Rifiuti in Basilicata: una situazione emergenziale

 

Associazione Intercomunale LucaniaCircolo Territoriale VAS Vulture-Alto Bradano

 

 

 

 

 

La politica regionale cosa sta facendo? Sono credibili le azioni messe in campo?

Rifiuti in Basilicata 1.

L’area di San Nicola di Melfi è ormai assediata da progetti per il trattamento dei rifiuti: la Ener Compost S.r.l. prevede un progetto con un flusso massimo di rifiuti pari a 123.000 t/a ed attività di recupero R1, R3, R13; l’Alphabio S.r.l. prevede un progetto con un flusso massimo di rifiuti pari a 160.000 t/a ed attività di recupero R3, R4, R5, R12; la Biomethane Plus S.r.l. prevede un impianto di biomassa con un flusso massimo di rifiuti paria a 178.800 t/a ed attività R1, R3, R13.

Rifiuti in Basilicata 2.

La mozione presentata in Consiglio regionale 

Ad una situazione progettuale di tale caoticità, la politica cerca di fornire risposta mediante una mozione presentata in Consiglio regionale con la quale si chiede alla Giunta regionale di emanare un atto di indirizzo per sospendere, nelle more dell’approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti, il rilascio di qualsiasi atto autorizzativo per nuovi impianti (v. Allegato_1).

Un’azione politica che non convince per i motivi che da qui a poco spiegheremo.

L’inceneritore Fenice accoglie anche i rifiuti del materano. 

All’inquietante proliferare di progetti per il trattamento rifiuti, nell’area di San Nicola di Melfi, si aggiunge la situazione emergenziale dell’area materna in seguito alla inagibilità della discarica “La Recisa” di Pisitcci a cui la politica cerca di dare risposta mediante D.P.G.R. n. 11 del 14 gennaio 2016.

Decreto del Presidente della Giunta Regionale secondo cui, a decorrere dalla data di sottoscrizione del decreto presidenziale e per una durata massima di 60 giorni, possono essere trasferiti i flussi dei rifiuti solidi urbani, prodotti dai Comuni della provincia di Matera, con l’esclusione di Matera e Policoro, verso l’inceneritore di San Nicola di Melfi “Rendina Ambiente” (ex Fenice) ritornato disponibile per la capacità massima autorizzata di 30.000 t/a.  

Anche in questo caso, l’azione politica crea rabbia e rammarico se ci fermassimo a guardare ciò che negli anni scorsi poteva essere attuato, in termini di pianificazione, ma che purtroppo non è stato fatto con la inevitabile situazione emergenziale quasi del tutto scontata ed attesa (v. Allegato_2).

La legge regionale votata nell’estate scorsa.  

Per spiegare le ragioni che portano a ritenere, sia la mozione presentata in Consiglio regionale sia il Decreto presidenziale, azioni non condivisibili, occorre tornare indietro con la memoria a ciò che il Consiglio regionale della Basilicata ha legiferato nell’estate scorsa ed in particolare il 10 agosto 2015. 

Trattasi della legge regionale n. 35/2015 “Disposizioni urgenti inerenti misure di salvaguardia ambientale in materia di gestione del ciclo dei rifiuti”. 

L’attenzione ricade immediatamente sull’art. 1 che recita “nelle more dell’adeguamento del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti di cui all’art. 199 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i., al fine di garantire la salvaguardia ambientale in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, nel rispetto dei principi di autosufficienza, prossimità e specificità, possono essere autorizzati secondo le procedure e le modalità previste dalla normativa vigente: a) gli impianti di trattamento-smaltimento di rifiuti previsti dai vigenti strumenti di pianificazione;b) gli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti inerti, nonché gli impianti di recupero di rifiuti, ivi compresi quelli pericolosi, ancorché non specificatamente previsti dai vigenti strumenti di pianificazione, come stabilito dall’art. 42 della L.R. 2 febbraio 2001, n. 6 e s.m.i.” (v. Allegato_3).

In breve possiamo dire che nell’agosto 2015 il Consiglio regionale approva a maggioranza, con 12 voti favorevoli di Pd, Pp, Ri, Psi ed 8 voti contrari di Pdl-Fi, M5s, Udc, Gm e Lb-Fdi (v. Allegato_4), una legge con la quale si prevede che in mancanza del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti possono essere autorizzati gli impianti di trattamento-smaltimento di rifiuti.

Oggi, invece, al medesimo Consiglio regionale si chiede l’approvazione di una mozione che impegni la Giunta ad emanare un atto di indirizzo finalizzato a sospendere ciò che la legge n. 35/2015 ha consentito in merito al rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti di trattamento-smaltimento dei rifiuti.

