Ma che bel giardino

 

In questi giorni di riposo forzato abbiamo approfittato per prenderci del tempo utile alla riflessione.

Siamo giardinieri ed arboricoltori (Manifrà), lavoriamo principalmente nei contesti urbani romani.

Lo studio dei sistemi naturali è per noi la bussola per l’agire quotidiano.

Il nostro cruccio maggiore è quello di dover affrontare il tema del verde e della sua cura quasi sempre partendo dal concetto di disservizi piuttosto che da quello, ben più evidente, dei servizi che lo stesso produce.

Un ramo che invade la proprietà, un prato incolto, radici che sollevano strade, un albero pericoloso.

Il verde è forse un pericolo cui sedicenti giardinieri devono continuamente tener testa?

Pulire ridurre abbattere?

A questo si riduce una professione tanto ricca di conoscenze teoriche e spirito pratico?

Il verde urbano nelle sue varie forme offre una estesa gamma di servizi eco-sistemici che val la pena di accennare: produzione agricola urbana; supporto per gli insetti impollinatori, per gli uccelli, per tutti gli organismi utili al mantenimento della fertilità dei suoli; regolazione clima locale; parziale attenuazione degli effetti del cambiamento climatico su scala locale; mitigazione eventi climatici estremi; cattura carbonio; rimozione inquinanti nell’aria e nel suolo; riduzione inquinamento acustico; supporto al ciclo del carbonio e dell’azoto; riduzione erosione dei suoli e regolazione flussi idrici; valore artistico sociale ricreativo.

Quantità e qualità di tali servizi dovrebbero convincere ogni cittadino, amministratore, proprietario, imprenditore a far sì che il verde nelle sue varie forme circondi ogni spazio urbano.

Se crediamo al significato più profondo della relazione dell’uomo con l’ambiente, alla lezione che lo studio dei sistemi naturali ci consegna, dobbiamo cambiare radicalmente modo di occuparci del verde in città.

Sperimentare, osare, attendere con pazienza le suggestioni che le specie e il loro libero consociarci possono suggerirci.

Liberarci dalle strette visioni del giardino-ad-una-dimensione: il giardino pulito asettico anti-ecologico.

Al contrario, abbiamo bisogno di tuffarci nelle pratiche della solidarietà inter-specifica, di quella che Donna Haraway chiama giustizia sperimentale.

FORMULIAMO QUI ALCUNE PROPOSTE concrete che guideranno la nostra ricerca nei giorni che seguiranno la fine dell’epidemia.

Nel farlo seguiremo la traccia dei servizi eco-sistemici che sopra abbiamo elencato dividendo la nostra area di interventi in quattro grandi aree.

Lo faremo calati come siamo nella realtà territoriale romana, dove gli aspetti critici sono ancora molti e da risolvere con grande urgenza.

ORTI URBANI.

L’espansione delle aree agricole al di fuori dei contesti urbani ha prodotto storicamente nell’agricoltura alcune e significative criticità.

La propensione a creare monoculture intensive, l’uso scriteriato di fertilizzanti NPK e insetticidi responsabili della spirale di perdita di fertilità dei suoli e della tragica sparizione degli insetti, l’alterazione del ciclo dell’acqua, l’aumento dell’erosione dei suoli. Il deserto agricolo.

L’Italia nella sua peculiarità geografica e culturale ha visto tuttavia crescere negli anni una diffusa sensibilità per un modo di fare agricoltura differente, attento ai contesti locali, alla biodiversità, agli aspetti sociali, alla qualità del cibo.

È auspicabile che le esperienze diffuse sui territori nel prossimo futuro aumentino il proprio raggio di azione.

Gli orti urbani da questo punto di vista rappresentano uno snodo culturale fondamentale.

La questione è intimamente intrecciata con tutti gli altri aspetti di cura e gestione del verde in città.

Nella progettazione di nuovi spazi verdi è di fondamentale importanza trovare una giusta dimensione all’orto, la cui progettazione cura e mantenimento oltre a fornire buon cibo può rappresentare una grande fonte di lavoro e socialità.

Il tutto, in contesti meno inquinati di oggi, con la riduzione drastica del traffico veicolare.

Per ogni giardino un orto.

Per ogni parco di medie a grandi dimensioni una zona coltivata ad orto e frutteto.

Si può fare.

GESTIONE, PROGETTAZIONE E CURA AREE A PRATO NEI CONTESTI PRIVATI E PUBBLICI.

Dagli anni ottanta in poi i prati hanno subito in Italia una tragica moda.

Quella del cosiddetto «prato inglese».

L’approccio, di origine culturale nordamericana, prevede la fornitura di miscugli di sementi che si riducono a pochissime specie.

Il risultato è un tappeto verde senza fioriture che produce una quantità di costi e sprechi idrici incomprensibili.

