Inquinamento atmosferico, rumore e caldo estremo, nell’Ue colpiti i più vulnerabili. Italia tra i peggiori

 

Mentre l’European environment agency (Eea) presentava il rapporto  “Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe” che evidenzia  «gli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. La distribuzione di queste minacce ambientali e il loro impatto sulla salute umana rispecchiano fedelmente le differenze di reddito, disoccupazione e livelli di istruzione in Europa», il nostro ministero dell’ambiente annunciava che da oggi entra nel vivo il lavoro del tavolo sulla qualità dell’aria che ha raccolto negli scorsi mesi le proposte delle regioni della Bacino Padano, la zona d’Italia più colpita dall’emergenza smog.

Il ministro dell’ambiente Sergio Costa ha detto: «Ricordiamo che siamo in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria: 90 mila morti premature all’anno dovute allo smog.

E’ inaccettabile. Per questo al tavolo parteciperà anche il ministero della salute, perché i due dicasteri devono lavorare insieme per trovare soluzioni condivide ed efficaci».

E dal rapporto Eea arriva la conferma della maglia nera all’Italia per lo smog, anche se siamo in cattiva e numerosa compagnia: «L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)».

Costa evidenzia che «come governo abbiamo già predisposto delle misure per poter cambiare il paradigma ambientale ed economico del Paese, dalle misure in Bilancio per la mobilità elettrica, ad iniziative promosse proprio dal ministero dell’Ambiente: stanziamenti per la mobilità elettrica nei parchi, fondi per le aree verdi nelle strutture sanitarie e l’ampliamento del fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche come scuole, palestre e ospedali».

Il ministero dell’Ambiente poi ha stipulato due protocolli operativi sulla qualità dell’aria con la regione Lazio e Umbria, per le aree maggiormente colpite dall’inquinamento atmosferico: area metropolitana di Roma e Valle del Sacco per il Lazio e la zona di Terni per l’Umbria, stanziando fondi e predisponendo misure per realizzare una mobilità sostenibile e ridurre il traffico veicolare.

Il commissario europeo all’ambiente, Karmenu Vella, ricorda che «la Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, la nostra è un’Europa che protegge.

Il modo migliore per mettere alla prova questo principio è studiare come tutelare i più vulnerabili, i deboli e gli indifesi.

L’European environment agency merita apprezzamento per questa relazione che esamina come i poveri, gli anziani e i giovanissimi siano le persone più a rischio a causa della scarsa qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme.

Questa relazione supporta i nostri sforzi per garantire che la nostra sia un’Europa che protegge tutti».

Il direttore esecutivo dell’Eea, Hans Bruyninckx, ha aggiunto: «Nonostante il successo altamente significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente, sappiamo che in tutta l’Ue si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo»

Il rapporto Eea sottolinea che «sebbene la politica e la legislazione dell’Ue negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono» e  sottolinea «la necessità di un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e di interventi più incisivi a livello locale per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale».

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e acustico, dal rapporto emerge che «le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche.

Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2».

L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze.

L’analisi ha riscontrato che «esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati».

Il cambiamento climatico ha duramente colpito l’Europa con ondate di caldo e temperature estreme e il rapporto evidenzia che anche qui il nostro è uno dei Paesi più a rischio «le aree dell’Europa meridionale e sudorientale sono maggiormente esposte alle alte temperature.

Molte regioni di Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono, inoltre, caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa.

Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute».

All’estremo opposto c’è il freddo: «In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda a causa della scarsa qualità degli alloggi e del costo dell’energia; di conseguenza, si continuano a registrare malattie e decessi associati all’esposizione alle basse temperature».

L’Eea dice che, se si guarda all’Unione europea nel suo insieme, «ha compiuto progressi significativi negli ultimi decenni in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico e gli Stati membri hanno attuato varie politiche europee per migliorare l’adattamento al cambiamento climatico.

La politica regionale dell’Ue ha dimostrato di avere apportato un efficace contributo nell’affrontare le disuguaglianze sociali ed economiche».

Il rapporto illustra anche le buone pratiche in atto in alcune Regioni e Comuni per rdurre l’impatto dei rischi ambientali sulle persone più vulnerabili: «Una migliore pianificazione territoriale e una migliore gestione del traffico stradale, come, ad esempio, l’introduzione di zone a basse emissioni nei centri urbani, contribuiscono a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico e acustico nelle zone in cui vivono gruppi socialmente vulnerabili; anche il divieto di alcuni combustibili per il riscaldamento domestico, come il carbone, porta ad un miglioramento della qualità dell’aria nelle zone caratterizzate da un reddito basso.

Tuttavia, deve essere associato a sovvenzioni per il passaggio a soluzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito; tra gli esempi di iniziative volte a proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada si possono citare le barriere antirumore e le strutture di protezione nelle aree gioco all’aperto; molte autorità nazionali e locali hanno messo in atto piani d’azione al fine di migliorare la risposta alle emergenze in aiuto ad anziani e ad altri gruppi vulnerabili durante le ondate di calore o le punte di freddo intenso.

Tali piani sono spesso integrati da iniziative comunitarie o del settore del volontariato; l’adattamento al cambiamento climatico aiuta a prepararsi ad affrontare ondate di calore sempre più frequenti ed estreme.

In particolare, prevedere più spazi verdi contribuisce ad abbassare la temperatura nei centri urbani, apportando, al contempo, benefici per la salute e la qualità della vita dei residenti».

L’Eea conclude: «L’inquinamento e altri pericoli ambientali rappresentano un rischio per la salute di tutti, con tuttavia un impatto maggiore su alcune persone a causa della loro età o del loro stato di salute.

Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione incidono ulteriormente sulla capacità delle persone di evitare questi rischi o di farvi fronte».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 5 febbraio 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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