Clima, Onu: «Non c’è un piano B. I giovani ci mostrano la via e l’avvenire è adesso»

 

Il 25esimo rapporto “WMO Statement on the state of the global climate in 2018” è stato presentato all’High-Level Meeting – Climate and Sustanaible Devlopment for All  che si è tenuto a New York e il segretario generale dell’Onu António Guterres, ha detto che «i dati divulgati nel presente rapporto sono molto preoccupanti.

Gli ultimi 4 anni sono i più caldi mai repertoriati e la temperatura media sulla superficie del globo nel 2018 è stata superiore di circa 1° C ai valori preindustriali.

Questi dati confermano che è urgente agire per il clima, come ha sottolineato recentemente l’Intergovernmental panel on Climate change (Ipcc) nel suo Special report on the impacts of global warming of 1.5° C.

L’Ipcc sostiene che la limitazione del riscaldamento globale a 1,5° C richiederà transizioni rapide e di ampia portata nella pianificazione dell’utilizzo del suolo, nell’energia, industria, costruzioni, trasporto e pianificazione urbana; le emissioni globali nette delle emissioni di biossido di carbonio antropogenico (CO2) dovranno essere ridotte del 45% circa rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030 e raggiungere il “net zero” delle emissioni nel 2050. Non è più tempo di tergiversare».

Guterres ha confermato che convocherà per  il 23 settembre un Climate Action Summit a livello di Capi di Stato e lo State of the Climate report farà parte del contributo della Wmo a questo summit e il segretario generale della World meteorological organization (Wmo), Petteri Taalas presiederà lo Science Advisory Group.

María Fernanda Espinosa Garcés ha evidenziato che «come presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tengo particolarmente a sottolineare le ripercussioni del cambiamento climatico sulla nostra capacità di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, così come la necessità di tenere in considerazione nella loro totalità le conseguenze socio-economiche delle condizioni meteorologiche estreme che colpiscono sempre più duramente i Paesi di tutto il mondo.

Questo rapporto molto attuale rappresenta un prezioso contributo agli sforzi che dispieghiamo per attirare l’attenzione della comunità internazionale su questa problematica».

La Espinosa Garcés ha convocato l’High-Level Meeting – Climate and Sustanaible Devlopment for All per ribadire che  è necessario ascoltare le centinaia di migliaia di giovani mobilitati nel mondo per reclamare delle risposte immediate al disastro climatico squadernato dal rapporto Wmo.

La presidente dell’Assemblea generale dell’Onu ha detto che i giovani «appartengono all’ultima generazione che può evitare di causare danni irreparabili al pianeta. I loro messaggi sono chiari e diretti: “non c’è un pianeta B”, “Il momento di salvare il pianeta è arrivato”.

Non ascoltarli è un errore, proprio come credere che disponiamo di molto tempo».

La Espinosa ha sottolineato «l’urgenza di agire» e ha ricordato che l’ultimo rapporto Ipcc «ha suonato l’allarme sull’ampiezza e l’irreversibilità di questo fenomeno».

Portando come drammatica prova il Ciclone Idai che ha devastato Mozambico, Malawi e Zimbabwe: «Una delle peggiori catastrofi meteorologiche della storia dell’Africa.

Questi sono solo i segni premonitori di quel che dobbiamo evitare».

Poi la presidente dell’Assemblea generale dell’Onu ha rinnovato il suo appello affinché «il 2019 sia l’anno dell’azione climatica a tutti i livelli e con tutti i protagonisti.

Perché ciascuno al suo livello può migliorare la sua impronta di carbonio attraverso la scelta degli alimenti consumati, dei vestiti, dei mezzi di trasporto e dei rifiuti prodotti.

Abbiamo bisogno di un cambiamento sistemico.

Una crescita economica in armonia con la natura è possibile  a condizione di modificare i modi di produzione e consumo e di evitare gli sprechi e gli eccessi».

Poi ha puntato il dito contro «il paradosso di vedere 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecate ogni anno, mentre circa 2 miliardi di persone soffrono la fame o la malnutrizione. Inoltre, l’aumento della produzione agricola deve andare di pari passo con delle misure di conservazione delle foreste, polmone del mondo, che assorbono ogni anno l’equivalente di 2 miliardi di tonnellate di CO2».

Sottolineato che «la battaglia per la sostenibilità si gioca anche nelle città, dove sono prodotte il 70% delle emissioni di anidride carbonica. Bisogna impegnarsi perché il 2020 sia l’ultimo anno di aumento di queste emissioni causate dall’attività antropica».

Per questo ha chiesto «maggiore cooperazione e trasferimento di tecnologia».

La Espinosa ha poi messo in rilievo «la profonda interdipendenza tra l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Meglio che si rafforzino mutualmente, perché senza azione climatica non è possibile nessun programma di sviluppo sostenibile.