Piuttosto che presentare una mozione, non sarebbe meglio chiedere il rispetto delle leggi ed in particolare che gli Enti preposti forniscano il diniego al rilascio di qualunque autorizzazione agli impianti presentati nell’area di San Nicola di Melfi per mancanza di rispetto dei principi di autosufficienza, prossimità e specificità cui lo stesso art. 1 della L.R. n. 35/2015 fa riferimento?  

Proprio quei principi indirizzati a favorire la riduzione della movimentazione dei rifiuti, quindi l’impatto ambientale, cui si ispira la normativa nazionale ed europea.

Infatti. l’art. 199, comma 3 lett. g) del D.Lgs. n. 152/2006 (e ss.mm.ii.) prevede che il piano regionale dei rifiuti riguardi il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all’interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all’art. 200.

Secondo lo stesso art. 199, il piano regionale deve assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti.

Inoltre, se proprio si vuole attuare una sospensione al rilascio delle autorizzazioni, nelle more dell’approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti, non sarebbe più opportuno proporre un’urgente modifica all’art. 1 della legge regionale n. 35/2015 che, invece, ha consentito l’esatto contrario già nell’agosto scorso?

I dubbi di legittimità costituzionale della legge regionale. 

La L.R. n. 35 del 10 agosto 2015 meritava indubbiamente molta più attenzione, ma forse più che attenzione serviva la volontà politica perché la gestione rifiuti avvenisse in modo differente senza prescindere da un’attenta e scrupolosa pianificazione.

Infatti, ciò che meraviglia è riportato nel comma 6 dell’art. 1 che prevede: Nelle more della realizzazione, adeguamento e/o messa in esercizio dell’impiantistica di trattamento programmata è possibile smaltire presso le discariche autorizzate ed in esercizio i rifiuti solidi urbani non pericolosi, previo trito-vagliatura e biostabilizzazione anche parziale degli stessi”.  

Dov’è la stranezza di tale norma?

Bisogna fare attenzione per accorgersi che l’anomalia risiede nella parola “parziale”.

Infatti, con il comma 6, la legge regionale consente il conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani non trattati, in violazione della norma statale che, in attuazione di disposizioni comunitarie, vieta il conferimento in discarica dei rifiuti non trattati.

Essa contrasta pertanto con l’articolo 117, primo comma, e secondo comma, lett. s), della Costituzione, non rispettando i vincoli comunitari, invadendo altresì la competenza statale in materia di tutela dell’ambiente.

Infatti, la semplice “parzialità” del pretrattamento dei rifiuti impedisce che questi ultimi possano essere considerati correttamente “trattati” ponendosi in contrasto con la normativa statale, con quanto previsto dalla Direttiva discariche 1999/31/CE, nonché con i principi generali elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea in numerose pronunce. In merito a ciò, la L.R. n. 35 del 10 agosto 2015 è stata impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nel ricorso si legge che il Consiglio regionale, nell’approvare l’art. 1, comma 6 della L.R. n. 35/2015, avrebbe ripresentato ciò che in precedenza era già stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta.

Infatti, nel secondo motivo del ricorso n. 91 del Presidente del Consiglio dei ministri, depositato il 13 ottobre 2015, si legge: Si evidenzia, inoltre, la violazione dell’art. 136 Cost., in riferimento alla sent. n. 180/2015 della Corte Costituzionale. Le disposizioni in esame, riproducendo nella sostanza il contenuto normativo dell’art. 42, commi 4 e 5, della legge della Regione Basilicata n. 26 del 2014, dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 180 del 2015, dalla Corte costituzionale, determinano una violazione sia dell’art. 136 Cost., che del principio del rispetto del giudicato costituzionale in esso sancito” (v. Allegato_5).

Quali le ragioni che hanno spinto a concepire una norma che ripresenta nella sostanza, secondo quanto sollevato dall’autorità ricorrente in modo del tutto condivisibile, il medesimo contenuto di analoga disposizione regionale già dichiarata illegittima in violazione sia dell’art. 136 Cost. sia del principio del rispetto di quanto pronunciato dalla Consulta?

Con riferimento alla situazione dell’inceneritore di San Nicola di Melfi (ex Fenice), il conferimento dei rifiuti provenienti dai 26 Comuni materani è reso possibile anche grazie all’art.1 comma 4 della contestata L.R. n. 35/2015 secondo cui, qualora si verifichino carenze nelle capacità di smaltimento e trattamento di rifiuti solidi urbani nei comprensori provinciali, “sono ammesse destinazioni dei flussi di rifiuti urbani all’interno del territorio regionale in deroga alle pianificazioni di settore”.

Anche in questo caso ci chiediamo se esiste la volontà politica di adottare ed approvare il nuovo PRGR oppure se c’è l’interesse affinché ciò non avvenga in temi brevi al fine di poter andare sempre in deroga alla pianificazione di settore.

La Regione Basilicata, convocata sulla questione rifiuti, non si presenta.  

