Ecco il Manifesto di Assisi: un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica

 

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato oggi, in occasione della presentazione, il Manifesto di Assisi “Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica”, promosso da Symbola e dal Sacro Convento di Assisi per costruire insieme un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica e che vede già più di 2.000 adesioni di rappresentanti di istituzioni, mondo economico, politico, religioso e della cultura.

Oltre a Conte alla presentazione del Manifesto nel Salone Papale del Sacro Convento di Assisi erano presenti e sono intervenuti, il ministro dell’università e della ricerca, Gaetano Manfredi, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, e il presidente Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Stefano Zamagni.

Ecco cosa dice il Manifesto di Assisi:

Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro.

È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Il contributo di tutti i mondi economici e produttivi e soprattutto la partecipazione dei cittadini.

Importante è stato ed è in questa direzione il ruolo dell’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Siamo convinti che, in presenza di politiche serie e lungimiranti, sia possibile azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050.

Questa sfida può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità.

E può vedere un’Italia in prima fila.

Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile.

Siamo, ad esempio, primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti.

La nostra green economy rende più competitive le nostre imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori.

Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia.

Larga parte della nostra economia dipende da questo.

I nostri problemi sono grandi e antichi: non solo il debito pubblico ma le diseguaglianze sociali e territoriali, l’illegalità e l’economia in nero, una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che alimenta paure.

Ma l’Italia è anche in grado di mettere in campo risorse ed esperienze che spesso non siamo in grado di valorizzare.

Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia.

La sfida della crisi climatica può essere l’occasione per mettere in movimento il nostro Paese in nome di un futuro comune e migliore.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 24 gennaio 2020 sul sito online “greenreport.it”)

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