Un’azione climatica audace presenta anche dei grandi vantaggi economici.

Da solo, il settore dell’energia sostenibile potrebbe creare circa 18 milioni di posti di lavoro.

Nello stesso tempo, il costo dell’inazione è valutato a 2 miliardi di dollari all’anno, oltre agli impatti sulla salute e il benessere delle popolazioni.

Il numero delle persone che vivono in povertà a causa degli effetti dei cambiamenti climatici, stimato in 26 milioni all’anno, potrebbe essere ridotto.

E’ importante anche ridurre il numero di profughi climatici che nel 2018 ha raggiunti circa i 2 milioni. Quindi, è essenziale un approccio integrato per far progredire l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi».

Dopo aver annunciato una serie di iniziative di alto livello sul riscaldamento globale, la Espinosa ha concluso invitando ad affrontare i cambiamenti climatici nel quadro di un approccio intergenerazionale: «Il ruolo dei giovani come agenti del cambiamento è centrale.

E’ una questione di sopravvivenza per tutti, senza eccezioni.

L’umanità è al bivio del cammino ed è arrivato il momento di decidere quale strada vogliamo prendere.

Il multilateralismo e la cooperazione sono i nostri migliori strumenti».

Anche Guterres ha evidenziato che «i cambiamenti climatici che si producono ci colpiscono tutti.

Ogni settimana porta un nuovo esempio di devastazione legata al clima e nessun Paese è al riparo.

Ad essere più colpite sono le popolazioni più povere e più vulnerabili.

I miei pensieri vanno alle centinaia di migliaia di persone colpite dal recente ciclone Idai in Mozambico, Malawi e Zimbabwe.

Fenomeni come questo sono sempre più frequenti, il loro impatto è sempre più forte e la situazione non farà che peggiorare se non agiamo immediatamente.

I cambiamenti climatici mettono in pericolo decenni di progresso mirante ad assicurare uno sviluppo sostenibile, soprattutto in materia di lotta contro la povertà.

Tuttavia, la lotta contro i cambiamenti climatici rappresenta anche un’occasione per consolidare e accelerare le conquiste realizzate per rafforzare la salute pubblica e la sicurezza delle nazioni.

Non abbiamo nessuna scusa per non agire.

Sosteniamo l’agenda 2023 per lo sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi sul clima.

Abbiamo bisogno di azione, di ambizione e di volontà politica.

Chiedo agli Stati membri di fare in modo che il piano di lavoro dell’United Nations framework convention on climate change adottato nel dicembre scorso a Katowice, in Polonia, possa raggiungere il suo pieno potenziale».

Guterres ha ricordato che il 23 settembre a New York ci sarà il Climate Action Summit  e ha detto: «Non venite con un discorso, venite piuttosto con un piano, perché possiamo impegnarci  una volta per tutte su una strada sostenibile.

Chiediamo agli Stati di dimostrare come potranno arrivare a una riduzione dei gas serra del 45% nel corso del prossimo decennio e a delle emissioni globali zero nel 2050, come richiede la scienza.

Se la green economy rappresenta il futuro, dobbiamo assicurarci di non lasciare nessuno indietro, in particolare le donne. 

A questo riguardo, il Climate Action Summit, che riunirà dei rappresentanti dei governi, del settore privato e della società civile, metterà l’accento sulla transizione energetica e gli investimenti nella green economy. 

Mentre sempre più governi e città comprendono che delle soluzioni climatiche hanno il potenziale per rafforzare l’economia e la protezione ambientale, occorre uno slancio più grande in favore del cambiamento.

Le iniziative potrebbero provenire da una serie di settori come l’energia, l’agricoltura sostenibile, le foreste e gli oceani e la resilienza agli impatti climatici.

Le tecnologie rinnovabili stanno già fornendo energia a un costo inferiore rispetto al combustibile fossile che guida l’economia».

Il segretario generale dell’Onu ha concluso: «Nonostante questi progressi, devono essere prese misure molto più radicali.

Questo significa porre fine alle sovvenzioni per i combustibili fossili e all’agricoltura ad alta emissione e insostenibile, e spostarsi verso energie rinnovabili, veicoli elettrici e pratiche climate smart.

Significa un prezzo del carbonio che rifletta il costo reale delle emissioni, dal rischio climatico ai rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico, e significa accelerare la chiusura delle centrali a carbone, fermare i piani per nuovi impianti, e sostituire quei lavori con alternative più sane, quindi una trasformazione che sia giusta, inclusiva e redditizia.

Per farlo, occorre un’azione multilaterale che metta insieme i governi del mondo.

I giovani ci mostrano la via  e l’avvenire è adesso».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 29 marzo 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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