto al Comune una commissione apposita e un esperto, che però non è mai stato nominato» ed arriva ad ammettere però che «così i nostri tecnici si sono ritrovati con tantissime domande, e un documento inapplicabile, perché i requisiti sul cibo non li aveva nessuno».

A questa “accusa” portata sia dal Presidente del I Municipio che dall’assessore al commercio, secondo cui il bando garantiva la qualità, ma sarebbe saltato per colpa del “Disciplinare sulla Qualità” aggiunto da Ignazio Marino e da Marta Leonori, è necessario fare la seguente serie di considerazioni. 

La prima considerazione al riguardo è stata sintetizzata da Alessandro Giachetti, coordinatore della Lista Marchini nel Municipio I :  «Tutto da rifare ha decretato l’Anac e al Commissario Tronca non è restato altro che obbligare il Municipio all’annullamento del bando. Schizzi di fango dappertutto, nel tentativo del presidente Alfonsi e dell’assessore Pescetelli di trovare una via d’uscita, ahimè poco onorevole. La solita storia: la colpa è di altri. Chi siano questi non è ben chiaro ma per loro è un dettaglio, basta salvare la faccia».  

In riferimento al “dettaglio” osservo soltanto che per Alfonsi e Pescetelli è ben chiaro chi siano invece i colpevoli.

La seconda considerazione al riguardo è stata fatta da Lorenzo Santonocito, capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione Trasparenza nel Municipio I, che ha riferito al riguardo: «Paradossale come su tale Festa della Befana si sia tanto esaltato il tentativo di migliorare la certificazione dei prodotti alimentari esposti, ma poi di fatto non applicabile perché il disciplinare sulla qualità, aggiunto successivamente alla pubblicazione del bando, non era né impositivo né motivo di esclusione».

Come terza personale considerazione, relativa alla richiesta di una apposita commissione ed all’esperto che non è mai stato nominato, faccio presente che nessuna vietava al I Municipio di farsi carico di nominare lui quanto meno un proprio esperto, per cui qualcuno dovrà spiegare prima o poi perché non lo sia voluto fare.  

Come quarta ed ultima personale considerazione debbo mettere in risalto da un lato l’ammissione fatta dallo stesso Pescetelli che il “Disciplinare sulla Qualità” non è stato applicato perché i requisiti sul cibo non li aveva nessuno e la estrema contraddizione che ne deriva dall’altro lato dal fatto che il “Disciplinare sulla Qualità” ha dato zero risultati: è stato conseguentemente attribuito il punteggio sulla qualità fissato a monte dal bando che – come già sopra detto – è risultato “appiattito” su un numero di punti più o meno uguale per tutti, facendo prevalere l’anzianità di iscrizione e di posteggio a favore in particolare della famiglia Tredicine.

Lo “scaricabarile” della Alfonsi e di Pescetelli diventa così un boomerang che si ritorce addosso ad entrambi, perché a far vincere l’anzianità sarebbe stato proprio il bando così come da loro predisposto.

E adesso?

«La Festa si farà e sarà simile allo scorso anno – risponde l’assessore Emiliani – e lavoreremo insieme a Tronca per farla al meglio perché ci saranno comunque le 12 postazioni degli spettacoli viaggianti».

O forse no.

C’è infatti una relazione della polizia del I gruppo di Polizia Municipale di Roma capitale che ritiene «non validi» i titoli di almeno 4 operatori di questa categoria, uno dei quali è proprio la giostra dei cavalli.

«Sinceramente non ho notizia di questo, se così è anche loro non monteranno», è la replica di Emiliani.

Di certezze, ad ogni modo, ce ne sono poche.

E una è che la festa della Befana salterà di nuovo.

Anche se la minisindaco pensa al prossimo bando, prima o poi gli amministratori dovranno affrontare le proprie responsabilità: si arriverà forse così a sapere i nomi e cognomi di chi ha sbagliato veramente e perché. 

Al momento l’ipotesi alternativa è che in piazza Navona si possa svolgere la festa di Emergency : è stata lanciata anche una petizione. 

Piazza Navona piazza della solidarietà

L’idea lanciata dai Verdi è stata raccolta da diversi soggetti, già al lavoro per fornire delle proposte concrete alla presidenza del Municipio I.

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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