Con durata limitata e condizionata all’utilizzo di fitofarmaci selettivi per il contenimento delle specie considerate infestanti.

Il sistema non funziona, riduce drammaticamente la biodiversità e tutti i servizi eco-sistemici che un prato naturale è in grado di fornire.

Per questo caldeggiamo l’utilizzo e il mantenimento di un prato naturale ad alta funzionalità ecologica.

È possibile differenziare all’interno di un giardino o parco di medie/grandi dimensioni alcune aree a taglio (mulching) frequente con altre da lasciare «incolte» con 1-2 tagli annui.

I risultati possono essere straordinari in termini di ornamentalità e funzioni ecologiche.

Fioriture straordinarie da mappare anno dopo anno permetteranno di goderne la bellezza primaverile mantenendo al contempo delle aree fruibili.

Le successioni vegetazionali guideranno le scelte.

La necessità di irrigazione sarà quindi limitata, elemento questo assai importante considerando anche l’assurda abitudine di irrigare con acqua potabile.

Negli ambiti più piccoli, giardini di piccole dimensioni, si possono profilare almeno due alternative al tragico prato inglese.

Una gestione a prato naturale con tagli frequenti con la contestuale messa a dimora di piccoli arbusti e piante erbacee dalle gradevoli fioriture.

Questo permetterà di spostare l’accento ornamentale sugli arbusti, riducendo anche in questo caso l’irrigazione e i trattamenti necessari.

Peraltro, anche nel periodo più secco il contrasto tra le trame fogliari degli arbusti e il prato «secco» non sarà più un problema, rendendo l’ambiente armonioso.

In alternativa sarà possibile mettere a dimora alcune specie erbacee a ridottissime esigenze idriche, la Lippia nodiflora su tutte, un prato calpestabile fiorito interessante.

GESTIONE PROGETTAZIONE E CURA ALBERI E ARBUSTI NEI CONTESTI PRIVATI E PUBBLICI

Il patrimonio verde della città di Roma rischia una pericolosa regressione.

Il Pinus pinea è attaccato da qualche anno da un pericoloso insetto, Toumeyella parvicornis, che ne minaccia fortemente la sopravvivenza.

Tagli drastici, scarsa conoscenza delle caratteristiche botaniche e fisiologiche, mancanza di lungimirante progettazione possono essere un grave pericolo per il mantenimento della biodiversità urbana.

Alcune incaute scelte compiute nel passato hanno comportato la crescita di alberi in contesti poco idonei, si è ridotta la diversità di specie e si è mantenuto uno stile di potatura che non è neppure definibile potatura.

A Roma serve un vasto piano di forestazione.

Lecci sughere roverelle ornielli biancospini bagolari aceri, tra gli altri, sono degli esempi di specie da riutilizzare.

Quanto alle potature degli alberi il tema andrebbe affrontato con determinazione impedendo capitozzature (taglio drastico dei cimali) e rispettando l’architettura propria di ogni specie.

Ogni potatura deve avere un progetto ed un obiettivo proiettato nel medio-lungo termine.

Non esistono potature obbligatorie.

Inoltre pensiamo che andrebbero reintrodotte siepi perimetrali ad alta funzionalità ecologica (pruneto spinacristi biancospini viburni lentischi terebinti).

La reintroduzione di specie autoctone è auspicabile assieme all’utilizzo di piante resistenti alla siccità, mellifere, efficaci per la schermatura dai rumori, con fioriture scalari.

Per favorire una buona fertilità nei suoli è necessario dismettere l’inutile pratica della rimozione di lettiera.

Le foglie cadute hanno una funzione nutritiva fondamentale, sono pacciamatura gratuita che può essere gestita senza compromettere la fruibilità di un giardino.

TETTI VERDI

È dimostrato scientificamente quanto l’utilizzo di coperture verdi sugli edifici aiuti a tenere più freschi gli stessi durante le sempre più frequenti ondate di calore.

I vantaggi sono importanti anche per trattenere le acque piovane, soprattutto in considerazione della quantità di mm di acqua che si riversano in città durante le famigerate bombe d’acqua.

Una buona progettazione pensile può far risparmiare i costi annuali dei condomini.

Molte città nel mondo si stanno dotando di servizi di questo tipo.

A Roma siamo ancora indietro.

Esistono soluzioni efficaci per le varie situazioni, drenaggio ed isolamento, quantità di acqua necessaria, tipo di vocazione nella scelta delle specie.

I tetti verdi sono il futuro, val la pena iniziare a progettarli.

Vogliamo provare a seminare buone pratiche, affinché questi appunti siano uno dei tasselli per la riconversione ecologica delle città, con l’auspicio che il verde ne sia uno dei punti fondanti

* del tim di Manifrà

(Articolo di Marco Ascione, pubblicato con questo titolo il 9 aprile 2020 su l’ “Extraterrestre”  allegato al quotidiano “il manifesto” di pari data)

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