Cina, il pangolino rimosso dalle liste della medicina tradizionale

 

Buone notizie per il timido pangolino.

L’animale più trafficato illegalmente al mondo, dato che ogni cinque minuti un pangolino viene catturato e avviato verso il mercato nero a causa delle sue preziose squame di cheratina, potrebbe forse riuscire a salvarsi dal suo triste destino.

Secondo il Wwf sono circa 200 mila i pangolini che vengono consumati ogni anno in Asia, sia per le loro scaglie sia per la loro carne.

Tutto ciò nonostante il commercio di tutte e otto le specie di pangolino sia vietato dalle leggi internazionali e tre delle quattro specie originarie dell’asia siano incluse nella lista rossa dell’unione internazionale per la conservazione della natura (iucn) come in pericolo critico di estinzione“.

Ma nei giorni scorsi la Chinas National Forestry and Grassland Administration ha annunciato che il livello di protezione del pangolino è salito dalla seconda alla prima classe, lo stesso livello di protezione del panda.

Le sue scaglie sono state, di conseguenza, rimosse dall’elenco ufficiale dei preparati per la medicina tradizionale cinese.

Anche altri prodotti, per esempio alcuni a base di feci di pipistrello, sono stati rimossi.

Nella medicina tradizionale cinese le squame di pangolino sono richiestissime e utilizzate in diversi modi, perfino per curare il cancro, sebbene non ci sia alcuna valenza scientifica su questo.

Il fatto che i prodotti a base di pangolino non siano più nelle liste della medicina tradizionale cinese potrebbe essere dunque un importante passo in avanti nella lotta per la conservazione. 

Notturni, tranquilli, questi mammiferi presenti in Asia e Africa e valutati a seconda delle sottospecie  come vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico di estinzione, negli ultimi anni sono stati al centro di una escalation di catture e uccisioni per alimentare il mercato delle scaglie e della carne.

Spesso catturati in Africa, via Camerun o Nigeria hanno raggiunto i porti asiatici da dove poi vengono commercializzati.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a sequestri milionari di enormi partite di scaglie, ma da quando è scoppiata la pandemia da Covid-19 la sorte del pangolino è inaspettatamente cambiata.

Durante una conferenza della South China Agricultural University, prima ancora della pubblicazione ufficiale di ricerche scientifiche, il pangolino è stato di recente collegato geneticamente al possibile spillover (e poi successivamente indicato come animale ospite del salto da pipistrello a uomo), balzando così al centro delle cronache sull’ipotetica diffusione della pandemia. 

Solo in un secondo momento, almeno per quanto si è appreso finora, è stato riconosciuto che probabilmente il pangolino non ha nulla ha a che fare con l’animale ospite.

La sola associazione dell’animale al coronavirus Sars-CoV2 ha però permesso una nuova presa di coscienza sullo stato di conservazione di questo animale.

Tanto che la stessa Cina, responsabile per il commercio di migliaia di pangolini, ha deciso ora di porre fine (almeno ufficialmente) al traffico illegale e il consumo di questi animali.

(Articolo di Giacomo Talignani, pubblicato con questo titolo il 10 giugno 2020 sul sito online del quotidiano “la Repubblica”)

 

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