La situazione rifiuti è orami ben nota al Governo nazionale, non solo per le leggi regionali che si prestano puntualmente a dubbi di legittimità costituzionale, ma anche perché la Basilicata ha un Piano di gestione dei rifiuti ormai datato e continua a temporeggiare nell’adottare ed approvare un suo aggiornamento.

Emblematica è stata la risposta che venne data, il 30 settembre 2015, dal sottosegretario all’Ambiente rispondendo ad una interrogazione a risposta immediata, presentata in VIII Commissione ambiente della Camera dei Deputati (n. 5/06516), in cui si precisa che “la Regione Basilicata ha un Piano di gestione dei rifiuti che risale al 2001, quindi chiaramente datato”.  

Ricorda inoltre che “agli inizi del settembre 2015 la competente Direzione generale per i rifiuti e l’Inquinamento ha convocato alcune riunioni con tutte le Regioni per il caso delle discariche abusive e, con l’occasione, si sono chiesti aggiornamenti relativi all’aggiornamento dei Piani. La regione Basilicata, convocata, per il 1° settembre, non si è presentata. Pertanto con apposita nota già in firma al Direttore, si è provveduto a richiedere una relazione dettagliata sullo stato di avanzamento del processo di aggiornamento del piano e sul rispetto dei tempi già comunicati. In caso di inadempimento, si procederà a far uso dei poteri sostitutivi previsti dal comma 9 dell’articolo 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006” (v. Allegato_6). 

Richieste delle Associazioni e Comitati. 

Da parte nostra abbiamo presentato osservazioni tecniche ai vari progetti che assediano l’area di San Nicola di Mefli ed abbiamo invitato l’Area Programma del Vulture Alto Bradano a convocare la Conferenza dei Sindaci trasmettendo, tramite PEC, una proposta di deliberazione affinché l’intera Area Nord della Regione Basilicata possa manifestare il suo giudizio negativo alla realizzazione degli impianti della Ener Compost S.r.l., dell’Alphabio S.r.l. e della Biomethane Plus s.r.l.

Abbiamo appreso con piacere che, nella giornata di ieri, è stata convocata la Conferenza dei Sindaci per domani (22 gennaio), alle ore 11:00, presso la Sala consiliare del Comune di Melfi. Siamo fiduciosi che i 18 Comuni, afferenti all’Area Programma, possano esprimesi favorevolmente ad una proposta di deliberazione presentata dall’Associazione Intercomunale Lucania, dall’Associazione VAS per il Vulture Alto Bradano e dal Comitato Diritto alla Salute. Proposta di deliberazione che, dopo aver elencato svariate motivazioni tecniche e di buon senso, invita tutti i Sindaci 

  1. ad ESPRIMERE in modo fermo ed inequivocabile la contrarietà, quindi giudizio sfavorevole, alla realizzazione dei progetti presentati dalla Ener Compost S.r.l., dall’Alphabio S.r.l. e dalla Biomethane Plus S.r.l. CHIEDENDO che venga espresso un giudizio negativo in merito alla V.I.A. per tutte le criticità esposte; il diniego al rilascio dell’A.I.A. per tutte le criticità in buona parte sottovalutate e/o non valutate dalle società in esame; il diniego al rilascio dell’autorizzazione per la realizzazione dei progetti in esame;
  2. ad IMPEGNARE il Governatore della Regione Basilicata a convocare un Consiglio regionale straordinario con il quale la Regione valuti l’urgenza di esprimere la sua netta contrarietà ai progetti in esame nonché la loro incompatibilità con il redigendo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, in via di approvazione ed adozione, e con la L.R. n. 4 del 27 gennaio 2015 “strategia regionale rifiuti zero 2020”;
  3. di FARE proprie le motivazioni tecniche espresse dall’Associazione Intercomunale Lucania (A.I.L.), dall’Associazione V.A.S. per il Vulture Alto Bradano, dal Comitato Diritto alla Salute e dell’Associazione Ambiente e Legalità, così come trasmesse all’Area Programma Vulture Alto Bradano, alla Regione Basilicata, all’Arpab, alla Prefettura di Potenza, alla Provincia di Potenza e al Comune di Melfi; di invocare lo stato giuridico di danno temuto per l’Ambiente, il Paesaggio, l’Agricoltura e la Salute dei cittadini;
  4. di DIFFIDARE le società Ener Compost S.r.l.; Alphabio S.r.l. e Biomethane Plus S.r.l. dal proseguire nell’iter autorizzativo dei loro progetti ritenuti fortemente impattanti ed incompatibili con l’area del Vulture Alto Bradano;
  5. di DICHIARARE lo stato di agitazione permanente dei cittadini dell’Area Vulture Alto Bradano per la salvaguardia dell’Ambiente, del Paesaggio, dell’Agricoltura, della Salute dei cittadini e dello Stato di Diritto.

 

21 gennaio 2016

 

Donato Cancellara

Associazione Intercomunale Lucania

Associazione VAS per il Vulture Alto Bradano

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