Entro la fine del secolo gli uragani del Mediterraneo saranno più forti

 

Secondo il nuovo studio “Potential Increase in Hazard From Mediterranean Hurricane Activity With Global Warming”, pubblicato su Geophysical Research Letters da un team di ricercatori spagnoli e statunitensi e da Salvatore Pascale e Gabriele Vecchi del Department of Geosciences della Princeton University,  entro la fine del XXI secolo tempeste con la potenza di uragani potrebbero colpire con molta più forza il Mediterraneo, salendo fino alla categoria di rischio 1.

Anche se  si prevede che in futuro i “medicanes”, i cicloni mediterranei di tipo tropicale, dovrebbero essere meno frequenti, svilupperanno una struttura più robusta, simile a quella di un uragano, e dureranno più a lungo, con venti più forti e con più pioggia.

Secondo lo studio, il cambiamento nei medicanes e nelle tempeste mediterranee «inizierà ad emergere alla fine del secolo, dal 2081 al 2100, con tempeste più forti che faranno la loro comparsa in autunno».

Su GeoSpace, Lisa Lester spiega che «i medicanes si presentano nel Mediterraneo quando un ciclone extratropicale prende vita nel bacino marino e si trasforma in una tempesta tropicale simile a un ciclone, con una struttura simmetrica e nuvole convettive che circondano un nucleo caldo e un occhio al centro».

I cicloni tropicali vengono chiamati uragani nell’Atlantico e tifoni nel Pacifico a ovest della linea di cambio di data internazionale.

Attualmente, i medicanes dell’intensità di una depressione tropicale o più forti si verificano poche volte all’anno, ma raramente raggiungono la forza di un uragano di categoria 1. 

Le depressioni tropicali hanno una velocità del vento massima di 63 chilometriall’ora.

Il principale autore dello studio, Juan J. González-Alemán dell’universidad de Castilla-La Mancha spiega a sua volta che «nella loro fase matura, i medicanes sono simili agli uragani nei Caraibi. Probabilmente, anche in uno scenario climatico intermedio, vedremo una frequenza inferiore di queste tempeste, ma quando si verificheranno, avranno una maggiore possibilità di raggiungere la Categoria 1.

Con i cambiamenti climatici, altri studi hanno previsto un aumento dell’intensità delle tempeste nel Mediterraneo, ma il nuovo studio è il primo ad utilizzare un global coupled model, che combina modelli di circolazione atmosferica e oceanica.

L’inclusione dei processi oceanici nel modello è importante per una rappresentazione realistica dei medicanes.

Il nuovo modello è più robusto e analizza l’intensità delle precipitazioni, la tropicalità e gli indici di dissipazione di potenza delle tempeste future».

La tropicalità è un indicatore di come la struttura di una tempesta sia simile a un uragano e la dissipazione di potenza descrive il suo potenziale di distruzione. 

Il nuovo studio prevede che nel prossimo secolo sia la tropicalità che la dissipazione di potenza aumenteranno di magnitudo. González.

Fa notare che «il modello non può scartare la possibilità che le tempeste possano arrivare alla Categoria 2, sebbene il risultato principale sia  forti tempeste di Categoria 1».

Una tempesta tropicale diventa un uragano di categoria 1 quando i venti superano i 119 chilometri all’ora e di categoria 2 a 154 chilometri all’ora.

González  conclude: «Il Mar Mediterraneo è sovra-popolato, quindi anche se sono più piccoli degli uragani caraibici, l’impatto sulla società dei medicanes potrebbe essere peggiore. 

Hanno un’alta probabilità di impattare sulle persone e sugli interessi economici della società».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 15 febbraio 2019 sul sito online “greenreport.it”)

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